![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 4 SETTEMBRE 2001 |
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Dall'ecologia del padre alle biografie
aperte. A colloquio con Mary Catherine Bateson
Dividere il privato dal politico non è
connaturato alla vita umana
Le metafore sono importanti. Ci
permettono di giocare ruoli cangianti nel ciclo dell'esistenza
Se penso all'ampio,
meraviglioso lavoro di Gregory Bateson - in parte ripreso dalla figlia Mary
Catherine - quello che più fortemente mi viene in mente è il risveglio
dell'importanza della metafora e del processo di metaforizzazione, quindi della
liricità e della poesia, nell'ambito delle spiegazioni scientifiche: della
mente, della natura, del mondo stesso. E' stata una vera rivoluzione nella
storia delle idee. Non solo, dopo il
suo lavoro, viene a cadere ogni separazione tra ambiti disciplinati, ma
sappiamo che la scienza non può evolversi e dispiegare le proprie potenzialità
descrittive senza annettere nel proprio linguaggio e nei propri orizzonti la
sfera dell'estetica, e quindi anche il sacro. E' questo, molto succintamente,
il significato di «antropologia» e, più precisamente, di «ecologia» (della
mente), reinventato da Bateson.
Nei suoi libri, soprattutto
nei suoi «metaloghi», vera e propria intelligenza in atto, possiamo attingere
a un modello integrale di educazione.
Da un intrico di osservazioni - dalle traiettorie del volo del falco al
filo d'erba, dai funerali balinesiani alle sedute dell'Anonima Alcolisti, dalla
cibernetica alla biologia, dal rito ai paradossi, eccetera - fluisce
un'educazione alla verità viva e pulsante del mondo - mente e natura - la cui
formulazione più celebre è quella della «struttura che connette», proseguita
da sua figlia nella direzione della biografia, del comporre la vita.
Quella di Gregory Bateson è
un'arte della connessione e della flessibilità (non conosco definizione
migliore della filosofia), modello di interdipendenza di tutto con tutto
paragonabile, collegando contesti lontanissimi ma in fondo analoghi, a quello
religioso e millenario del buddhismo, e a quello settecentesco del materialismo
enciclopedico di Denis Diderot. Paragone,
d'altronde, valido anche sul piano dell'espressione e della scrittura. Se «Perché le cose finiscono in disordine?»
è il titolo di uno dei metaloghi più illuminanti di Bateson, l'illuminista
Diderot paragonava i propri dialoghi filosofici, e lo statuto della «verità» in
essi veicolato, al carattere eteroclita dei sogni di un malato in
delirio. E la letteratura del buddhismo
zen - rigorosa grammatica dell'ineffabile - disegna un analogo ordine/disordine
capace di trasformare le contraddizioni in sinonimi, il caos nel cosmo. Inoltre, ne[ libro Dove gli angeli esitano, nel
«metalogo» sul concetto di tautologia (scritto quasi interamente da Mary Catherine
sulla base di appunti lasciati dal padre), sembra intervenire nel pensiero di
Gregory una identità, che ho spesso intravisto, tra il suo pensiero e quello
buddhista: il mondo è questo, la sua «talità», la sua «evidenza», il mondo è il
mondo, i teoremi sono già negli assiomi, le risposte sono già nelle
domande. Erede di questi paradigmi,
figlia di Gregory e dell'antropologa Margaret Mead, Mary Catherine Bateson
lavora da anni in una direzione personale, al confine tra scrittura saggistica
e narrativa. Le «biografie aperte»
inaugurate dal suo Comporre una vita (del
1989) e di recente al centro del suo Full
Circles, Overlapping LiveS..., raccontano vite reali e contemporanee, e
allo stesso tempo fanno l'elogio della flessibilità e della creatività nella
vita, «tentativo di collegare l'esperienza personale con le idee astratte», e
«la conoscenza con l'amore». Convinto
io stesso che occorra personalizzare le proprie idee e linguaggi, e non
separarle dai contesti di vita in cui prendono corpo, quando incontro e
dialogo con Mary Catherine Bateson, non esito a riferirle alcune mie attuali
«sovrapposizioni» (overlapping,). Le parlo di come mio figlio, e
soprattutto di mia madre, anziana e invalida, di cui attualmente mi prendo
cura, orientano sensibilmente il mio modo attuale di pensare e dialogare. Data questa premessa le chiedo dì esprimersi
sui motivi del crescente interesse per le tematiche della «biografia» (anche
James Hillmann, ne Il codice dell'anima, ne ha scritto; e io
stesso accarezzo un progetto di scrittura su vite anonime ed esemplari). E'
forse la fine della distinzione tra «personale», o «privato», da una parte, e
«politico», «pubblico», dall'altra? Ed
è auspicabile l'ingresso sulla scena della politica di problematiche personali
e private?
