![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 7 NOVEMBRE 2001 |
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L'aumento demografico non è più legato
alla quantità di esseri umani nel mondo. E' un problema ecologico e politico
Nel 1960
eravamo 3 miliardi, oggi siamo 6,1 miliardi, nel 2050 saremo 9,3 miliardi: la
crescita sta rallentando
Ma i consumi
crescono a ritmo sempre più veloce, super-sfruttiamo le risorse naturali e il
tasso di inquinamento si alza paurosamente
La
crescita della popolazione umana sta rallentando. E cesserà quasi del tutto nei
prossimi 40 o 50 anni. Ma, intanto,
aumentano sia la pressione con cui l'uomo lascia la sua impronta sull'ambiente,
sia la pressione che l'ambiente modificato esercita sulla qualità della vita
dell'uomo.
Insomma,
a leggere bene il rapporto sullo «Stato della Popolazione Mondiale nel 2001»
che il Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite (UNFPA) rende pubblico
oggi, il problema demogafico risulta sempre meno un problema interno a una
specie (Homo sapiens sapiens) e risulta sempre più un problema ecologico: un
problema che coinvolge l'intera biosfera.
E, proprio per questo, cessa (se mai lo è stato) di essere un problema
riproduttivo e diventa un problema squisitamente politico. E' un rapporto
coraggioso, quello licenziato oggi dall'UNFPA, proprio perché lega in modo
definitivo (e convincente) i cambiamenti demografici, i cambiamenti ecologici e
la prospettiva politica di governo dei processi globali.
Analizziamolo
in ciascuno di questi punti.
1. Il
trend demografico. Eravamo tre miliardi
nel 1960. Siamo 6,1 miliardi oggi.
Saremo 9,3 miliardi nel 2050. La crescita
è indubitabile, ma è una crescita che rallenta. La popolazione mondiale, infatti, è aumentata del 100% negli
ultimi 40 anni, ma aumenterà «solo» del 50% nei prossimi 50 anni. La frenata è evidente.
Certo,
la previsione dei tecnici dell'UNFPA è all'interno di una forbice piuttosto
ampia. Che oscilla tra un mondo che nel
2050 sarà abitato da «soli» 7,9 miliardi di persone dello scenario minimo e un
mondo abitato da 10,9 miliardi di persone dello scenario massimo. Tuttavia l'ipotesi mediana dei 9,3 miliardi
di persone sembra la più plausibile.
Perché la fertilità, ovvero il numero di figli per donna, sta diminuendo
velocemente dappertutto. Anche nei
paesi in via di sviluppo. Dove era di
ben 6 figli per donna nel 1969 e ora
è dimezzata: 3 figli per donna. E si
ridurrà ulteriormente fino a 2,2 figli per donna tra il 2045 e il 2050. E poiché oggi nei paesi industrializzati la
fertilità non supera il valore di 1,6 figli per donna e nulla fa pensare che
questo trend si modificherà in maniera sensibile, risultano fondate le
previsioni che fissano per 2045-2050 il periodo in cui la popolazione umana
nel suo complesso smetterà di crescere e, sostanzialmente, si stabilizzerà
intorno ai 9 miliardi di individui (in una popolazione stabile, il numero di
figli per donna è di poco superiore a 2).
Nove
miliardi di individui può sembrare un valore alto, visto che è tre volte il
numero di individui che abitavano la Terra nel 1960 e, addirittura, nove volte
il numero di persone che vivevano il pianeta nel 1800. Tuttavia può essere considerato un valore
basso, se si considera che solo qualche anno fa le previsioni parlavano di un
mondo abitato da 12 miliardi di persone.
Sebbene
il trend di crescita si stia raffreddando, i cambiamenti demografici sono
tuttora titanici. Tre indici sono da
segnalare, in particolare.
L'aspettativa di vita, è notevolmente aumentata: era di 46 anni nel
1950, è di 66 anni oggi. Il tasso di
urbanizzazione: ormai la metà della popolazione mondiale vive in città e ogni
giorno 160.000 persone si trasferiscono dalla campagna in città. Un esodo che in paesi come la Cina ha
dimensioni bibliche. Infine ci sono
oggi nel mondo oltre un miliardo di giovani tra i 15 e i 24 anni che si
accingono o almeno aspirano a entrare del mondo del lavoro. Un esercito
grandioso che non avrà, in futuro ricambio adeguato. Fra mezzo secolo,
infatti, la popolazione
mondiale risulterà, mediamente, molto più anziana di oggi, Ciò porrà problemi
nuovi Anche se, come dicono quelli dell'UNFPA, il mondo ha tutto il tempo di
organizzarsi.
2. I cambiamenti
ecologici. Nel complesso il quadro
demografico è confortante. In fondo
l'umanità cresce meno di quanto ci si aspettasse. Il problema è, rivelano gli esperti dell'UNFPA, che crescono a un
ritmo sempre più veloce i consumi dell'uomo.
Con conseguente accelerazione nell'uso delle risorse naturali: la
popolazione è triplicata negli ultimi 70 anni, ma il consumo di acqua dolce è
aumentato di ben 6 volte. E con conseguente
aumento dell'inquinamento: l'anidride carbonica che sversiamo nell'atmosfera
come rifiuto è aumentata di 12 volte nel secolo che va dal 1900 al 2000.
