![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 1 DICEMBRE 2001 |
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UN CONVEGNO
SULLA BIOETICA PROMOSSO DA SANTOSUOSSO
Gli antichi
esperimenti del dottor voronov
Verso la
fine degli anni Venti, il chirurgo russo Sergej Voronov trapiantò nell'uomo
testicoli prelevati dapprima da scimmie antropomorfe e quindi da soggetti
umani, ottenendo risultati "strabilianti": recupero di vitalità,
incentivazione della sessualità, miglioramento delle facoltà mentali. Un vero
prodigio, stando al chirurgo. Tanto che poco dopo il collega Razzaboni,
professore all'università di Parma, elenca gli innesti di testicolo e di ovaia
tra i trapianti che danno buoni risultati.
Quadro
secondo, agosto 1930. Lo studente ventiquattrenne Paolo Salvatori viene a
sapere, mentre è ricoverato all'Ospedale degli Incurabili di Napoli, che un
facoltoso brasiliano cerca un organo rivitalizzante e offre
"spontaneamente" un proprio testicolo (in realtà ha contrattato un
compenso di diecimila lire, somma non indifferente per l'epoca). Il trapianto
avviene in una clinica privata, dopodiché il brasiliano prende il primo
piroscafo per l'America, "rubizzo e forte come un toro". La cosa non
sfugge però a un commissario di polizia e sul trapianto comincia un processo
che arriverà fino in Cassazione, appassionando giuristi, teologi e scrittori.
Durante l'iter si manifestano posizioni diverse nelle sfumature ma conformi
nella sostanza, cioè nella convinzione che donatore e medici non siano punibili
per due ragioni che il magistrato Amedeo Santosuosso sintetizza nel suo
ultimo libro (Corpo e libertà. Una storia tra diritto e scienza, Cortina, pagg.
350, lire 46.000) col binomio: Stato e Scienza.
Lo Stato (la
patria, la famiglia) non ha riportato nocumento dalla mutilazione in quanto ai
giudici risulta che il giovane Salvatori sta bene e continua le sue regolari
"performance" anche dopo l'intervento. Quanto alla Scienza, i medici
non possono essere incriminati, né il sapere posto sotto giudizio, senza
tornare ad anacronistiche forme di oscurantismo. Quello di Salvatori è persino
visto da taluni come un gesto di generosità (nonostante le diecimila lire),
mentre nessuno sembra porsi la domanda se l'innesto "à la Voronov"
sia vera scienza o semplice illusionismo. Sta di fatto che gli imputati vengono
assolti nei tre gradi perché "il bene "integrità personale" è un
bene disponibile" e negare tale disponibilità, come fa il pubblico
accusatore, va contro la libertà personale, è insomma un gesto "da
bolscevichi". Il codice civile del 1942 ribalterà il principio vietando
gli atti di disposizione del proprio corpo.
Questo
contrasto, o meglio il rapporto tra diritto positivo e attività
giurisprudenziale è al centro di un incontro ideato dallo stesso Santosuosso in
un momento di rapida moltiplicazione dei problemi bioetici che la società si
trova ad affrontare, tipico quello posto dalle persone in stato vegetativo
permanente. "Le questioni bioetiche davanti alle corti: le regole sono
poste dai giudici?", è il titolo di un convegno che si conclude oggi alla
Statale di Milano, organizzato con l'Università di Como e la rivista Questione
Giustizia, e con il sostegno della Fondazione SigmaTau e di Italtel.
Nel caso del
testicolo, i giudici si trovarono ad affrontare una questione non regolata dal
diritto e alla fine adottarono una soluzione di tipo liberale. Il legislatore è
intervenuto successivamente per porre limiti, per vietare. "Qualcosa di
simile", dice Santosuosso, "è accaduto in anni più recenti a
proposito del consenso informato. In Italia non ci sono leggi che lo regolino,
mentre negli Stati Uniti ve n'è una pletora, spesso venute per ridurre la
quantità di diritti che la giurisprudenza riconosceva al paziente". I
motivi dell'intervento limitativo del legislatore possono essere di tipo morale
o frutto di lobby (nel caso specifico, la lobby dei medici, che non vogliono un
paziente con troppo potere) o infine risultato di pressioni di altro genere.
"Per i
poteri forti", spiega Santosuosso, "è più facile condizionare un
parlamento che le disseminate decisioni dei giudici. E comunque i giudici,
quale che sia il loro colore politico, si trovano a decidere su diritti delle
persone, mentre le decisioni dei parlamenti, cioè le leggi generali, sono più
esposte, com'è fisiologico, alla pressione di interessi politici".
Tornando
all'episodio evocato in Corpo e libertà, la Chiesa si è pronunciata fin dal
1930 con l'enciclica "Casti connubii" la quale ribadisce che
"nemo dominus est membrorum suorum". Gli esseri umani non possono
quindi mutilare il proprio corpo, a meno che lo scopo non sia la salvezza del
corpo medesimo nel suo complesso. Non essendo la cessione del testicolo un atto
terapeutico in senso proprio, l'espianto non trova giustificazione.
Quadro
terzo, le patentate. Il Regolamento sulla prostituzione del 1860 stabilisce che
le donne sospette di meretricio possono essere arrestate e sottoposte a visita
sanitaria coatta. Stabilisce anche che la prostituta, volontariamente o
d'ufficio, venga "patentata", cioè privata dei documenti di identità
e munita di uno speciale libretto, la "patente" appunto, in cui
vengono annotati generalità, visite sanitarie, postribolo d'esercizio.
Al primo
sospetto di infezione, le donne vengono tradotte di forza al sifilocomio. La
visita medica diventa così il centro della vita della prostituta. Avviene
nell'ufficio sanitario, tra imprecazioni e lamenti che, nella vivida
rievocazione di Santosuosso, par di sentire. Dovranno passare decenni prima che
il Regolamento venga abolito e i sifilocomi sostituiti da reparti d'ospedale.
Decenni di sofferenza, da un lato, e di impegno civile, dall'altro, durante i
quali alla voce del riformismo si aggiunge quella del nascente femminismo.
Tra fine Ottocento e primi del Novecento, igiene, eugenica e razza si affacciano, nota Santosuosso, in contesti diversi ma con un denominatore comune. L'eugenica (o igiene del genotipo) si allea con l'igiene sociale (o igiene del fenotipo, cioè dell'individuo) a formare i programmi di miglioramento biologico di cui si dotano quasi tutti i paesi, in particolare le democrazie liberali e nordiche. Nasce l'eugenismo, dottrina che nello Stato vede il bene comune ma perde di vista l'individuo, con le drammatiche conseguenze che l'Europa di lì a poco, con Hitler e i campi di sterminio, sperimenterà.