![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 16 NOVEMBRE 2001 |
|
Con i geni non si può giocare a Dio. Il titolo di un autorevole articolo di circa un anno fa, commentava il sequenziamento completo del Dna umano, indicando l'evento come una "sconfitta del determinismo biologico". Il libro di Evelyn Fox Keller descrive il trionfo ed il declino del concetto di gene, l'unità fondamentale dell'eredità, secondo una definizione classica. L'autrice, docente di storia e filosofia della scienza ad Harward, fisica di formazione, "celebra gli effetti imprevisti che il successo del Progetto Genoma Umano ha avuto sul pensiero biologico". Per dirla con il protagonista di tale progetto, Craig Venter, "sequenziare il genoma umano è il primo capitolo, e non l'ultimo, di una rivoluzione". Il saggio traccia con mano sicura una storia della biologia del ventesimo secolo, dominata da una espressione breve e potente "gene", in grado di orientare la ricerca ancor prima che se ne conoscesse la natura precisa. La riflessione di Evelyn Fox Keller prende avvio dalle discussioni sulla natura del gene e sul suo ruolo nell'eredità e nell'evoluzione, per focalizzarsi poi sulla funzione del gene stesso e sul programma genetico, l'efficace metafora usata per spiegare lo sviluppo embrionale ed il differenziamento cellulare. Ma poiché "la storia della scienza pullula di ironie della sorte", nel momento nel quale gran parte della scienza ufficiale e dei mass media parlano del sequenziamento del Dna come della scoperta del Santo Graal, la biologia, secondo l'Autrice, per raggiungere nuovi traguardi, deve sbarazzarsi del concetto ormai superato di gene. I risultati della modellistica informatica più avanzata, affiancandosi alla biologia dello sviluppo, propongono l'idea che gli organismi viventi funzionino solo perché le loro attività fondamentali sono garantite da una rete complessa di interazioni molecolari, ove domina la ridondanza, la ricchezza di vie alternative. In tal modo, l'attività del singolo gene è spesso condizione necessaria, ma non sufficiente per garantire l'affidabilità e la "robustezza" dei processi biologici. La biologia necessita cioè di una nuova strategia, oggi chiamata "genomica funzionale", per capire le molteplici interazioni fra i geni ed i loro prodotti. Questa non è certo un'ipotesi peregrina, anzi trova forti adesioni nella ricerca avanzata. Alcuni biologi molecolari hanno avviato ad esempio un Minimal genome project, un'indagine tesa a provare quanti geni sono necessari per definire il vivente. Il libro è quindi molto importante per le conclusioni a cui giunge e per l'efficacia del discorso storico-filosofico all'interno di un vastissima cultura scientifica. Nello stesso tempo costituisce un ulteriore fecondo paradosso della scienza: Evelyn Fox Keller, come tanti, si era opposta in passato al Progetto Genoma Umano, mentre ora valutandone appieno i risultati, scopre le potenzialità rivoluzionarie che si sono aperte. E' l'ennesima dimostrazione di come la buona scienza serva effettivamente ad aprire sempre nuove prospettive conoscitive ed applicative. Sono così smentiti in un sol colpo tanto i mistici della retorica scientista, che vedevano tutto spiegato con il sequenziamento del Dna, quanto le cassandre, che paventavano l'inutilità e la presunzione dell'iniziativa. Nel suo ottimismo l'Autrice giunge ad immaginare "un campo produttivo in cui scienziati e non addetti ai lavori possano pensare e agire di concerto per sviluppare misure che siano al contempo politicamente e scientificamente realistiche". Quanto fa bene al cuore, l'utopia in questo momento.