Dice Mary Catherine: «Penso
che una netta distinzione tra personale/privato e politico/ pubblico non sia
qualcosa di universalmente connaturato alla vita umana, ma una costruzione
culturale che si collega all'esclusione storica delle donne dalla
partecipazione alla sfera pubblica.
Idealmente gli individui agiscono e creano nella pienezza della loro
esperienza, compresa l'infanzia, il loro essere genitori, le storie d'amore, le
attività dì svago così come le esperienze formali a scuola e al lavoro. Fare di meno, funzionare meno di una persona
completa e parcellizzare quello che abbiamo imparato è semplicemente
un'inutile perdita di tempo. Così
l'interesse contemporaneo per la biografia e l'autobiografia deve svolgere un
lavoro di comprensione che si sviluppi nel tempo su chi siano realmente le
persone che agiscono nel nostro mondo.
Se tu fingessi che tuo figlio e tua madre siano irrilevanti rispetto a
questa intervista, faresti qualcosa di falso e allo stesso tempo diminuiresti
te stesso e i tuoi risultati». E
ancora, per quanto riguarda la politica, continua Marie Catherine: «C'è
tuttavia un continuum piuttosto che una distinzione. Una certa privacy
andrebbe rispettata, e ognuno di noi dovrebbe coltivare la capacità di mettere
da parte i problemi personali per funzionare efficacemente».
Parliamo di educazione. Per quanto io pensi che un'educazione come
quella di Bateson sia addirittura urgente, sono piuttosto pessimista quanto
alla sua realizzazione nella nostra società governata dalla logica di un
capitalismo, oggi globale, che non cede neppure di fronte ai più evidenti
squilibri ecologici. «Educazione - risponde Mafie Catherine -. Educazione è
una fase in un processo di apprendimento che dura tutta la vita, che dipende
dall'osservazione e dalla riflessione.
Troppa educazione è passiva e con l'unico scopo di preparare gli
individui a una docile accettazione delle strutture economiche e politiche».
Lei, che ha avuto genitori
francamente eccezionali, si pone il problema di chi cresce in famiglie e
contesti mediocri o difficili, anche se il suo libro Comporre una vita tratta di quello che gli individui creano nella
loro vita, e non ha a che fare col loro punto di partenza. «Ma se una società
garantisce risorse e opportunità per tutti - continua - ovviamente ci sarà un
ampliamento della creatività».
Parliamo ancora
dell'importanza della metafora, cori un'avvertenza per il lettore: non bisogna
confondere il processo di metaforizzazione messo in valore da Bateson per la
comunicazione e l'ecologia della mente col «regime metaforico» la cui
prevalenza è alla base della nostra alienazione contemporanea, e che ci porta,
per dirla con le parole di Luisa Muraro (autrice del bellissimo saggio
politico su metafora e metonimia, Maglia
e uncinetto) a «vivere per interposta persona».
Le metafore di cui parlo con
Mary Catherine Bateson hanno piuttosto a che fare coi bambini, e con la
frequentazione degli anziani, delle loro sindromi dette «degenerative», spesso
«deliranti».
Ecco, è in riferimento ad
essi, bambini ed anziani, che mi accorgo con una certa commozione
dell'importanza della «metaforizzazione» per la propria vita e sopravvivenza.
E' possibile diffondere questa consapevolezza, e fare degli anziani,
«improduttivi» e quindi emarginati dal circuito di valore della nostra civiltà
capitalistica, dei maestri di vita da rispettare e da amare?
«Questa è una domanda molto interessante risponde Mary Catherine Bateson - che in realtà ha a che fare col fatto che diversi tipi di intelligenza e diversi tipi di conoscenza giocano ruoli canonici nel ciclo della vita e sono valutati in modi diversi - e in modi che spesso deprimono il potenziale umano. Conosco alcuni interessanti lavori fatti con gli anziani, nei quali è stato loro possibile (forse per la prima volta nella vita) di dipingere e disegnare, permettendo loro di esprimere se stessi anche quando la memoria verbale viene a mancare. Uno psichiatra o un poeta deve pensare sempre metaforicamente - un ingegnere o un idraulico forse no - e anche un architetto deve pensare e comunicare in entrambi i modi. Credo che la migliore preparazione per gli eventi imprevisti della vita sia mantenere una varietà di interessi e modi di pensare».