![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 30 OTTOBRE 2001 |
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Lo studioso Larry Siedentop analizza le radici religiose della
convivenza politica nel nostro Continente
I fondamenti del pensiero liberale derivano dalla riflessione
cristiana che ha influenzato anche l'ebraismo
Grazie alle
verità introdotte dal cristianesimo e difese dal papato "l'Europa ha
potuto disporre in partenza di una sorta di costituzione, di un senso dei
limiti all'uso legittimo del potere pubblico, limiti stabiliti dai diritti
morali". Un percorso diverso da quello seguito da ebraismo e islam. La
religione di Allah, infatti, "non ha prodotto niente di simile ai
fondamenti del pensiero liberale occidentale". Mentre quella della Torah è
rimasta sostanzialmente legata al suo popolo, alle caratteristiche di un
gruppo.
L'analisi
sul rapporto delle grandi religioni del libro con le idee democratiche e
liberali occupa un intero capitolo del volume La democrazia in Europa
(Einaudi, pagine 304, lire 32.000), nel quale il politologo di Oxford Larry Siedentop
cerca di trovare le fondamenta morali del processo unitario troppo schiacciato
- a suo parere a causa del marxismo, dell'utilitarismo e di un certo tipo di
liberismo - sul dato economico.
Per l'autore
tra i principali elementi fondanti dell'identità del continente stanno, invece,
la valorizzazione dell'individuo e l'universalismo appannaggio della fede in
Cristo. "La rivoluzione morale - afferma senza mezzi termini - avvenne
grazie all'avvento del cristianesimo, che offrì le basi etiche della democrazia
moderna, creando uno status morale per gli individui - in quanto figli di Dio -
che finì per tradursi in uno status o ruolo sociale". Eguaglianza tra
tutti gli uomini e fede cristiana sono intimamente legate, tanto che trascurare
questo nesso può portare a non comprendere "la democrazia moderna, le sue
fonti e i suoi dilemmi".
Certo, il
carattere universalista accomuna cristianesimo e islam, nota Siedentop. Ma, guardando
a fondo, le differenze sono molto marcate. I maomettani più che la "pari
libertà", tratto comune tra pensiero liberale e fede cristiana,
"sottolineano la "pari sottomissione" dei credenti alla volontà
di Allah". Poi per loro "si tratta di seguire più le regole che i
diritti della coscienza". Da che cosa derivano queste differenze?
Siedentop mette in rilevo il contributo decisivo portato al cristianesimo da
filosofia greca - con la sua attenzione alla persona - e dal diritto romano.
Infine, il cristianesimo "si è diffuso principalmente tramite la
persuasione, mentre l'islamismo è dilagato dalla penisola araba e si è diffuso
con le armi". Insomma, finora le società basate sul Corano sono state
refrattarie al liberalismo. E Siedentop interpreta il fondamentalismo proprio
come reazione ad esso in quanto dietro vi si vede all'opera il cristianesimo.
Questo
invece ha esercitato un certo fascino sui "fratelli maggiori" ebrei.
O almeno sui pensatori che hanno sposato la causa liberale come Isaiah
Berlin. Egli avrebbe percorso una sorta di via di mezzo tra le due idee di
pluralismo che Siedentop individua: la prima che "contempla i gruppi
sociali o culture ognuno circoscritto dalla definizione ed espressione dei
propri valori"; l'altro basato sulla scelta volontaria dei singoli di
"perseguire diversi valori all'interno di una struttura di leggi che
proteggono la libertà individuale". Una differenza percepibile ad occhio,
ad esempio, nel dibattito sulle scuole islamiche. Seguendo il primo principio,
esse sarebbero sacrosante. Ma che dire se esse predicano la sottomissione della
donna o altre idee che "molti ritengono odiose" e "che
contraddicono in pieno le nostre intuizioni sulla giustizia"?
Una visione pessimistica sul futuro dell'integrazione? Un sopravvalutare il contributo delle religioni in una società sempre più secolarizzata e sempre più disponibile ad accogliere nuove visioni del mondo? La realtà per Siedentop è che tutto si gioca nel rapporto tra "eguaglianza morale e piena libertà". Quando esso "viene negato non è possibile distinguere chiaramente tra semplice comportamento conforme e autentica condotta morale". Confusione che "pianta il seme della tirannia". Perciò "il futuro dell'Europa e la sua capacità di "creare libere istituzioni paneuropee" dipenderà "dal grado di consapevolezza della propria identità morale che riuscirà a sviluppare".