![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 11 SETTEMBRE 2001 |
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Il rapporto tra intellettuali e potere e tra intellettuali e politica è un problema storico che può essere ricondotto fino alla "Republica" diPlatone. Aprendo la sua riflessione all’analisi storica e filosofica, Norberto Bobbio si interroga su questo tema nel suo ultimo saggio.
L’intellettuale non esercita il suo potere sui corpi o sugli oggetti, bensì sulle menti, attraverso discorsi e scritti. Per Bobbio, la cultura deve avere sì una sua autonomia, ma essa interagisce con il potere politico ed economico. Gli intellettuali hanno il compito di indirizzare i politici con le loro conoscenze. Ugualmente, però, l’intellettuale può dissentire dal potere politico soprattutto in quei regimi dove non vi è libertà o comunque dove la democrazia è compromessa. Inoltre Bobbio sostiene che la differenza fra un politico ed un uomo di cultura sta nel fatto che il secondo cerca nella politica eticità e fini ultimi, perché la cultura non venga ridotta a sola dimensione della politica.
In ogni epoca storica ci sono stati e ci saranno gli intellettuali che, con le loro opere (siano esse letterarie, artistiche o storiche-filosofiche), contribuiscono allo sviluppo sociale e culturale, ma non per questo si deve pensare, come scrive Bobbio, ad un intellettuale organico di memoria gramsciana, una sorta di archetipo che ha avuto grande risonanza nella discussione ideologica del Novecento.