![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 12 NOVEMBRE 2001 |
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Il ministro
gela Storace, ma lui, il governatore del Lazio rilancia: "la dichiarazione
del ministro Sirchia è un passo avanti, non chiude la porta a proposte di una
nuova sperimentazione su base scientifica della multiterapia Di Bella".
Storace fa tutto da solo, veste i panni del ministro della sanità e cerca di
trascinare nella sua strumentalizzazione politica l'attuale ministro della
Salute, aprendo uno scontro all'interno della Casa della destra. Ma non trova
interlocutori, all'infuori dei dibelliani e del suo assessore alla sanità.
Sirchia, ieri, non appena è venuto a conoscenza dell'interpretazione del suo
pensiero fatta dal presidente della Regione Lazio, ha ribadito: "Nessuno
mai vorrebbe che una proposta scientifica sia negativa, ma purtroppo la terapia
Di Bella non ha sortito alcuna bontà".
Sorpresi e
sbalorditi gli oncologi, a cominciare dall'Aiom. Mentre alza lo scudo contro
Storace anche il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. E
ancora, parla il professor Franco Mandelli: "Abbiamo fatto la
sperimentazione, siamo assolutamente convinti che la multiterapia Di Bella non
è una cura. Non è da rivalutare". E l'immunologo Fernando Aiuti: "Le
sperimentazioni si fanno solo con i comitati scientifici nazionali e regionali
e i comitati etici, e nessun politico può imporre terapie".
Ma Storace
non demorde. Lui, non si sente isolato. E' convinto che "probabilmente non
c'è sicurezza" rispetto a quanto avvenuto nel '98. E ritiene che è così
anche per il ministro Sirchia. "La dichiarazione del ministro è un passo
avanti...". Quando fonti ufficiali del ministero della salute avevano
appena finito di dire che il ministro non ha concordato alcunché, né con
Storace, né con il sottosegretario Guidi e tantomeno con il presidente del
Consiglio Berlusconi. "Non sono stato né informato né interpellato"
sull'ipotesi di una ulteriore sperimentazione della terapia Di Bella annunciata
dal presidente Storace. Ricordando che la sperimentazione che è stata condotta
in Italia nel '98 ha dato esiti negativi in termini di efficacia, il ministero
della salute precisa che qualora ci fosse una richiesta ufficiale di una nuova
sperimentazione questa sarà valutata alla luce dei dati scientifici". Ma
il governatore del Lazio in queste frasi ci ha letto un mezzo sì. Tant'è che
ieri ha ribadito che il consiglio regionale si esprimerà e poi la giunta
adotterà gli atti conseguenti. Sottolineando, che "è persino ovvio che gli
atti amministrativi di nostra competenza non hanno necessità di timbri
ministeriali, ma che in spirito di assoluta collaborazione informeremo il prof.
Sirchia di quanto faremo".
Francesco Di
Costanzo, segretario nazionale dell'Aiom, rivela che già nei mesi scorsi
Storace "aveva annunciato alla commissione oncologica del Lazio l'idea di
rilanciare la cura Di Bella, ma che gli oncologi in blocco avevano detto
"no" ad una nuova ricerca". E' un chiodo fisso, quindi, quello
di Storace, una sorta di "cambiale" da pagare per essere stato eletto
governatore del Lazio. Come dimostrano i continui solleciti a lui diretti da
una emittente radiofonica, la radio dei dibelliani. Quella stessa radio che
alimentò il movimento d'opinione pro-Di Bella negli anni scorsi. E con i quali
Storace si alleò, portando davanti a palazzo Chigi i malati di tumore
incatenati.
L'Aiom
chiede al ministro Sirchia di esprimersi difendendo quei valori scientifici che
sono patrimonio non solo degli scienziati ma di tutti i cittadini. "Il
presidente Storace in Italia e il Lazio sono come l'Afghanistan: ignora i
progressi scientifici degli ultimi 10 secoli; Galileo, Newton e Montalcini, per
lui, hanno lavorato inutilmente", sottolinea Di Costanzo, a nome degli
oncologi italiani. "Invece di dare risposte serie e concrete - sottolinea
il segretario nazionale dell'Aiom - ai bisogni degli ammalati di cancro del
Lazio in tema di nuova organizzazione, nuove strutture sanitarie, terapie
palliative, assistenza domiciliare e supporto psicologico, il presidente
Storace spreca risorse per iniziative su cui tutto il mondo avrà da
stupirsi". Umberto Tirelli, dell'Istituto di Aviano, fa invece un appello
al presidente Berlusconi: "Impedisca che vengano somministrate cure non
efficaci, lui che ha avuto un tumore e lo ha vinto". Per Sergio Amadori,
già presidente degli oncologi italiani, la proposta fatta da Storace "è
segno di arretratezza culturale oltre che di scorrettezza scientifica. La
facciano pure - aggiunge - ma non so quali saranno gli oncologi del Lazio
disponibili ad operare, visto che sono loro le figure competenti a valutare gli
effetti delle terapie antiblastiche".
E un "no" a Storace arriva da Formigoni. La Lombardia è stata la prima Regione a farsi carico, nel gennaio del 1998, della possibilità di sperimentare la multiterapia Di Bella. "La sperimentazione è durata 6 mesi - ricorda Formigoni - e purtroppo ha dato risultati non positivi. Nei primi 333 casi esaminati dei 1.400, solo uno ha registrato sintomi di significativo miglioramento; per un terzo dei pazienti non è stata osservata nessuna variazione significativa; per il 50 per cento si è verificato un progresso del male nello stesso organo, e infine per il 14,7 per cento si è riscontrata una progressione del tumore che intaccato altri organi".