![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 19 OTTOBRE 2001 |
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Da oggi un convegno su "psicoanalisi e religione".
Esperti a confronto
Affrontate anche le dinamiche dei nuovi movimenti
"La
religione è la nevrosi ossessiva universale dell'umanità" e si pone come
"implacabile nemica della libertà di pensiero e del progresso verso la
conoscenza della verità": Sigmund Freud - alla fine degli anni Trenta -
aveva così sancito l'impossibilità di una qualsiasi forma di dialogo tra
psicoanalisi e religione. D'altra parte, non era solo la comunità degli
psicoanalisti a trincerarsi dietro la pretesa di fondare le proprie scoperte
"su una universale concezione scientifica del mondo, con la quale la
religione resta incompatibile": anche la Chiesa cattolica si opponeva con
un netto rifiuto alla pratica di una scienza che, ancora nel 1952, veniva
definita "un peccato mortale". Intorno agli anni Sessanta, quella che
potrebbe essere ritenuta una svolta epocale: i rispettivi ambiti di indagine si
avvicinano, riuscendo a dare origine ad uno scambio di vedute costruttivo e
fertile.
Alcuni
psicologi cattolici si accostano alle teorie psicoanalitiche e la Chiesa stessa
- nel 1993 - riconosce "il grande apporto della psicologia del profondo
alla comprensione del simbolo, necessaria per l'interpretazione del linguaggio
immaginifico della Bibbia", mentre la comunità scientifica "rinuncia
a pronunciarsi su origine, finalità e valore della religione".
A confermare
che adesso - anche a livello istituzionale - religione e psicoanalisi si
trovano su posizioni non più contrapposte, tra oggi e domenica 21 ottobre si
svolgerà a Verona il convegno internazionale "Psicoanalisi e
religione", organizzato dall'Istituto sorelle della misericordia e dalla
Società italiana di psicologia della religione (Sipr): inoltre, anche la
Società psicoanalitica italiana ha, per la prima volta, accettato di occuparsi
del tema e numerosi suoi membri parteciperanno all'iniziativa. I presidenti del
convegno sono Fabio De Nardi e Mario Aletti, presidente del Sipr: tra i
relatori sono particolarmente significative le presenze di Gaetano Benedetti,
Salomon Resnik, Ana-Maria Rizzuto e Antoine Vergote.
Proprio
Mario Aletti sottolinea l'importanza che, nella visione dello psicologo,
assumono oggi le "diverse manifestazioni del "religioso" sia
nella coscienza individuale, sia all'interno della società": il convegno
di Verona intende proporsi come sede di studio e dibattito sul ruolo ricoperto
dal "sentimento del divino" nel panorama della riflessione
psicoanalitica attuale. La nascita e poi la diffusione di una scienza specifica
- la psicologia della religione - hanno finalmente chiarito i rispettivi campi
di competenza delle due "ex-nemiche storiche", precisando che le
indagini analitiche sui disturbi psicopatologici religiosi ricercano solo
"la verità psicologica della condotta religiosa ed hanno per oggetto il
vissuto psichico e non la religione in quanto tale".
Inoltre, gran parte dei temi affrontati nelle giornate del convegno di Verona partecipa di diritto a quel discorso globale sul senso e sulle conseguenze pratiche del pensiero religioso che da anni - e proprio in questo momento con particolare violenza - coinvolge Occidente e Oriente. Aletti ricorda che "l'instaurarsi di un rapporto quotidiano con diversità etniche e religiose, l'emergere dei cosiddetti "nuovi movimenti religiosi" e, nel contempo, il ritorno delle religioni tradizionali che, nell'attuale crollo delle ideologie, appaiono tra le poche matrici forti di valori e comportamenti etici".