RASSEGNA STAMPA

26 NOVEMBRE 2001
PIETRO GRECO
Clonazione dell'embrione. Dopo le polemiche arrivano i primi dubbi

Il presidente George W. Bush ha condannato l'esperimento di clonazione di cellule umane annunciato domenica scorsa dalla Advanced Cell Technology (ACT) di Worcester, Massachusetts. Una condanna politica autorevole, quella di Bush, che però lascia intravedere un vuoto vistoso della politica. Anche in Europa, molte autorità di governo hanno condannato l'esperimento americano. Ma anche in Europa il vuoto della politica in questo settore della ricerca risulta vistoso. Vediamo perché. E, soprattutto, vediamo come può essere colmato.

A Worcester non hanno realizzato una clonazione umana. E neppure la clonazione di un embrione umano. Hanno clonato con la tecnica del trasferimento di nucleo una cellula umana e hanno ottenuto quello che loro chiamano un embrione pre-impianto, cioè un agglomerato di sei cellule che, se e solo se lasciato sviluppare, avrebbe potuto portare alla formazione di un vero embrione e poi eventualmente a un essere umano. Cibelli e collaboratori, invece, hanno bloccato lo sviluppo dell'agglomerato di cellule perché, sostengono, la loro intenzione non è la clonazione umana, ma solo la "clonazione terapeutica": non intendono clonare l'uomo, ma solo creare una fonte di cellule staminali embrionali. Questo esperimento ha subito, come dicevamo, un condanna generale non solo in molti ambienti scientifici, ma anche in quasi tutti gli ambienti politici. Le riserve scientifiche sono comprensibili, perché riguardano il fine dell'esperimento: forse si possono ottenere cellule staminali, è stato detto, per vie migliori e meno eticamente scivolose. Le riserve politiche sono molto meno comprensibili. E per molte ragioni.

La prima è che i ricercatori della ACT non hanno contravvenuto ad alcuna norma o legge scritta degli Usa. In quel paese, infatti, non c'è nulla che proibisca né la clonazione di cellule umane né l'uso di embrioni umani a fini di ricerca scientifica. Quanto all'Europa, la situazione è perlomeno controversa. In alcuni paesi l'uso di embrioni a fini di ricerca è proibito. In altri è consentito. In Gran Bretagna addirittura la "clonazione terapeutica" è incentivata. Ma anche nei paesi con le norme più restrittive, probabilmente, sarebbe frutto quanto meno di interpretazione delle leggi il fatto che un agglomerato di sei cellule possa essere considerato un embrione umano. Questo quadro estremamente confuso lascia emergere un primo problema: l'esperimento giudicato "cattivo" dai politici è stato eseguito perché "cattivi politici" non hanno provveduto a elaborare una quadro normativo chiaro su questi argomenti. La politica non sa regolare l'attività degli scienziati. E, soprattutto, non ha compreso che l'attività degli scienziati ha dimensioni che valicano i confini nazionali e, quindi, il quadro normativo delle condizioni di ricerca non può che essere internazionale.

Ma questo non basta. La condanna "politica" espressa da Bush fa emergere un secondo problema, non meno paradossale. Il governo degli Stati Uniti disincentiva (ma non proibisce) la ricerca di cellule staminali embrionali nei laboratori pubblici. Ma la consente e, anzi, la ritiene perfettamente legittima nei laboratori privati. Ora, ciò che distingue i laboratori privati dai laboratori pubblici è la priorità degli interessi perseguiti. I laboratori privati perseguono, in via prioritaria e legittima, l'interesse economico. I laboratori pubblici perseguono, in genere, l'interesse generale. Ora l'accusa politica al laboratorio privato di Worcester è quella di aver realizzato una ricerca delicata per interessi commerciali: controllare il promettente mercato delle staminali. Insomma, si condanna la ACT, sia pure moralmente, di aver perseguito la sua legittima ragione sociale.

In realtà occorrerebbe che il mondo della politica cogliesse il vuoto "di politica" che questo paradossale accusa segnala. I ricercatori, soprattutto quelli esperti in biomedicina, lavorano per definizione alla frontiera: scientifica ed etica. Dove in maniera sempre più rapida e incessante si aprono nuove possibilità, tecniche ma anche sociali. Sarebbe dunque logico ribaltare la "logica" americana e affidare la ricerca in queste zone di frontiera ai laboratori pubblici, dove in genere si perseguono interessi generali, e limitarla un po' di più nei laboratori privati, dove si perseguono legittimamente interessi economici.

Un esempio concreto della diversità di approccio tra un laboratorio pubblico e uno privato è dato dalla strategia di comunicazione della ACT di Worcester. Sembrerebbe che il processo che ha portato alla formazione dell'embrione di pre-impianto clonato sia stato piuttosto faticoso. La clonazione con trasferimento di nucleo sarebbe riuscita solo una volta su qualche decina di tentativi, un po' come è successo per tutti i mammiferi clonati. E lo stesso sviluppo dell'unico blastocista ottenuto si sarebbe bloccato da solo, non sarebbe stato interrotto dai ricercatori, così sostiene il quotidiano francese "Liberation" e così si evince anche dallo "Scientific American" che ha raccolto tutta la storia. Insomma, l'esperimento sarebbe stato meno brillante di quanto la ACT ha lasciato intendere. Ciò dimostra due cose. La prima è che non è affatto detto che la tecnica della "clonazione terapeutica" sia la migliore per ottenere cellule staminali, anche di tipo embrionale. Ovviamente per giungere a questa conclusione, occorre un supplemento di ricerca. La seconda è che la strategia di comunicazione cerca di mettere in evidenza il lato positivo della ricerca e a essere reticente sugli aspetti meno brillanti. Come è "normale" che faccia un'azienda privata. La trasparenza assoluta e la cristallina onestà intellettuale sono possibili in un centro di ricerca pubblico. Ma sono improbabili in un centro di ricerca privato.
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