![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 21 DICEMBRE 2001 |
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Morto il rigoroso accademico napoletano
Il 9
novembre è scomparso Giuseppe Martano, professore emerito dell'Università di
Napoli, città dov'era nato (nell'ottobre del 1912) e si era laureato prima in
giurisprudenza e poi in filosofia.
Docente e
preside in vari licei, vince nel 1961 la cattedra di Storia della filosofia
antica: la prima in Italia. Viene quindi chiamato all'Università di Napoli
dove, nel '74, passa alla cattedra di Storia della filosofia, che detiene fino
al 1982. Autore di circa trecento lavori, pubblica tra l'altro, nel '61,
l'aggiornamento della parte III, volume VI dello Zeller-Mondolfo, La filosofia
dei Greci nel suo sviluppo storico, ed è vincitore nel 1953 del premio del
ministero della Pubblica istruzione per le Scienze filosofiche con il volume
L'uomo e Dio in Proclo (ed. Giannini, Napoli 1974). È già stato redattore di
manuali di storia della filosofia e di storia della scienza quando fonda nel
1991 la rivista Discorsi. Ricerche di Storia della Filosofia, che dirige fino
al 1991 con un impegno e una vitalità che non verranno meno neppure negli anni
della sua operosa vecchiaia.
Apparteneva,
Giuseppe Martano, a quella generazione cresciuta negli anni Trenta che percorse
l'intero Ventesimo secolo, visse il secondo conflitto mondiale e la
ricostruzione, la guerra fredda e la caduta del muro di Berlino, il dominio
delle ideologie e la fine delle ideologie, il nazionalismo e la
globalizzazione, lo stato etico e il libero mercato. Una generazione
particolarmente travagliata, provata non solo dagli eventi eccezionali ma pure
dalle trasformazioni anche culturali e filosofiche che affrontò e contribuì a
realizzare. Formatasi in un clima filosofico idealistico, quella generazione ne
subì il fascino, tuttavia avvertendone anche limiti e contraddizioni che cercò
di superare con l'apertura a correnti d'Oltralpe non sempre pienamente
disponibili, saggiando vie diverse e trovando alla fine con rigore etico e
scientifico la propria strada. In qualche modo il percorso filosofico di
Giuseppe Martano è emblematico di questo travaglio, da lui vissuto con lucidità
e consapevolezza ma anche con grande apertura nei confronti delle alternative
offerte dalla filosofia della propria epoca.
Questi
aspetti sono già presenti nelle sue scelte teoriche degli anni Quaranta quando,
alle rassicuranti "illusioni idealistiche" dominanti, Martano
preferisce quell'esistenzialismo, emergente nel mondo filosofico italiano con Abbagnano
e Paci, che è vivacemente discusso anche sulle riviste (si pensi al numero di
Primato del 1943 dedicato all'esistenzialismo in Italia). In questo contesto
egli pubblica presso Morano, nel 1947, La problematicità dell'esistenza: dove
la filosofia dell'esistenza viene colta come fondamento di una teoria della
persona, vista - quest'ultima - come teatro del contrasto fra razionale e
irrazionale, un contrasto superabile soltanto mediante l'azione. Su questa
teoria Giuseppe Martano torna più volte nel corso della sua attività filosofica
con vari saggi scritti negli anni Cinquanta e poi raccolti nel volume
Considerazioni sulla persona pubblicato nel '59 e nel '76.
L'attenzione
per la tensione tra razionale e irrazionale si manifesta anche nell'ambito
delle sue ricerche storico-filosofiche. La conoscenza sensibile nel
razionalismo moderno. Da Cartesio a Baumgarten (Libreria Scientifica Editrice,
Napoli 1960), i saggi sui filosofi presocratici poi raccolti in Contrarietà e
Dialettica nel pensiero antico (Il Tripode, Firenze-Napoli 1972), lo stesso
interesse per il trattato Del sublime dello Pseudo Longino, da Martano tradotto
e commentato per Laterza nel 1965, sono sostenuti dall'idea di riscoprire, in
testi solitamente letti in altra chiave, l'autonomia della sensibilità e,
baumgartianamente, il suo ruolo in ambito estetico.
Non è qui il
caso di elencare le opere che, anche negli ultimi anni della sua vita, Giuseppe
Martano scrisse su vari temi, da Retorica antica e "nuova retorica"
(1988), alla traduzione dei Precetti coniugali di Plutarco (1990), a Psicologia
e Logica nel pensiero di Filippo Masci (1998). Mi corre l'obbligo però in
quanto storica della filosofia, di dire almeno due parole sul modo di far
storia della filosofia di Giuseppe Martano e sugli insegnamenti che io stessa
ne ho tratto.
Già da quanto
detto prima può evincersi il vivo senso della continuità che contraddistingueva
la concezione della storia sottesa alla sua storiografia, in una linea in cui
niente è nuovo in assoluto ma ogni novità risulta da una rilettura del passato
in nuova chiave, sotto l'urgenza di nuovi problemi. Al di là di questa compatta
concezione della storia, sta una severa lezione di rigore metodologico: una
lezione fondata sul possesso di una sicura strumentazione filologica e
filosofica, senza alcun privilegio per l'una o l'altra di queste due
dimensioni.
In un lucido bilancio della storiografia filosofica antica, Filosofia e storiografia sull'antico nell'ultimo trentennio, pubblicato nel 1982 in La cultura filosofica italiana dal 1945 al 1980, riferendosi alla storiografia di Rodolfo Mondolfo, Martano riscontrava in qualche modo, al di là delle differenze di concezione del mondo, un'affinità con il proprio modo di far storia della filosofia: "In poche parole - egli scriveva - [...