![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 22 OTTOBRE 2001 |
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Terrorismo, globalizzazione, gli errori degli Usa, il ruolo
dell'Europa. Parla Alain de Benoist, ideologo della nuova destra
"Dopo
la guerra, un'Europa nuova, finalmente unita, dovrà bloccare l'immigrazione
selvaggia. Non possiamo permetterci le avanguardie di Bin Laden in casa nostra.
Berlusconi ha fatto bene, commentando l'incontro a tre di Gand, a ribadire il
ruolo dell'Italia". È un Alain de Benoist a tutto campo quello che a
margine di un convegno svoltosi a Lecce, organizzato dal gruppo
europarlamentare dell'Uen (Unione per l'Europa delle nazioni) a cui appartiene
il sindaco di An della città Adriana Poli-Bortone, parla di globalizzazione,
federalismo, Stati nazionali e, ovviamente, del mondo dopo gli attentati alle
Torri gemelle dello scorso 11 settembre e la reazione militare degli Usa. Il
maitre à penser francese della cultura di destra non smette di provocare e
lanciare strali in ogni direzione, confermando a pieno titolo la nomea di
pensatore scomodo e anticonformista. Perché occorre bloccare l'immigrazione?
"Perché
fino a ora è mancata un'immigrazione di qualità, basata su precise regole e
strategie di integrazione. Perché le ondate migratorie non hanno arricchito la
loro, né la nostra cittadinanza. L'immigrazione selvaggia ha portato unicamente
problemi ed enormi difficoltà agli Stati, dalla criminalità, al disagio. E il
risultato é stato l'indebolimento dell'identità culturale, sia loro, sia
nostra".
Allora aveva ragione il cardinale Biffi quando chiedeva di
preferire l'immigrazione cristiana a quella islamica?
"L'identità
religiosa è un elemento fondamentale e, alla luce dell'11 settembre, non più
trascurabile. Diciamo che i Paesi occidentali hanno sottovalutato
l'implicazione religiosa. Per integrare bene un immigrato non ci si deve
limitare al solo dato economico e sociale. Però, nel quadro di un nuovo stop
all'immigrazione selvaggia, non bisognerà generalizzare nemmeno sugli islamici
o imbastire processi sommari. Il compito della politica è evitare che si
uniscano contro di noi, separando, ad esempio, gli integralisti dai moderati
che non vanno assolutamente demonizzati".
La risposta militare Usa va in questa direzione?
"La mia
preoccupazione è che la guerra duri anche tre anni, che non arrivi a nessun
obiettivo e che finisca per ingigantire proprio Bin Laden, sia vivo, in qualità
di potenziale capo di un unico Stato islamico, sia morto, come martire. Ripeto,
il mondo islamico non è un blocco omogeneo. Stiamo attenti a creare con le
nostre stesse mani una guerra santa. Il pericolo é ovunque. Il terrorismo é
ormai globale e utilizza le armi di quella modernità che si prefigge di
distruggere. Il ricorso al bioterrorismo, la tipologia degli attentati rispetto
al passato (gli aerei che si trasformano in bombe) sono purtroppo emblematici e
un punto di non ritorno".
Quindi Bush e i suoi alleati stanno sbagliando?
"Non
dico che stanno sbagliando. Ma più che l'intervento militare diretto in
Afghanistan sarei intervenuto a livello di polizia internazionale, avrei
potenziato l'opera e l'azione di intelligence internazionale, mi sarei occupato
dei canali finanziari che alimentano il terrorismo, avrei tentato di risolvere
la questione Israele-Palestina, il vero snodo dell'emergenza mondiale. Il
maccartismo che sostituisce gli islamici ai comunisti, non ha molto
senso".
E gli alleati?
"Altro
punto dolente. Sta tornando l'Occidente con la o maiuscola. Valore
metapolitico, strategico e militare che si giustificava al tempo della guerra
fredda, con i due grandi blocchi in piedi, armati e minacciosi. Ma oggi
l'Occidente cos'è? É un'entità politica o una colonia americana? Perché,
invece, non parliamo di Europa, di ciò che significa, di ciò che intende fare,
quale dignità intende darsi e che politica intende svolgere? La verità è che
l'Europa non esiste. È un bluff".
Ma la Ue, comunque, é una realtà e tra tre mesi entrerà in vigore
l'euro...
"Appunto,
c'è unicamente l'Europa dei mercati, dei finanzieri, delle banche, delle
istituzioni, tipo il Fmi, il Wto e la Banca centrale senza controlli e
legittimazione democratica. Non c'é l'Europa politica espressione della
sovranità dei popoli. E finché non ci sarà l'Europa, non lamentiamoci se non
viene presa in considerazione e se gli Usa agiscono molto spesso come se non
contassimo nulla".
Cosa direbbe
in questi giorni ai governi europei?
"Di non
appiattirsi sugli americani per quanto riguarda la politica militare ed estera.
Di unirsi e trovare un'intesa stabile per il futuro, a cominciare dai valori
comuni mai individuati. Di non ripetere l'episodio di Gand, il famoso incontro
a tre. Quando l'Europa non c'è, è naturale che gli Stati vadano per contro
proprio. Berlusconi ha fatto bene a lanciare un messaggio deciso ai suoi colleghi
europei. Da una parte, ha ridimensionato il summit, dall'altra, si è
arrabbiato".
Come sarà il mondo dopo le Torri gemelle e Bin Laden?
"C'è e
continuerà ad esserci la globalizzazione, ossia l'interdipendenza dei mercati,
il villaggio globale. Ma tale contenitore andrà sempre riempito di contenuti.
La scommessa della nostra civiltà sarà, infatti, affiancare alla
globalizzazione economica, la globalizzazione dei diritti, delle identità e
della giustizia. Dall'economia di mercato non possiamo passare alla società di
mercato. Sarebbe drammatico".
E poi?
"Due strade vedo per l'uomo contemporaneo. Una, che recuperi la società dal basso, la comunità, le radici identitarie, la famiglia, la "micropolitica" sui grandi spazi astratti e universalistici che corrono il rischio di fare da anticamera a un totalitarismo ben peggiore di quelli che il Novecento ha attraversato e vissuto sulla propria pelle. Con un cittadino ridotto a rango di consumatore-apolide. La seconda, stretta conseguenza della prima, volta verso un federalismo globale, l'impero post-moderno, che superi la democrazia rappresentativa in crisi, in nome di una democrazia totale partecipativa, dai territori, alle fabbriche, alle nazioni".