RASSEGNA STAMPA

6 GENNAIO 2002
DONATO MASCIANDARO
Quando la Banca è verde

Una serie di studi sul comportamento degli istituti e il sistema dei valori della società

Finanza ecologica: forse occorre coniare una nuova espressione per racchiudere in un unico ambito l'interesse crescente che suscitano i rapporti tra la banca e le altre imprese finanziarie, da un lato, e l'ambiente in cui tali soggetti operano, dall'altro, ove il termine "ambiente" deve essere inteso come "tutto ciò che è intorno": la natura, i luoghi ma anche le persone e i loro valori.

Sempre più spesso si parla di "sostenibilità finanziaria", o "finanza verde", quando le scelte allocative vengono influenzate da considerazioni legate all'impatto sulle risorse naturali. Nel contempo cresce la sensibilità per la "finanza socialmente responsabile", o "finanza etica", che mette in luce la possibilità che le scelte di portafoglio delle famiglie e/o le decisioni di finanziamento degli investimenti siano guidate da precisi sistemi di valori. Un recente volume di Laura Vigano ("La banca etica", Bancaria Editrice, Roma 2001, pagg. 216, € 20,00), si occupa proprio delle esperienze in Italia e all'estero di banche che rendono esplicito il ruolo del proprio sistema valoriale. Tali banche vengono opportunamente definite "alternative", termine come vedremo più corretto rispetto al più usato, e accattivante, di "banca etica".

Si sviluppa in parallelo la "contabilità sociale" delle banche - oggetto di specifiche pubblicazioni da parte dell'Abi - che prevede la redazione di un vero e proprio bilancio dell'effetto che l'attività dell'impresa bancaria ha con i diversi soggetti (azionisti, dipendenti, clienti, fornitori, Stato) con cui entra in contatto. Infine, non dimentichiamo l'attenzione all'"integrità finanziaria", intesa come impermeabilità dei flussi finanziari ai rischi di distorsione provocati dalla presenza di comportamenti illeciti o criminali.

Ma la crescente "propensione ecologica" della finanza non piace a tutti. Taluni la riducono a semplice strategia di marketing. Talaltro la considera addirittura dannosa: David Henderson ("Misguided Virtue: False Notion of Corporate Social Responsibility", Institute of Economic Affairs, London 2001, £. 12,50) ritiene pernicioso che un'impresa, quindi anche una banca, si costruisca un'identità attenta alla responsabilità sociale, in quanto il dilatarsi della funzione obiettivo aziendale può avere due effetti indesiderati: una deresponsabilizzazione delle istituzioni pubbliche; un aggravio dei costi di produzione, quindi un innalzamento dei prezzi, a danno dei consumatori.

Le argomentazioni critiche di Henderson appaiono povere di sostanza; più interessante è invece chiedersi quale sia la reale robustezza, teorica e operativa, delle diverse espressioni della finanza ecologica.

Chi scrive è convinto che tutto il dibattito debba cercare le sue radici nell'analisi del rapporto tra agire finanziario e sistema di valori (o etica) del soggetto economico che di tale agire è responsabile. Occorre in primo luogo rompere il velo di una consolidata ipocrisia, che vede la possibilità di fare scelte finanziarie senza avere un'etica di riferimento. Tale ipocrisia, oltre che concettualmente falsa, offende chi professionalmente opera nella banca e nella finanza. Occorre piuttosto chiedersi che rapporto può esistere tra l'azione finanziaria e il sistema di valori soggettivo, e se esistono sistemi valoriali più o meno compatibili con un agire bancario e finanziario coerente con i principi dell'economia di mercato.

In un recente dibattito pubblico promosso dal Social Responsibility Board del Monte dei Paschi di Siena - che annovera, tra gli altri, membri della statura di Robert Solow, Amartya Sen e Dasgupta - è riemersa una possibile lettura del rapporto tra scelte della banca, economia di mercato, ed etica, già rilevata su queste pagine, che val la pena di ricordare. Anche perché è il contenuto del recente volume di Bernard Hodgson ("Economics as Moral Science", Springer, Berlin 2001, pagg 380, € 30,00), che prova a svolgere un tema crediamo cruciale per la riflessione economica e finanziaria.

Partendo dai fondamenti dell'analisi dell'equilibrio economico generale, è possibile individuare sistemi etici interni ed esterni rispetto a tale analisi. Vi è l'etica del mercato, messa in atto da quel banchiere che volontariamente persegue finalità coerenti con l'efficienza allocativa del mercato: trasparenza nei comportamenti, adesione alle regole formali a prescindere dall'entità della sanzione e dalla probabilità di essere scoperto in caso di violazione delle stesse, astensione dall'abuso di posizione dominante, scelte che favoriscono la pari opportunità di accesso agli scambi. Vi è poi un'etica del mercato sostenibile, quando il banchiere prova, allungando l'orizzonte temporale di riferimento, a rendere espliciti o a internalizzare taluni costi legati ai cosiddetti fallimenti del mercato, senza però tradire l'adesione ai suoi principi cardine. Esempio tipico è l'emersione del rischio di danno ambientale, con i relativi possibili effetti sulla redditività delle imprese o dei loro investimenti, e quindi sulla rischiosità riflessa per le banche o le assicurazioni di cui le aziende interessate solo clienti.

Poi vi sono le etiche esterne, o metaeconomiche, che possono essere caratteristiche dell'identità del banchiere, dell'intermediario o dello specifico strumento. In presenza di un'etica metaeconomica, l'allocazione delle risorse viene influenzata da quel sistema di valori: si pensi all'operare di un fondo etico di ispirazione cattolica, ovvero a un banchiere che avendo un'etica di tipo confessionale - musulmana piuttosto che induista - si fa guidare nell'allocazione del credito dal proprio credo. L'operare di un'etica metaeconomica non è necessariamente alternativa alla presenza di un'etica del mercato all'interno di uno stesso soggetto economico; in parallelo, però, non è detto che ci sia coerenza automatica tra le due etiche, per cui l'efficienza delle scelte compiute è tutt'altro che scontata. Infine, non va dimenticata la possibilità di intermediari "a-etici", in cui l'obiettivo è semplicemente - si fa per dire - la massimizzazione del profitto di breve periodo.

Dunque, ogni banca ha un suo sistema dei valori, esplicito o implicito, che può essere conveniente far venir fuori. Anche per esaltare una virtù innegabile di una autentica economia di mercato: la pari competizione tra modelli di impresa diversi. Il pluralismo di modelli etici è una ricchezza a cui una società aperta non deve rinunciare.
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