RASSEGNA STAMPA

23 DICEMBRE 2001
PAOLO PASSARINI
La bella no-global

"Terza via" della protesta

PARLA L´ECONOMISTA INGLESE NOREENA HERTZ, GURU EMERGENTE DELLA NUOVA CONTESTAZIONE

Nonostante sia molto giovane, l´hanno già chiamata in molti modi: la "no-global della terza via", la "Naomi Klein inglese" e anche la "Naomi Klein carina". I riferimenti all´autrice di "No Logo" non sembrano dare alcun fastidio a Noreena Hertz, che la cita nel suo libro, l´ha incontrata una volta dopo una lunga corrispondenza in e-mail e dice di aver avuto con lei una piacevolissima cena in Germania. The silent takeover, uscito in italiano presso Carocci con il titolo letterale La conquista silenziosa, ha proiettato, suo malgrado, Noreena nel panteon dei guru del movimento "no-global". Mentre No Logo si occupava soprattutto degli effetti culturali della globalizzazione delle grandi marche, il libro della Hertz si preoccupa più degli aspetti politici: la sua tesi è che le grandi corporation multinazionali soppiantano il potere di stati e governi e pertanto svuotano il processo democratico. Ma Noreena, una ragazza allegra che insegna a Cambridge ed è nata da una coppia di "designer molto trendy" (espressione sua) negli anni di fuoco di Carnaby Street, non estremizza questa impostazione. La sua è una richiesta di regole e di governo, senza una reiezione radicale né del capitalismo né della globalizzazione in sé. Ed eccola che arriva sorridente in un posto scelto da lei, il luminosissimo "winter garden" del Landmark Hotel a Marylebone.

Noreena, gli attentati dell´11 settembre sembrano aver bloccato o frenato la spinta del movimento no-global. Non è così?

"Da qualche tempo i grandi meeting internazionali si svolgono in località esotiche, come Doha, o il prossimo sulle Rockies. Questo ha creato nuovi problemi al movimento. Poi può darsi che, soprattutto negli Stati Uniti, potesse suonare anti-patriottico criticare l´America dopo l´11 settembre. Vedremo presto cosa accadrà a Bruxelles, ma non vedo alcuna indicazione che il movimento no-global stia perdendo forza".

Non è che il terrorismo internazionale ha aperto delle contraddizioni in un certo antiamericanismo che è sicuramente un´anima del movimento no-global?

"Io penso che il movimento sia nato a Seattle per caso, perché il Wto si riuniva lì, non perché quello era territorio americano. Ma in un certo senso è vero. Parlo per me, naturalmente: io sono contro il capitalismo american-style. Questo però non significa necessariamente essere contro l´America. Al-Qaeda è contro l´America in quanto paese di infedeli che infetta il mondo, quello arabo soprattutto. Sono due idee molto diverse. Io non sono anticapitalista, io accetto l´idea che il capitalismo sia il mezzo più efficace per creare ricchezza. Solo critico la forma americana di capitalismo. D´altra parte non mi piace l´economia di stato. Mi ricordo che in Russia, nel 1992, l´unico divertimento nel posto dove stavo era un biliardo, ma le palle erano troppo larghe per le buche: ordinate da due fabbriche diverse. Ma a me non piace neppure il capitalismo versione Reagan-Thatcher, il fondamentalismo liberista. Perfino Adam Smith diceva che il capitalismo ha bisogno di un "night watchman", un guardiano notturno".

Che cosa ci faceva in Russia nel 1992?

"Ero appunto andata a spacciare capitalismo american-style per conto del Fondo Monetario Internazionale. Ero consulente presso il governo russo. E lì ebbi la mia epifania. Le ricette del Fondo creavano disastri: fabbriche e intere comunità destinate a sparire senza che nessuno si preoccupasse delle conseguenze".

Il cosiddetto "vangelo del Fondo" è stato criticato da molti. Ma, nello stesso tempo, non è forse vero che la realizzazione di un capitalismo regolato su scala globale richiede istituzioni sovrannazionali più forti, piuttosto che più deboli?

 "Io credo nelle istituzioni sovrannazionali. Abbiamo bisogno di una "governance" globale. Servirebbero istituzioni sovranazionali per tutelare molti più campi di ora, ambiente, diritti umani... Noi siamo cittadini globali, ormai".

E non c´è una contraddizione tra sostenere questo e appoggiare le manifestazioni contro il Wto?

"Il Wto è un obiettivo legittimo, perché tuttora dominato dagli interessi di un occidente protezionista che cerca di imporre ai paesi in via di sviluppo l´abbandono del protezionismo..."

Cioè, lei è contro le politiche del Wto, non contro la sua esistenza in sé... "Certo. Del resto, io non sono neppure contro la globalizzazione in sé, perché mi rendo conto che i paesi che ne sono rimasti fuori sono diventati più poveri. Io non sono per la distruzione, io sono una riformista. Il mio obiettivo è riformare l´agenda politica per rendere più giusta e più democratica la società".

Immagino che lei si consideri più a sinistra di Tony Blair. Anche lei lo vede come una specie di thatcheriano travestito?

"La cosa che non mi convince nella retorica della Terza Via è l´idea che non c´è scambio, cioè la pretesa di far credere alla gente, per esempio, che è possibile avere un´assistenza sanitaria migliore senza pagare più tasse. Da questo punto di vista, devo ammettere che il discorso di Blair all´ultimo congresso del Labour mi è sembrato annunciare un miglioramento". Sta forse diventando blairiana? "Uhm, troppo presto per dirlo".
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