RASSEGNA STAMPA

7 NOVEMBRE 2001
PIETRO GRECO
La terra solfocata dai terrestri

L'aumento demografico non è più legato alla quantità di esseri umani nel mondo. E' un problema ecologico e politico

Nel 1960 eravamo 3 miliardi, oggi siamo 6,1 miliardi, nel 2050 saremo 9,3 miliardi: la crescita sta rallentando

Ma i consumi crescono a ritmo sempre più veloce, super-sfruttiamo le risorse naturali e il tasso di inquinamento si alza paurosamente

La crescita della popolazione umana sta rallentando. E cesserà quasi del tutto nei prossimi 40 o 50 anni.  Ma, intanto, aumentano sia la pressione con cui l'uomo lascia la sua impronta sull'ambiente, sia la pressione che l'ambiente modificato esercita sulla qualità della vita dell'uomo.

Insomma, a leggere bene il rapporto sullo «Sta­to della Popolazione Mondiale nel 2001» che il Fondo per la Popolazione delle Nazioni Uni­te (UNFPA) rende pubblico oggi, il problema demogafico risulta sempre meno un proble­ma interno a una specie (Homo sapiens sa­piens) e risulta sempre più un problema ecologico: un problema che coinvolge l'intera bio­sfera.  E, proprio per questo, cessa (se mai lo è stato) di essere un problema riproduttivo e diventa un problema squisitamente politico. E' un rapporto coraggioso, quello licenziato oggi dall'UNFPA, proprio perché lega in mo­do definitivo (e convincente) i cambiamenti demografici, i cambiamenti ecologici e la pro­spettiva politica di governo dei processi globali.

Analizziamolo in ciascuno di questi punti.

1. Il trend demografico.  Eravamo tre mi­liardi nel 1960.  Siamo 6,1 miliardi og­gi. Saremo 9,3 miliardi nel 2050.  La crescita è indubitabile, ma è una crescita che rallenta.  La popolazione mondiale, infatti, è aumentata del 100% negli ultimi 40 anni, ma aumenterà «solo» del 50% nei prossimi 50 anni.  La frenata è evidente.

Certo, la previsione dei tecnici dell'UNFPA è all'interno di una forbice piuttosto ampia.  Che oscilla tra un mondo che nel 2050 sarà abitato da «soli» 7,9 miliardi di persone dello scenario minimo e un mondo abitato da 10,9 miliardi di persone dello scenario massimo.  Tuttavia l'ipotesi mediana dei 9,3 miliardi di persone sembra la più plausibile.  Perché la fertilità, ovvero il numero di figli per donna, sta diminuendo velocemente dappertutto.  Anche nei paesi in via di sviluppo.  Dove era di ben 6 figli per donna nel 1969 e ora è dimezzata: 3 figli per donna.  E si ridurrà ulteriormente fino a 2,2 figli per donna tra il 2045 e il 2050.  E poiché oggi nei paesi industrializzati la fertili­tà non supera il valore di 1,6 figli per donna e nulla fa pensare che questo trend si modifiche­rà in maniera sensibile, risultano fondate le previsioni che fissano per 2045-2050 il perio­do in cui la popolazione umana nel suo com­plesso smetterà di crescere e, sostanzialmente, si stabilizzerà intorno ai 9 miliardi di indivi­dui (in una popolazione stabile, il numero di figli per donna è di poco superiore a 2).

Nove miliardi di individui può sembrare un valore alto, visto che è tre volte il numero di individui che abitavano la Terra nel 1960 e, addirittura, nove volte il numero di persone che vivevano il pianeta nel 1800.  Tuttavia può essere considerato un valore basso, se si considera che solo qualche anno fa le previsio­ni parlavano di un mondo abitato da 12 mi­liardi di persone.

Sebbene il trend di crescita si stia raffreddan­do, i cambiamenti demografici sono tuttora titanici.  Tre indici sono da segnalare, in parti­colare.  L'aspettativa di vita, è notevolmente aumentata: era di 46 anni nel 1950, è di 66 anni oggi.  Il tasso di urbanizzazione: ormai la metà della popolazione mondiale vive in città e ogni giorno 160.000 persone si trasferiscono dalla campagna in città.  Un esodo che in paesi come la Cina ha dimensioni bibliche.  Infine ci sono oggi nel mondo oltre un miliardo di giovani tra i 15 e i 24 anni che si accingono o almeno aspirano a entrare del mondo del lavo­ro. Un esercito grandioso che non avrà, in futuro ricambio adeguato.  Fra mezzo secolo,

infatti, la popolazione mondiale risulterà, me­diamente, molto più anziana di oggi, Ciò por­rà problemi nuovi Anche se, come dicono quelli dell'UNFPA, il mondo ha tutto il tempo di organizzarsi.

2. I cambiamenti ecologici.  Nel comples­so il quadro demografico è confortante.  In fondo l'umanità cresce meno di quanto ci si aspettasse.  Il problema è, rivelano gli esperti dell'UNFPA, che crescono a un rit­mo sempre più veloce i consumi dell'uomo.  Con conseguente accelerazione nell'uso delle risorse naturali: la popolazione è triplicata ne­gli ultimi 70 anni, ma il consumo di acqua dolce è aumentato di ben 6 volte.  E con conse­guente aumento dell'inquinamento: l'anidri­de carbonica che sversiamo nell'atmosfera co­me rifiuto è aumentata di 12 volte nel secolo che va dal 1900 al 2000.

