RASSEGNA STAMPA

5 NOVEMBRE 2001
LUCIO COLLETTI
Colletti: «La storia non ha mai torto»

«Disconosco il trionfalismo dogmatico con cui un tempo ho difeso la giustezza di ogni rigo di Marx»

Le mie origini intellettuali sono state simili a quelle di quasi tutti gli intellettuali italiani della mia generazione.  Il punto di parten­za, nel corso degli ultimi anni del fascismo, fu la filosofia neoidealistica di Benedetto Croce e Giovanni Gentile.  Scrissi la mia tesi di laurea, nel 1949, sulla logica di Croce, sebbe­ne già allora fossi su posizioni critiche nei con­fronti del crocianesimo.  In seguito, tra il 1949 e il '50 maturò a poco a poco la decisione di entrare nel Pci.  Debbo aggiungere che fu una decisione per molti versi assai difficile e che - sebbene ciò possa oggi sembrare incredibile - non furono gli scritti di Gramsci ad esercitare l'influenza decisi­va. Al contrario fu la lettura di alcuni testi di Lenin che determinò la mia adesione al Pci.

La milizia nel partito fu per me un'esperienza estremamente importante e positiva.  Posso dire che se dovessi rivivere un'altra volta la mia vita ripeterei entrambe le esperienze, sia quella dell'ingresso sia quel­la dell'uscita dal partito.  Non rimpian­go né l'una né l'altra delle due decisio­ni. Furono entrambe svolte decisive nella mia formazione.  L'importanza principale della milizia nel Pci consi­sté essenzialmente in questo: il partito era la sede in cui una persona come me, di formazione esclusivamente intellettuale, poteva avere per la prima volta un contatto reale con gente di altri gruppi sociali, che non avrei altri­menti mai incontrato se non in tram o in autobus.

Per quel che riguarda il comunismo italiano, il Pci possiede certo alcuni tratti distintivi rispetto agli altri partiti di formazione stalinista classica, tratti che sono in un certo senso più di de­stra e revisionisti.  Nella sostanza però - nei meccanismi che presiedono le sue scelte politiche, nella sua selezio­ne dei dirigenti, in tutto il modo in cui si forma la volontà politica dell'orga­nizzazione - il Pci è restato un partito fondamentalmente stalinista, l'espulsione del gruppo del Manifesto nel 1970 dimostra quanto siano limitati in realtà i margini effettivi per il dibatti­to politico e per la lotta all'interno del partito.  Questo non significa, ovviamente, che non esistano conflitti poli­tici all'interno del Pci.  Questi conflitti ci sono, ma sono camuffati e tenuti nascosti alla base del partito la quale resta all'oscuro dei termini in cui av­viene la lotta segreta ai vertici.  Il mili­tante di base resta perciò perenne­mente confinato in una condizione subalterna e atomizzata.  Il militante comunista medio viene trasformato da elemento di avanguardia in elemento di retro­guardia, il cui compito consiste semplicemente nell'eseguire direttive politiche decise sopra la sua testa.

In Occidente il marxismo è diventato un feno­meno semplicemente culturale ed accademico; mentre in Oriente i processi rivoluzionari si sono sviluppati in un contesto troppo arretrato per permettere la realizzazione del socialismo ed hanno inevitabilmente trovato espressione in idee e tradizioni non marxiste. Questa separazio­ne tra Occidente e Oriente ha gettato il marxismo in una crisi molto lunga.  Sono purtroppo gli stes­si marxisti a mascherare e reprimere sistematica­mente la presa di coscienza di questa crisi.  Secon­do me, invece, il marxismo può sperare di sopravvivere e di superare la prova solo scontrandosi precisamente con questi problemi.

Naturalmente il contributo che un individuo o anche un gruppo ristretto di compagni può forni­re in questa direzione è in sé molto esiguo.  In ogni caso però, è questa la direzione in cui mi sforzo attualmente di lavorare e sotto questo pro­filo, devo esprimere la più profonda insoddisfa­zione nei confronti di ciò che ho fatto finora.  Mi sento straordinariamente lontano dalle cose che ho scritto: nel migliore dei casi, infatti, non mi sembrano niente di più che un richiamo ai princi­pi contro la realtà.  Ma da un punto di vista marxi­sta la storia non può mai avere torto: in altri termini non si possono mai opporre dei puri e semplici assiomi a priori all'evidenza dello sviluppo storico effettivo.  Il vero compito sta nello studiare perché la storia ha preso una strada diversa da quella prevista nel Capitale. E' probabile che chiunque voglia studiare questo fatto con onestà debba mettere in discussione alcuni cardini del­lo stesso pensiero di Marx.  Oggi, dunque, disco­nosco completamente il trionfalismo dogmatico con cui, un tempo, ho difeso la giustezza di ogni rigo di Marx .

In breve, o il marxismo ha la capacità - che io certamente non ho - di produrre opere di quel livello, oppure sopravviverà come un puro e semplice hobby di qualche professore universitario.  Ma in quel caso sarà veramente motto, e i chieri­ci potranno tranquillamente trovare un nome nuovo per i loro riti.
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