RASSEGNA STAMPA

13 DICEMBRE 2001
EDOARDO BONCINELLI
Metafisica del quotidiano

Pensieri scaturiti da un profumo

La nostra vita quotidiana è piena di eventi, di oggetti e soprattutto di parole. Raramente ci soffermiamo ad analizzare la natura profonda di queste diverse entità e i rapporti che intercorrono fra di loro, ma c'è qualcuno che non può fare a meno di farlo. Così, Parole, oggetti, eventi è il suggestivo titolo di un libro di Achille Varzi uscito di recente nella collana dei Paperback di qualità dell'editore Carocci. L'argomento dell'opera è la metafisica del quotidiano, ovvero ciò che tiene occupata la mente di un filosofo dei nostri giorni che si sia dedicato a leggere e rileggere la realtà in chiave filosofica, senza per altro abbandonarsi ai voli pindarici tipici della cosiddetta filosofia ermeneutica.

Gli eventi quotidiani e le affermazioni che facciamo correntemente su di essi costituiscono l'oggetto della riflessione dell'autore, che ci presenta in queste righe una panoramica dei principali temi metafisici dibattuti tra i filosofi analitici al di qua e al di là dell'Atlantico. Non è difficile seguire le diverse argomentazioni, anche perché l'esposizione è punteggiata di frasi del linguaggio quotidiano di cui vengono analizzati tutti i vari possibili significati. Che cosa vuol dire, ad esempio, che il tavolo della cucina è lo stesso di ieri? E a quali vicissitudini quello può andare incontro prima che noi smettiamo di dire che si tratta sempre dello stesso tavolo? Il profumo di un fiore o il suo colore sono altrettanto reali del fiore stesso? Qual è la natura di un buco, di una superficie, della prospettiva, del rammarico, dell'onore o della lealtà?

Sembra a volte di sentire conversare il grande Socrate. In fondo i problemi sono gli stessi; sono quelli dei quali si è occupata da sempre la filosofia. E non potrebbe essere diversamente: il mondo è sempre lo stesso e sempre lo stesso è l'uomo, anche se tanta acqua è passata sotto i ponti. Quello che è nuovo è il tono, pacato e discorsivo, e l'atteggiamento, prudente e in fondo disincantato. Come nuova è l'accresciuta consapevolezza dell'importanza del linguaggio, la nostra finestra sul mondo delle cose e delle persone. Non è un caso che sia proprio la consapevolezza dell'importanza vitale del linguaggio che accomuna i due grandi stili filosofici dei nostri giorni, quello dei filosofi analitici e quello di coloro che si definiscono ermeneutici.

E' tutto molto interessante e analizzato con grande rigore e profondità. Oggi la filosofia non può essere che questa. Quello che non capisco del tutto, onestamente, è la pretesa di analizzare il mondo come si presenta a noi, uomini adulti, esperti delle vicende della vita e armati del nostro apparato concettuale e lessicale, e più in generale culturale. Si tratta di una foto istantanea del mondo, congelato in un eterno presente e visto attraverso gli occhi di membri della collettività occidentale. Ma gli uomini non hanno categorizzato il mondo sempre nella stessa maniera e ciascuno di noi ha vissuto anni durante i quali questa visione del mondo si andava strutturando, seguendo i ritmi di una maturazione biologica e di una progressiva socializzazione e culturalizzazione. Mi domando se è lecito, parlando di metafisica, cioè dell'essere in quanto essere, prescindere da tutto ciò. Non è che guardando solamente alla fine della storia, ci perdiamo per caso qualcosa di essenziale della realtà del mondo e del suo rapporto con la nostra realtà mentale? Oggi possediamo per la prima volta gli strumenti per analizzare ad esempio come un infante prima e un ragazzo poi arrivano a categorizzare e concettualizzare le cose del mondo, in un processo che corre parallelo all'acquisizione del linguaggio.

Perché fare a meno di questi nuovi strumenti d'indagine e di queste conquiste? Perché ignorare la genesi della nostra percezione del mondo? Si potrebbe obbiettare che una cosa è il mondo e un'altra il modo in cui ciascuno di noi arriva a conoscerlo. Ma è proprio vero?
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