| Dopo l´11
settembre il mondo è diventato più complicato o più semplice? Quell'evento ha
azzerato molte delle convinzioni faticosamente acquisite nei decenni passati o
le ha confermate? Due filosofi della politica, Angelo Bolaffi e Giacomo Marramao
nel loro saggio Frammento e sistema, tentano di dare una risposta a
queste domande. Passano criticamente in rassegna le categorie o le metafore con
le quali in questi anni si è cercato di interpretare i grandi problemi del
mondo (fine della storia, globalizzazione, biopotere, guerra civile mondiale,
scontro di civiltà ecc.). E' un tentativo ambizioso anche se ineludibile. Ma il
discorso si dipana lungo sentieri tutt'altro che semplici: è carico di
allusioni, di citazioni, di sottintesi. Una rete di concetti tenuti insieme
sostanzialmente da un atto di fiducia verso la capacità di venire a capo
razionalmente dei grandi problemi del mondo. Non è poco di questi tempi. Per
questa impresa i due autori hanno preso una strada singolare: hanno ripercorso
una parte della loro biografia intellettuale sotto forma di dialogo. Evitando
ogni narcisismo (anche se qualche "ritocco" retrospettivo non manca),
ci offrono una serie di fotogrammi di una generazione di intellettuali italiani
che per almeno tre decenni, hanno cercato di capire e di suggerire (alla
sinistra) una lettura critica di quanto stava accadendo. Cambiando
frequentemente paradigmi ma mantenendo una sostanziale continuità di fondo,
soprattutto nella critica verso quello che loro chiamano il nichilismo (e le
varianti dell'heideggerismo, del postmodernismo e del "pensiero
debole"). Ieri erano le lezioni politiche tratte dal "laboratorio
Weimar" o il dibattito su "bene e giustizia" o sul processo di
modernizzazione, oggi sono le tematiche della bioetica e i paradossi di quello
che è definito il glo-cal (ossimoro tra global e local). E dentro c'è la
riflessione critica sulla modernità, la differenza e la specularità tra Oriente
e Occidente, il dibattito sul razionalismo occidentale e il nesso tra interessi
e identità. C'è quasi tutto; c'è troppo? Nell'impossibilità di seguire questa
trama complicata tra biografia personale e rispecchiamento di tematiche più
generali, mi limito ad alcuni spunti. Innanzitutto è degno di nota il collegamento
che Bolaffi e Marramao stabiliscono tra le tematiche classiche
"vetero-europee" (legate ai nomi di Marx, Weber, Schmitt, Heidegger,
Benjamin, Arendt e altri classici) e le problematiche che oggi presumono di
presentarsi come assolutamente nuove. Tenacemente i due autori stabiliscono e
ritrovano il nesso tra i modelli geopolitici messi a fuoco ieri (modello
oceanico vs. modello continentale, "modello Westfalia", le aporie
della sovranità dello Stato nella figura del Leviatano) e il cortocircuito che oggi
si crea tra globale e locale: la globalizzazione del mercato e delle tecnologie
e la localizzazione dei processi identitari. Il "politeismo dei
valori" di Weber si ripresenta oggi come "coesistenza di universi
culturali e sistemi simbolici aperti alla contaminazione reciproca". Un
libro piccolo ma ambizioso,dunque, quello di Bolaffi e Marramao. Esigente nel
tracciare le grandi coordinate dei problemi che ci stanno addosso. Forse è
sovraccaricato di troppe figure e concetti, ma certamente è il contrario
dell'invito alla rassegnazione intellettuale. |