![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 30 DICEMBRE 2001 |
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Quando l'anatomia era rivoluzionaria
Nel
riservato dominio delle scienze mediche la nascita del libro a stampa ha dietro
di sé un cumulo multisecolare di incisioni e di papiri, di pergamene e di codici
manoscritti: dalla stele di Diorite con graffite le norme deontologiche del re
babilonese Hammurabi, ai papiri Ebers e Smith recanti la casistica clinica
degli Egizi del Regno Medio; dai superstiti di "biblia" alessandrini
del Corpus hippocraticum e agli "opera" di Galeno, agli "scripta
naturalis philosophiae" trascritti dai monaci amanuensi di Montecassino e
di Bobbio o tradotti dai siriani di Edessa e dagli arabi di Bagdad, Cordova e
Toledo. A voler generalizzare ancora di più, si ricorda che i libri della
rivelazione biblica e coranica sono comprensivi di passi il cui assemblaggio
potrebbe dar luogo a due distinti compendi di medicina pratica. Non a caso si
parla di "medicina della Bibbia" e di "medicina del
Profeta"; e in tal senso si può dire che il primo libro a stampa, la
Bibbia di Gutenberg (Magonza 1455), è anche un "libro di medicina".
Ma il primo
vero libro di medicina dato alle stampe in Italia fu il De medicina di
Aulo Cornelio Celso, edito a Firenze nel 1478 per i tipi dei Giunta. Lo
scorcio del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento vedevano fiorire con
la stampa anche la letteratura medica. Alla fioritura contribuiva soprattutto
Venezia, con le molte stamperie, alla quale la vicina Padova forniva sia la
manodopera intellettuale in grado di produrre testi autorevoli, ben tradotti e
ben chiosati, sia il pubblico universitario in grado di assicurarne un largo
consumo.
A Padova,
dal 1537, era explicator chirurgiae il ventitreenne medico fiammingo Andreas
van Wesel - Andrea Vesalio (1514-1564) - che nell'Università aveva anche
l'incarico di leggere anatomia e di praticare sezioni cadaveriche. Con un
lavoro assiduo, protrattosi per un quinquennio, Vesalio fece emergere dalla sua
pratica di chirurgo la sua teoria di anatomista, usando nell'una il coltello di
dissezione, nell'altra la forbice logica della verificazione-falsificazione.
Confutandola in oltre duecento punti, dimostrò falsa l'anatomia di Galeno. Al
tavolo anatomico scoprì fatti inconfutabili che non corrispondevano affatto a
quanto detto negli scritti galenici. Dalle proprie osservazioni e descrizioni
vide profilarsi la scoperta di un corpo nuovo .
Si trattò di
una vera "rivoluzione scientifica" che venne a trasformare una
"scienza naturale". La vista e la visione del corpo nuovo , cioè
l'osservazione e la concezione dell'oggetto dell'anatomia umana
"moderna", furono da Vesalio consegnate alle 663 pagine "in
folio" componenti i sette libri De humani corporis fabrica (Basilea
1543), manifesto del nuovo metodo anatomico e primo fondamento teorico-pratico
della medicina di oggi.
"È, in
effetti, uno dei più bei libri del mondo". Con questa frase, che possiamo
pienamente sottoscrivere, Jackie Pigeaud apre la sua prefazione alla sontuosa
ristampa anastatica dell'opera di Vesalio pubblicata da "Les Belles
Lettres", per i tipi di Nino Aragno editore (Torino 2001), nella collana
"Theatrum Sapientiae". La sua bellezza iconografica è dovuta al fatto
che i sette libri dell'opera furono (e sono) mirabilmente corredati da oltre
trecento illustrazioni dell'incisore-pittore fiammingo Jan Stephan van Calcar,
contemporaneo e amico dell'autore, nonché frequentatore a Venezia di Tiziano
Vecellio.
Accanto alla
bellezza figurativa, è grande la bellezza scientifica, cioè l'importanza del
contenuto, che Vesalio esprime con esemplare chiarezza ricavandolo dalla
propria esperienza e dallo studio accurato del "numero, posizione, forma,
grandezza, sostanza, connessione" di ogni parte anatomica e della sua
"connessione con le altre parti, utilità, funzione e moltissime altre
qualità".
Vesalio
riscattò l'anatomia dai dogmi di Galeno e dalle mani degli
"ignorantissimi barbieri". L'anatomia, scrive, "è pertinente ad
medicinae chirurgicae professionem" , è finalizzata all'esercizio della
clinica. Quel che oggi è ovvio, quattrocentocinquant'anni fa non lo era
affatto. Come medico "devo", scrive ancora, "non staccarmi dal
resto della medicina", poiché "ritengo non piccolo danno la divisione
particolareggiata delle discipline". Quando si delineava all'orizzonte l'incipiente
specializzazione della medicina e della scienza, la voce di Vesalio richiamava
all'unità del sapere.
Anche per questo l'opera di Vesalio "è uno dei più bei libri del mondo". La data della sua pubblicazione coincide con la data di pubblicazione dell'opera di un altro ex studente o ex studioso di Padova, Niccolò Copernico, autore dei sei libri De revolutionibus orbium coelestium (Norimberga 1543), nei quali non la terra, ma il sole è posto al centro dell'universo. All'anagrafe dei grandi eventi scientifici la "rivoluzione anatomica" antigalenica di Vesalio è registrata in significativa sincronia con la "rivoluzione astronomica" antitolemaica di Copernico. La rivoluzione macrocosmica, o della fabbrica dell'universo, coincise con la rivoluzione microcosmica, o della fabbrica del corpo umano .