RASSEGNA STAMPA

5 DICEMBRE 2001
G. ENRICO RUSCONI
Dopo l´11 settembre il mondo è diventato più complicato o più semplice? Quell'evento ha azzerato molte delle convinzioni faticosamente acquisite nei decenni passati o le ha confermate? Due filosofi della politica, Angelo Bolaffi e Giacomo Marramao nel loro saggio Frammento e sistema, tentano di dare una risposta a queste domande. Passano criticamente in rassegna le categorie o le metafore con le quali in questi anni si è cercato di interpretare i grandi problemi del mondo (fine della storia, globalizzazione, biopotere, guerra civile mondiale, scontro di civiltà ecc.). E' un tentativo ambizioso anche se ineludibile. Ma il discorso si dipana lungo sentieri tutt'altro che semplici: è carico di allusioni, di citazioni, di sottintesi. Una rete di concetti tenuti insieme sostanzialmente da un atto di fiducia verso la capacità di venire a capo razionalmente dei grandi problemi del mondo. Non è poco di questi tempi. Per questa impresa i due autori hanno preso una strada singolare: hanno ripercorso una parte della loro biografia intellettuale sotto forma di dialogo. Evitando ogni narcisismo (anche se qualche "ritocco" retrospettivo non manca), ci offrono una serie di fotogrammi di una generazione di intellettuali italiani che per almeno tre decenni, hanno cercato di capire e di suggerire (alla sinistra) una lettura critica di quanto stava accadendo. Cambiando frequentemente paradigmi ma mantenendo una sostanziale continuità di fondo, soprattutto nella critica verso quello che loro chiamano il nichilismo (e le varianti dell'heideggerismo, del postmodernismo e del "pensiero debole"). Ieri erano le lezioni politiche tratte dal "laboratorio Weimar" o il dibattito su "bene e giustizia" o sul processo di modernizzazione, oggi sono le tematiche della bioetica e i paradossi di quello che è definito il glo-cal (ossimoro tra global e local). E dentro c'è la riflessione critica sulla modernità, la differenza e la specularità tra Oriente e Occidente, il dibattito sul razionalismo occidentale e il nesso tra interessi e identità. C'è quasi tutto; c'è troppo? Nell'impossibilità di seguire questa trama complicata tra biografia personale e rispecchiamento di tematiche più generali, mi limito ad alcuni spunti. Innanzitutto è degno di nota il collegamento che Bolaffi e Marramao stabiliscono tra le tematiche classiche "vetero-europee" (legate ai nomi di Marx, Weber, Schmitt, Heidegger, Benjamin, Arendt e altri classici) e le problematiche che oggi presumono di presentarsi come assolutamente nuove. Tenacemente i due autori stabiliscono e ritrovano il nesso tra i modelli geopolitici messi a fuoco ieri (modello oceanico vs. modello continentale, "modello Westfalia", le aporie della sovranità dello Stato nella figura del Leviatano) e il cortocircuito che oggi si crea tra globale e locale: la globalizzazione del mercato e delle tecnologie e la localizzazione dei processi identitari. Il "politeismo dei valori" di Weber si ripresenta oggi come "coesistenza di universi culturali e sistemi simbolici aperti alla contaminazione reciproca". Un libro piccolo ma ambizioso,dunque, quello di Bolaffi e Marramao. Esigente nel tracciare le grandi coordinate dei problemi che ci stanno addosso. Forse è sovraccaricato di troppe figure e concetti, ma certamente è il contrario dell'invito alla rassegnazione intellettuale.
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vedi anche
Filosofia (e) politica