![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 24 SETTEMBRE 2001 |
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Creata dai
ragazzi sordi, oggi viene studiata dai linguisti
Le
labbra si muovono afone e frenetiche.
Le mani roteano in aria veloci e silenziose, mentre le dita si
intrecciano, cercando di tener loro dietro. Nessuno afferra i significati dei
gesti che da anni alcuni bambini di Managua si scambiano tra loro al parco
giochi, in strada, sullo scuola-bus. Insomma,
quando sono tra di loro. E' solo mimica, tagliano corto gli insegnanti. Niente
affatto, ribattono sbigottiti e ammirati i linguisti: quei gesti si rincorrono
l'un l'altro seguendo regole precise, grammaticali, e soprattutto comunicando
concetti complessi. Quei gesti sono l'espressione di un linguaggio. Un
linguaggio nuovo e in rapida evoluzione, inventato in modo del tutto spontaneo
dai bambini sordi del Nicaragua.
Il
«Linguaje de Signos Nicaraguense», il linguaggio nicaraguense dei segni, è
nato alla fine degli anni '70, è stato scoperto dagli esperti di linguistica alla metà degli anni '80 ed è stato
di fatto «riconosciuto» come nuova lingua in formazione dalla comunità
scientifica con un articolo pubblicato nelle scorse settimane sulla rivista Psychological Science. Si tratta di
un caso davvero unico, commenta su Science
Steven Pinker, il direttore del centro di neuroscienze cognitive del
Massachusetts Institute of Technology di Boston, che citava il «Lenguaje de
Signos Nicaraguense» già nel libro, «L'Istinto del Linguaggio», che ha
pubblicato in italiano per i tipi della Mondadori nella primavera del
1997. Perché attraverso quei segni che
si sono inventati i bambini del Nicaragua noi linguisti per la prima volta
abbiamo la possibilità di studiare, in tempo reale, come emerge la struttura
di un linguaggio proprio mentre quel linguaggio viene creato.
La
nuova lingua nasce per caso, come abbiamo detto, alla fine degli anni '70,
quando il nuovo governo sandinista del Nicaragua organizza delle scuole per
bambini sordi. In quel momento bambini
che erano rimasti nelle loro famiglie di parlanti si incontrano per la prima
volta in gran numero e formano una massa critica di persone che hanno
particolari esigenze di comunicazione.
Gli insegnanti, tuttavia, non sono sordi. E insegnano ai loro studenti
lo spagnolo parlato, non il linguaggio dei segni per sordomuti. Ma fuori dalle aule scolastiche i bambini
trovano scomodo comunicare con una lingua parlata che non possono parlare. E così si inventano dei gesti con cui
dialogare in maniera più comoda. E' con questi gesti che iniziano a comunicare
per strada.
Tuttora
i giovani nicaraguensi che alla fine degli anni '70 si ritrovarono a scuola
dialogano attraverso il «Lenguaje de Signos» che inventarono allora. Fin qui
per la verità, non c'è nulla di nuovo.
Questo tipo di linguaggio di compromesso inventato in maniera spontanea
da persone che non si comprendono e che si trovano, improvvisamente, nella necessità
di comunicare è già noto ai linguisti, che lo designano con il nome di
«pidgin». Il pidgin non è un linguaggio vero e proprio, è un modo piuttosto
rudimentale di comunicare. Spesso però succede che i bambini non si
accontentino di frammenti di un linguaggio, ma inventino una complessità
grammaticali in grado di esprimere la complessità dei concetti che si sviluppano
nella loro mente e che hanno il bisogno di comunicare. Spesso succede, quindi, che i bambini
trasformino il pidgin in una vera lingua, la loro lingua madre, che gli esperti
chiamano creolo. Si ha notizia di molti pidgin trasformati in creolo. Ma nessuna di queste trasformazioni ha mai
avuto un linguista che ne studiasse l'evoluzione in tempo reale.
Ora,
sostengono le psicolinguiste Annie Senghas e Marie Coppola, anche il
«Lenguaje de Signos Nicaraguense» da pidgin smozzicato si sta trasformando in
una vera lingua. Una lingua così ben
strutturata e così diversa dalla «mimica» originaria, che è bene darle un
altro nome. Il nome di «Idioma de Signos
Nicaraguense», di idioma nicaraguense dei segni. E il bello è che ad aver realizzato l'evoluzione da pidgin a idioma
non sono stati i bambini degli anni '70 diventati adolescenti e poi giovani, ma
la generazione successiva di bambini sordi, quella che ha iniziato a frequentare
la scuola dopo il 1983. Quei soldi di
cacio di cinque, sei o al massimo dieci anni, hanno appreso il pidgin ma vi
hanno iniettato dentro regole grammaticali sempre più complesse e ora
comunicano non con i segni frammentati dei loro fratelli più grandi ma con un
linguaggio ricco e fluente.
Ma c'è di più. Le regole grammaticali che i nuovi venuti hanno inventato non sono le regole grammaticali della lingua spagnola o di qualsiasi altra lingua. Sono regole affatto nuove. E questa, a giudizio di Annie Senghas, Marie Coppola e dello stesso Steven Pinker, è una chiara dimostrazione dell'esistenza, teorizzata da Noam Chomsky, di un «sistema di acquisizione del linguaggio» innato in ciascuno di noi e che ci consente, da bambini, o di apprendere velocemente un qualsiasi linguaggio in uso nell'ambiente che ci ospita o, all'occorrenza, di inventarne uno del tutto nuovo. L'emergenza del linguaggio è considerata una delle «invenzioni» più alte della mente. Forse l'«invenzioni» dell'evoluzione biologica che più di ogni altra caratterizza la mente dell'uomo. Finora i linguisti avevano dovuto cercare e studiare i resti fossili dell'emergenza del linguaggio. I bambini sordi del Nicaragua offrono loro l'opportunità di analizzare un linguaggio mentre emerge. E quindi di realizzare il grande sogno di Steven Pinker e di tutti i neuroscienziati: studiare come la mente crea il linguaggio.