La crescita dei consumi umani
è insostenibile per l'ambiente. Che,
infatti, reagisce. Le reazioni
dell'ambiente sono sia di tipo globale (inasprimento dell'effetto serra;
erosione della biodiversità; diminuzione dell'acqua potabile accessibile) che
di tipo locale (inquinamento delle città, erosione del suolo nelle
campagne). Entrambe si sentono. Nel mondo vi sono già 25 milioni di profughi ambientali e il numero è destinato a
crescere. L'organizzazione Mondiale di
Sanità calcola che il 20 o addirittura il 25% delle morti sull'intero pianeta
siano dovute a cause ambientali. Il
mancato accesso all'acqua potabile, per esempio, uccide 12 milioni di persone
all'anno. L'inquinamento dell'aria ne
uccide altri 3 milioni.
Il fatto è che il 50% delle
malattie respiratorie croniche, il 60% delle infezioni alle vie respiratorie,
il 90% delle diarree e il 90% dei contagi di malaria potrebbero essere evitati
con semplici interventi di tipo ambientale.
Interventi che non vengono realizzati.
3.
Entra in gioco la politica. Qui entra
in gioco la politica. Il rapporto tra
demografia ed economia non è affatto definito. Può essere declinato in mille modi. L'Europa ha avuto, nel corso degli ultimi due secoli, un enorme
sviluppo demografico e, insieme, un enorme sviluppo economico. L'uno ha favorito l'altro. l'Africa in
questo momento sta avendo uno sviluppo demografico che ancora non ha raggiunto
i livelli europei del passato, la crescita della popolazione è accompagnata da
un peggioramento delle condizioni economiche. Lo sviluppo demografico sta
inibendo lo sviluppo economico africano.
Il
mondo intero negli ultimi decenni, ha fatto registrare uno sviluppo economico
molto vicino a quello europeo. Ogni
anno viene creata ricchezza per circa 30.000 miliardi di dollari (66 milioni di
miliardi di lire): pari a un reddito medio pro capite di 12 milioni di lire.
Eppure nonostante questa ricchezza il 60% della popolazione nei paesi in via
di sviluppo (circa 2,5 miliardi di persone) vive in condizioni igieniche al di
sotto del minimo; il 33% non ha neppure accesso ad acqua pulita; il 25% non ha
un riparo adeguato; il 20% dei bambini non ha un'istruzione adeguata.
Lo
stato indigente di questa grossa fetta di popolazione nel Terzo Mondo, dicono
ancora gli esperti del Fondo delle Nazioni Unite, non dipende dalla
demografia. La densità di popolazione
in Olanda (anche la densità di popolazione calcolata sulla superficie arabile)
è molto superiore a quella dell'Africa sub-sahariana. Dipende da un altro
fattore, che gli scienziati sociali dell'UNFPA indicano con chiarezza: la
diseguaglianza. La causa dello stato di
indigenza in cui versa una maggioritaria della popolazione del Terzo Mondo
risiede nel fatto che la ricchezza è mal distribuita. Tanto che il 20% più fortunato consuma l'86%
di quei 30.000 miliardi di dollari prodotti annualmente nel mondo, mentre il
20% meno fortunato consuma appena l'1,3% di quelle risorse. I duecento uomini più ricchi del pianeta
hanno gli steso quattrini dei tre miliardi di uomini più poveri.
Esiste
un problema di distribuzione della ricchezza. Esiste, quindi, un problema
politico globale.
La
diseguaglianza economica è un problema in sé, soprattutto se è una
diseguaglianza così vistosa. Ma ha
anche una ricaduta ecologica. Sia
perché un bambino che nasce oggi in un paese industrializzato è destinato a
consumare risorse come 30 o addirittura 50 bambini nati nel Terzo Mondo. Sia perché il degrado ambientale cresce a
ritmo più sostenuto proprio dove è massima la povertà. La diseguaglianza crea degrado ambientale e
il degrado ambientale è uno dei modi di essere della diseguaglianza. il 98%
dei 2,5 miliardi di persone che vivono in ambienti chiusi inquinati sta nel
Terzo Mondo.
La
diseguaglianza economica ha, infine, un suo risvolto demografico. Tra mezzo secolo, nel 2050, i paesi ricchi
avranno, più o meno, la popolazione attuale: poco più di un miliardo di
persone. Ma i 49 paesi più poveri, dove
oggi abitano 670 milioni di persone, avranno una popolazione che è il triplo
dell'attuale: 1,9 miliardi di persone. Oggi in questi paesi il reddito pro
capite non supera un dollaro al giorno.
Con una popolazione triplicata, per conservare il medesimo standard
miserrimo di vita, dovrà almeno triplicare la ricchezza. Nel 2025 il mondo avrà 8 miliardi di
persone. Se si vorrà assicurare a tutti
una dieta sufficiente, la produzione di cibo dovrà raddoppiare e la
distribuzione dovrà fare passi da gigante.
Gli esperti sostengono che un uomo ha bisogno di 50 litri di acqua
pulita al giorno per soddisfare i suoi bisogni minimi. Nel 2050 saranno 4,2 miliardi (il 45% della
popolazione complessiva del pianeta) le persone che vivranno in paesi che,
allo stato, non sono in grado di erogarla.
Tocca alla politica risolvere questi problemi. E iniziare a scrivere il rapporto sullo stato della popolazione mondiale del 2050.