![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 20 NOVEMBRE 2001 |
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Convegno internazionale sul filosofo
austriaco
"Ludwig
Wittgenstein e la filosofia contemporanea": è il titolo del convegno
internazionale organizzato dal Dipartimento di Filosofia dell'Università che si
terrà giovedì e venerdì al collegio Ghislieri, a cinquant'anni dalla morte del
pensatore viennese, che ha orientato la filosofia verso lo studio del
linguaggio. Ce ne illustra i temi Silvana Borutti, docente di filosofia
teoretica.
Professoressa Borutti, qual è l'importanza di Wittgenstein nella
filosofia del Novecento?
"Nell'età
della comunicazione, del cosiddetto "villaggio globale", è di grande
interesse, direi vitale, riflettere sul filosofo che più di altri ha orientato
l'evoluzione della speculazione filosofica verso un nuovo dominio, quello
appunto del linguaggio. Wittgenstein, in sostanza, ha ripensato i grandi
problemi filosofici (l'Io", la mente, la sostanza) a partire dallo studio
del linguaggio".
Intende dire che nel Novecento Dio, l'anima, la natura hanno
smesso di essere al centro dell'elaborazione filosofica?
"Tutti
comprendiamo quanto sia importante il funzionamento del linguaggio in un mondo
sempre più interdipendente. Wittgenstein è un pensatore e un uomo assolutamente
non convenzionale, se non addirittura bizzarro. Figlio di una grande, ricca e
colta famiglia viennese, era anche un ottimo intenditore di musica: suonava il
clarinetto e sapeva fischiettare interi concerti. Erede di un'ingente fortuna,
destinò tutto il suo patrimonio ad aiutare artisti austriaci privi di mezzi e
visse in modo frugale. Mentre studiava ingegneria aeronautica, si convertì agli
studi di matematica e logica, diventando allievo del filosofo inglese Bertrand
Russell e del logico tedesco Gottlob Frege. Il suo "Tractatus
logico-philosphicus", pubblicato nel 1921, è una pietra miliare".
Qual è stato in concreto il contributo di Wittgenstein?
"Egli,
elaborando la filosofia del linguaggio, ha dato origine a una serie di
riflessioni sulla prassi linguistica che hanno portato fra l'altro alla teoria
degli atti linguistici. Volendo semplificare al massimo, si potrebbe dire che
il suo motto fosse "parlo quindi agisco". Egli è in un certo senso il
padre dei teorici della comunicazione, ad esempio di Mc Luhan, l'inventore
della celebre espressione "villaggio globale". Per Wittgenstein, il
linguaggio è un gioco, come una recita che coinvolge colui che parla e il suo
interlocutore. Cioè il linguaggio, nella sua visione, cessa di essere
considerato una struttura chiusa e diventa uno strumento di comunicazione in
quanto azione".
Quale
sarebbe oggi la lezione di Wittgenstein, in un mondo dominato dalla necessità
di culture diverse, ad esempio tra Occidente e mondo arabo, alla ricerca di un
dialogo?
"Gran parte delle sue riflessioni sono dedicate al possibile confronto con forme di vita diverse dalla nostra".