![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 28 OTTOBRE 2001 |
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Ci sono
circostanze in cui non è un capriccio: "Serve a evitare che il bimbo possa
avere certe malattie ereditarie" spiega Carlo Flamigni, direttore del
Centro di fisiopatologia della riproduzione dell'Ospedale Sant'Orsola di
Bologna e membro del Comitato nazionale di bioetica. "Alcune malattie si
trasmettono solo ai figli di un sesso e non a quelli dell'altro". Si pensi
per esempio a una donna che è portatrice sana dell'emofilia: metà dei suoi
figli maschi saranno emofilici, mentre le femmine saranno tutte sane o, alla
peggio, portatrici anch'esse, ma in ogni caso non soffriranno della malattia.
"In casi come questo, escludere la possibilità di avere figli maschi è
ragionevole" osserva il ginecologo di Bologna. I motivi medici sono
l'unica valida ragione riconosciuta dalle leggi di paesi come la Spagna, la
Germania o il Regno Unito, che vietano la selezione prenatale in ogni altra
circostanza. Sulle stesse posizioni si attesta la Convenzione di Oviedo sui
diritti umani e la biomedicina, promossa dal Consiglio d'Europa, mentre
l'Italia non ha una normativa al riguardo.
Discussione
accesa
Mentre
sull'uso terapeutico i pareri sono abbastanza unanimi, c'è chi ventila la
possibilità di consentire la selezione anche in altri casi. E su questo gli
addetti ai lavori si accapigliano. Il dibattito è stato riacceso di recente da
una lettera ai ginecologi statunitensi di John Robertson, capo della
Commissione etica dell'Associazione americana per la medicina riproduttiva.
"L'idea non è sbagliata" scrive Robertson, "perché ogni coppia
ha diritto alla "varietà di genere sessuale". Secondo il ginecologo
statunitense, chi ha già un figlio maschio e decide di metterne al mondo un
altro ha diritto a scegliere che il nuovo pargolo sia una femmina, e viceversa.
"E' solo una voce tra le tante" precisa Flamigni. "La sua non è
che una delle sei associazioni che negli Stati Uniti radunano i professionisti
della riproduzione assistita".
Sulla stessa
linea si schiera, dall'altra parte dell'oceano, il bioeticista britannico David
McCarthy, dell'Università di Bristol.
McCarthy
richiede a gran voce la legalizzazione della selezione prenatale nel Regno
Unito e ha una posizione ancora più decisa. "E' una pura questione di
scelte personali. Ciascuno al giorno d'oggi decide quando mettere al mondo i
figli e quanti farne o se non averne affatto; e lo decide anche in funzione delle
sue esigenze di lavoro, del desiderio di carriera. La scelta di avere un
maschio o una femmina non è diversa e non c'è ragione perché lo Stato debba
vietarla. Chi non è d'accordo non sarebbe obbligato a farlo, ma non è giusto
impedirlo a chi non vi vede niente di male".
Selezione
innaturale
Non tutti
naturalmente sono d'accordo. James Grifo, presidente dell'Associazione per la
tecnologia della riproduzione assistita, controbatte che la selezione prenatale
va condannata perché è comunque una forma di discriminazione sessuale. E c'è
chi va oltre, evocando un futuro in cui i figli verranno programmati su misura:
se oggi si permette di scegliere il sesso, domani, quando le conoscenze
genetiche consentiranno di prevedere altri caratteri come il colore degli occhi
e dei capelli, si chiederà di stabilire in anticipo anche questi aspetti, e
magari si rifiuteranno bambini non conformi alle mode del momento. Senza
arrivare a tanto, la semplice prospettiva della selezione del sesso, se
applicata su ampia scala, può portare a scenari preoccupanti: si pensi a cosa
accadrebbe se oggi, come nei tempi passati, uno dei due sessi fosse ritenuto
preferibile all'altro. "Studi sociologici ci dicono che, se esistesse un
metodo semplice e affidabile per avere con certezza maschi, la maggior parte
delle coppie opterebbe per questa scelta" spiega Flamigni. "E i più
non farebbero un secondo figlio, perché ormai la maggior parte delle famiglie
non va oltre il primo. Si produrrebbe allora uno squilibrio profondo nella
società e i ruoli stessi, maschile e femminile, sarebbero stravolti". Nel
caso del primogenito, insomma, la selezione sembra particolarmente
sconsigliabile, tant'è che persino alcuni centri che negli Stati Uniti offrono
questa possibilità non la permettono se non per i figli successivi, a scopo di
riequilibrio.
Motivi
futili
Per il momento comunque, più che le preoccupazioni per il futuro, a frenare gli entusiasmi sono le difficoltà concrete. Tant'è vero che in Italia, dove la selezione del sesso si pratica con entrambe le tecniche disponibili, il numero di coppie che vi ricorre è davvero minimo. "Il vero problema, oggi, è che la procedura più semplice ed economica dà risultati molto incerti: accresce le probabilità di avere il maschio o la femmina desiderati, ma non dà alcuna garanzia. E se un genitore pensa di ricorrervi perché ha quattro maschi, rinuncerà ben presto quando si renderà conto che, a onta della selezione, corre un "rischio" non piccolo di ritrovarsene un quinto. L'alternativa, la procedura più sicura che ricorre alla fecondazione in vitro, è invasiva ha costi che non sono certo alla portata di tutti". "D'altronde - conclude ironico Flamigni - se qualcuno non ricorre alla selezione per motivi medici, ma vuole il maschietto perché si intona meglio con la carta da parati azzurra, è giusto che paghi".