La crescita dei consumi umani è insostenibile per l'ambiente.  Che, infatti, reagisce.  Le reazio­ni dell'ambiente sono sia di tipo globale (ina­sprimento dell'effetto serra; erosione della bio­diversità; diminuzione dell'acqua potabile accessibile) che di tipo locale (inquinamento del­le città, erosione del suolo nelle campagne).  Entrambe si sentono.  Nel mondo vi sono già 25 milioni di profughi  ambientali e il numero è destinato a crescere.  L'organizzazione Mon­diale di Sanità calcola che il 20 o addirittura il 25% delle morti sull'intero pianeta siano do­vute a cause ambientali.  Il mancato accesso all'acqua potabile, per esempio, uccide 12 mi­lioni di persone all'anno.  L'inquinamento del­l'aria ne uccide altri 3 milioni.

Il fatto è che il 50% delle malattie respiratorie croniche, il 60% delle infezioni alle vie respiratorie, il 90% delle diarree e il 90% dei contagi di malaria potrebbero essere evitati con semplici interventi di tipo ambientale.  Interventi che non vengono realizzati.

3. Entra in gioco la politica.  Qui entra in gioco la politica.  Il rapporto tra demo­grafia ed economia non è affatto defi­nito.  Può essere declinato in mille modi.  L'Eu­ropa ha avuto, nel corso degli ultimi due seco­li, un enorme sviluppo demografico e, insie­me, un enorme sviluppo economico.  L'uno ha favorito l'altro. l'Africa in questo momento sta avendo uno sviluppo demografico che ancora non ha raggiunto i livelli europei del passato, la crescita della popolazione è accompagnata da un peggioramento delle condizioni economiche. Lo sviluppo demografico sta inibendo lo sviluppo economico africano.

Il mondo intero negli ultimi decenni, ha fatto registrare uno sviluppo economico molto vicino a quello europeo.  Ogni anno viene creata ricchezza per circa 30.000 miliardi di dollari (66 milioni di miliardi di lire): pari a un reddi­to medio pro capite di 12 milioni di lire. Eppu­re nonostante questa ricchezza il 60% della popolazione nei paesi in via di sviluppo (circa 2,5 miliardi di persone) vive in condizioni igieniche al di sotto del minimo; il 33% non ha neppure accesso ad acqua pulita; il 25% non ha un riparo adeguato; il 20% dei bambi­ni non ha un'istruzione adeguata.

Lo stato indigente di questa grossa fetta di popolazione nel Terzo Mondo, dicono ancora gli esperti del Fondo delle Nazioni Unite, non dipende dalla demografia.  La densità di popolazione in Olanda (anche la densità di popolazione calcolata sulla superficie arabile) è mol­to superiore a quella dell'Africa sub-sahariana. Dipende da un altro fattore, che gli scien­ziati sociali dell'UNFPA indicano con chiarez­za: la diseguaglianza.  La causa dello stato di indigenza in cui versa una maggioritaria della popolazione del Terzo Mondo risiede nel fat­to che la ricchezza è mal distribuita.  Tanto che il 20% più fortunato consuma l'86% di quei 30.000 miliardi di dollari prodotti annualmen­te nel mondo, mentre il 20% meno fortunato consuma appena l'1,3% di quelle risorse.  I duecento uomini più ricchi del pianeta hanno gli steso quattrini dei tre miliardi di uomini più poveri.

Esiste un problema di distribuzione della ric­chezza. Esiste, quindi, un problema politico globale.

La diseguaglianza economica è un problema in sé, soprattutto se è una diseguaglianza così vistosa.  Ma ha anche una ricaduta ecologica.  Sia perché un bambino che nasce oggi in un paese industrializzato è destinato a consuma­re risorse come 30 o addirittura 50 bambini nati nel Terzo Mondo.  Sia perché il degrado ambientale cresce a ritmo più sostenuto pro­prio dove è massima la povertà.  La disegua­glianza crea degrado ambientale e il degrado ambientale è uno dei modi di essere della dise­guaglianza. il 98% dei 2,5 miliardi di persone che vivono in ambienti chiusi inquinati sta nel Terzo Mondo.

La diseguaglianza economica ha, infine, un suo risvolto demografico.  Tra mezzo secolo, nel 2050, i paesi ricchi avranno, più o meno, la popolazione attuale: poco più di un miliar­do di persone.  Ma i 49 paesi più poveri, dove oggi abitano 670 milioni di persone, avranno una popolazione che è il triplo dell'attuale: 1,9 miliardi di persone. Oggi in questi paesi il reddito pro capite non supera un dollaro al giorno.  Con una popolazione triplicata, per conservare il medesimo standard miserrimo di vita, dovrà almeno triplicare la ricchezza.  Nel 2025 il mondo avrà 8 miliardi di persone.  Se si vorrà assicurare a tutti una dieta sufficien­te, la produzione di cibo dovrà raddoppiare e la distribuzione dovrà fare passi da gigante.  Gli esperti sostengono che un uomo ha biso­gno di 50 litri di acqua pulita al giorno per soddisfare i suoi bisogni minimi.  Nel 2050 saranno 4,2 miliardi (il 45% della popolazio­ne complessiva del pianeta) le persone che vivranno in paesi che, allo stato, non sono in grado di erogarla.

Tocca alla politica risolvere questi problemi.  E iniziare a scrivere il rapporto sullo stato della popolazione mondiale del 2050.
inizio pagina
vedi anche
Ecologia