![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 10 NOVEMBRE 2001 |
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La nuova edizione de La libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni dà la possibilità al lettore, grazie all'ottimo lavoro di Giovanni Paoletti, di apprezzare il significato storico del testo. Essa offre inoltre, con un importante saggio di Pier Paolo Portinaro, un quadro d'insieme del liberalismo. La conferenza che Benjamin Constant tenne all'Athénée Royal nel Febbraio del 1819 è diventata uno dei testi fondamentali del pensiero politico contemporaneo perché in quell'occasione Constant enunciò la distinzione fra la libertà degli antichi e la libertà dei moderni. La prima, a giudizio di Constant, consiste "nell'esercitare collettivamente, ma direttamente, varie parti della sovranità tutta intera, nel deliberare, sulla piazza pubblica, della guerra e della pace, nel concludere trattati d'alleanza con gli stranieri, nel votare le leggi, nel pronunciare i giudizi, nell'esaminare i conti, gli atti, la gestione dei magistrati, nel farli comparire davanti a tutto un popolo, nel metterli sotto accusa, nel condannarli o assolverli" e conviveva con "l'assoggettamento completo dell'individuo all'autorità dell'insieme". La seconda "è per ognuno il diritto di essere sottoposto soltanto alle leggi , di non poter essere arrestato, né detenuto, né messo a morte, né maltrattato in alcun modo, per effetto della volontà arbitraria di uno o più individui. È, per ognuno, il diritto di dire la propria opinione, di scegliere la propria occupazione ed esercitarla; di disporre della sua proprietà e persino di abusarne [...