![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 14 DICEMBRE 2001 |
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L'Autorità inglese di fertilizzazione umana dà il via libera alla
donazione di cellule staminali tra fratelli. Il caso della coppia che vorrebbe
un altro figlio per "curare" il primo affetto da talassemia
Ha già
scatenato polemiche la decisione dell'Autorità di fertilizzazione umana e
embriologia (Hfea) secondo la quale in alcuni casi è possibile controllare gli
embrioni e scegliere quello compatibile per esempio con un fratello già nato.
La decisione del Hfea potrebbe significare per esempio che una coppia di Leeds,
i coniugi Hashmi, che hanno un bambino affetto da talassemia (una malattia del
sangue che richiede un trapianto di midollo osseo), potranno
"scegliere" l'embrione compatibile con il loro primogenito e quindi
dare alla luce un bambino che possa in un certo senso aiutare il fratello a
vivere.
Una
selezione dunque "per una giusta causa", non per ottenere il bambino
perfetto, con il colore degli occhi e dei capelli desiderato dai genitori. Ma
nonostante questo le polemiche non si sono fatte attendere. Il movimento per la
vita britannico ha gridato allo scandalo, alla manipolazione genetica e ha
chiesto l'intervento delle autorità competenti per impedire che la decisione
del Hfea venga messa in pratica. Reazioni opposte invece quelle dei coniugi
Hashmi che intravedono una luce all'uscita dal tunnel per il loro primogenito.
Del resto nei trattamenti per la fecondazione artificiale una prima selezione
avviene già: vengono infatti creati un certo numero di embrioni utilizzando le
uova della madre e lo sperma del padre, ma di questi soltanto pochi (quelli di
"migliore" qualità) vengono selezionati e quindi impiantati nell'utero
della madre. Prima dell'impianto comunque vengono prelevati e testati
microscopici campioni di tessuto di tutti gli embrioni prodotti per verificare
la presenza di geni di alcune malattie come per esempio la fibrosi cistica e
quindi assicurare che gli embrioni scelti non siano malati.
Questa
selezione si chiama diagnosi genetica preimpianto ed è prevista, spiegano i
medici del Hfea, anche per verificare la presenza del gene che provoca la
talassemia. Nel caso dei coniugi Hashmis si tratterebbe dunque di controllare
gli embrioni, oltre che per verificare che non contengano i geni della
malattia, anche per selezionare per l'impianto nell'utero della madre quelli
compatibili con il primogenito della coppia.
L'istituto
di fertilizzazione britannico conferma che se il via libera è stato dato per i
coniugi Hashmis, casi futuri dovranno essere analizzati singolarmente. In altre
parole, la decisione sugli Hashmis non è automaticamente estendibile a tutte le
coppie con figli malati che necessitano un donatore.
"Dopo
aver considerato attentamente tutte le implicazioni etiche, mediche e tecniche
di questo trattamento - ha spiegato Ruth Deech, presidente del Hfea - siamo
arrivati alla conclusione che è possibile condurre test sui tessuti degli
embrioni, laddove già si effettuano i test previsti dalla diagnosi genetica
preimpianto, perché questo consente di salvare un'altra vita". E'
evidente, ha sottolineato Deech che "le circostanze in cui questi test sui
tessuti saranno necessari sono rare e comunque la procedura sarà condotta sotto
la più rigida e seria sorveglianza". L'accento va posto, per l'istituto,
sul fatto che "la diagnosi genetica preimpianto viene condotta soltanto
per alcune malattie".
In altre parole, una coppia con un bambino malato di leucemia che decida di ricorrere alla fecondazione artificiale per avere un secondo figlio e che speri di poter testare gli embrioni per selezionare solo quelli compatibili con il primogenito rimarrà profondamente delusa. Infatti non potrà ricorrere ai test sui tessuti degli embrioni creati sotto trattamento Ivf perché la leucemia non rientra tra le malattie per cui si effettua la diagnosi genetica preimpianto.