![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 8 DICEMBRE 2001 |
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A distanza
di secoli, gli insegnamenti di certi filosofi, di certi pensatori, hanno una
forza e una profondità intatte, neppure scalfite dal tempo che passa. È il caso
soprattutto di alcuni pensatori dell'antichità, dei quali il trascorrere delle
stagioni ha lasciato intatti messaggio e filosofia, ammantandoli solo di una
lieve patina d'antico. Alcuni di questi autori hanno avuto anche una influenza,
nei secoli successivi, perché l'onda lunga delle loro riflessioni hanno magari
influito sullo sviluppo di sistemi dottrinari e sul pensiero.
Il richiamo
agli antichi è tornato spesso, in certi periodi storici, magari anche fecondi
di intuizioni, di grandi uomini, di profonde innovazioni. Talvolta si tratta di
riproposizioni cicliche nel pensiero dell'uomo. E così, non soltanto nel
Rinascimento il richiamo alla classicità fu forte, ma già nel terzo secolo dopo
Cristo il filosofo egizio Plotino si rifaceva a Platone tanto da essere
considerato, in seguito, capofila del neoplatonismo.
Filosofo
fondamentale dell'epoca in cui viveva, ha lasciato echi profondi anche nelle
successive. E a Plotino il pugliese Marcello Veneziani, politologo e
giornalista, ma anche studioso di filosofia, ha dedicato una
"autobiografia" (Vita natural durante, Marsilio ed., pagg. 149, L.
24.000) nella quale, a metà fra poesia e ricostruzione storica, esprime, in
maniera semplice, le meditazioni sui cardini del sistema filosofico plotiniano.
È un genere saggistico-letterario (perciò il libro è stato inserito
dall'editore nella collana dei romanzi) che solitamente viene utilizzato per
dare un'immagine "in presa diretta" di un grande personaggio, come Chateaubriand
fece Napoleone Buonaparte con le Memorie d'oltretomba.
Con una
scrittura piana, e capace al tempo stesso di suscitare riflessioni ed emozioni,
Marcello Veneziani ha dato alle stampe questo libro, sicuramente uno dei suoi
migliori, nel quale ripercorre la vita e il pensiero, in forma dialogica e
riflessiva dell'io narrante, del filosofo egiziano grande interprete di
Platone, che rappresentò, nel terzo secolo dopo Cristo, il canto del cigno
dell'antichità classica. Compì una grande sintesi della filosofia greca non
priva di consonanze con la filosofia orientale, egizia per l'esattezza, come
alcuni secoli prima era successo con Zenone lo stoico e Pirrone.
Ma all'epoca
di Plotino, Roma era il centro culturale dell'Occidente, dove si registrava
anche una ripresa della filosofia greca. In particolare, c'erano i tentativi di
congiungere la filosofia greca con la Bibbia e nel frattempo il Cristianesimo
stava conoscendo una forte espansione. Plotino ripropose il pensiero greco come
la suprema forma di sapienza e prese le distanze dal Cristianesimo, considerato
una delle forme inferiori del sapere.
Marcello
Veneziani, in questo diario di una vita, dove i dialoghi, scritti con un taglio
lirico, sono frutto di invenzione, ma i contenuti fedeli al pensiero di
Plotino, ripercorre l'intensa esistenza di questo filosofo che nacque a
Licopoli, nel 205 dopo Cristo. Filosofo del bello, Veneziani-Plotino, nel libro
IV del libro, il capitolo sulla bellezza (ricalcando anche nel libro la
struttura delle Enneadi di Plotino) raggiunge vette di particolare pienezza nel
dialogo con Cipriano. Partendo da Licopoli, raggiunta la maturità, partì per
Alessandria, Antiochia, Rodi, Roma e Minturno. Ma anche i racconti della sua
vita da bambino, a Licopoli, sono pregni di pensieri profondi (ad esempio, la
processione del dio morto lungo il Nilo, che apre lo spazio alle riflessioni
del fanciullo sulla fatalità del morire e quindi di accettare il proprio
destino).
Quando
Plotino crebbe, decise di abbandonare la terra natìa, sottolineando che "i
legami naturali invocavano la mia presenza, i legami soprannaturali reclamavano
la mia partenza" anche perché "andarsene è l'unico modo per abitare
nel cuore dei luoghi che altrimenti vedremmo morire intorno a noi".
Andò ad
Alessandria, dove, dopo una certa delusione iniziale, ebbe la fortuna di
incontrare il filosofo neoplatonico Ammonio Sacca, alla scuola del quale,
insieme a Origene ed Erennio, rimase per undici anni. Plotino non fu soltanto
uomo di pensiero, ma anche d'azione: infatti, a 39 anni, decise di partire con
l'imperatore Gordiano per una campagna militare contro i persiani. E qui, in un
dialogo dell'"autobiografia" di Veneziani-Plotino, il filosofo espone
le proprie idee sulla guerra. L'imperatore fu sconfitto e Plotino fuggì per
raggiungere Roma. Lì, al centro dell'impero, fondò una scuola che fu frequentata
anche dall'imperatore Gallieno e da vari senatori.
Non
intendeva divulgare l'insegnamento del suo maestro Ammonio e per questo non
voleva scrivere, poi fu dissuaso dai suoi discepoli (anche perché Erennio aveva
nel frattempo divulgato la dottrina), e così scrisse le Enneadi che furono poi
ordinate e sistematizzate dal discepolo Porfirio.
Il libro si
conclude con riflessioni sulla rinuncia all'amore terreno per quello superiore,
quello del Cielo e sul difficile tema del suicidio. L'ultimo capitolo,
"Minturno o del tramonto", narra della fine di Plotino, della
concezione classica della morte, della necessità che la scintilla del divino
che alberga in Plotino, e in ognuno di noi, si ricongiunga con il divino che è
nell'Universo, nell'altro mondo. Di particolare intensità, sempre nell'ultimo
capitolo, il dialogo fra lui e Origene, giunto quest'ultimo alle ultime sue
ore di vita terrena. Entrambi erano figli della filosofia di Platone, ma le
loro strade erano ormai differenti da tempo.
Marcello Veneziani tratteggia un pezzo di classicità non privo di paralleli con il mondo moderno, con le domande che molti tuttora si pongono, e colloca nello spazio di una vita (che Plotino definiva poco importante nel computo della storia dell'Universo) risposte ancora attuali.