![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 27 AGOSTO 2001 |
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Il futuro è un topo transgenico
Dopo il caso Lipobay torna la querelle: testare o no sulle cavie?
Un topolino transgenico colpito dal morbo di Alzheimer proprio come gli esseri umani. Un'abile manipolazione genetica ha infatti per la prima volta permesso di osservare nel cervello di questi animali i due segni distintivi della malattia umana, le cosiddette placche amiloidi e i "grovigli" di neurofibrille. E' il primo risultato di questo tipo: infatti tutti i modelli animali precedenti mostravano solo uno dei due tipi di lesioni cerebrali, mai entrambi contemporaneamente. Il risultato pubblicato sull'ultimo numero del settimanale scientifico Science, è importante per la comprensione dello sviluppo di questa patologia, ma soprattutto per la sperimentazione di nuove armi terapeutiche. La notizia con ogni probabilità avrebbe raccolto l'attenzione di pochi.
Ma in questi giorni in cui tanto si discute sulle sperimentazioni sui farmaci, rilancia un vecchio tema di dibattito: è davvero necessario utilizzare gli animali nelle fasi pre-cliniche delle sperimentazioni, quelle che precedono i test sugli esseri umani? L'uso degli animali da laboratorio vede ancora ricercatori e animalisti schierarsi su fronti opposti: gli uni certi dell'impossibilità di una completa rinuncia alle cavie animali, e gli altri certi che se ne possa e se ne debba fare a meno. Oggi il numero degli animali coinvolti nelle sperimentazioni va diminuendo e l'Italia risulta fra i primi Paesi al mondo a promuovere questa tendenza. Spiccano i dati dell'istituto farmacologico Mario Negri di Milano, dai quali risulta che dal 1980 è stato ridotto di oltre l'80 per cento il numero degli animali utilizzati nei laboratori dell'istituto.
Gianluca Felicetti, consigliere direttivo della Lav, la Lega anti-vivisezione, spiega: "Oggi circa otto volte su dieci nei laboratori gli animali vengono usati per sperimentare prodotti chimici alla base di farmaci o pesticidi". Insomma, sono ormai solo una minima percentuale gli animati utilizzati per la ricerca di base, in cui per esempio si indagano i meccanismi cellulari fondamentali. "Inoltre - continua Felicetti, si allarga sempre più il numero di coloro che sono convinti che ricorrere agli animali sia inutile, dal momento che poi per la commercializzazione diretta del farmaco si deve necessariamente ricorrere ai test sugli uomini". Senza contare che la maggior parte degli animali su cui vengono effettuate le sperimentazioni sono quelli a minor costo, quindi topi, ratti, gatti, conigli, "oppure - continua Felicetti, - quelli che hanno la sfortuna di assomigliare molto all'uomo, come le scimmie. Ma questo rivela un altro limite dell'uso degli animali: infatti nessuno assicura che queste specie animali siano davvero quelle più adatte. Così si potrebbe scoprire che per testare un farmaco particolare la cosa migliore sarebbe usare rinoceronti. Senza contare poi che le potenzialità sempre maggiori delle tecniche in vitro potrebbero arrivare a sostituire i test sugli animali".,
Dall'altra parte ci sono molti ricercatori per i quali l'impiego degli animali nella ricerca è ancora inevitabile, anche se è importante assicurare che vengano utilizzati solo quando è necessario e che si rispettino i più alti standard per il loro benessere.
A questo proposito Menotti Calvani, direttore scientifico della Fondazione Sigma Tau, ribatte: "La questione è molto controversa e non credo esistano risposte univoche. Si può dire però che il 90-95 per cento delle sostanze tossiche per gli animali è tossico anche per gli uomini. Ecco perché rappresentano un modello su cui lavorare prima di passare ai test sugli umani. Per alcune patologie, come i tumori, dobbiamo moltissimo agli esperimenti sugli animali, tanto che il controllo che oggi possiamo esercitare deriva in gran parte da questo lavoro".
Certo le sperimentazioni in vitro stanno offrendo armi sempre più sofisticate per evidenziare effetti tossici. "Le sperimentazioni in vitro sono importanti per verificare, per esempio, se i principi chimici inducono mutazioni pericolose sul Dna cellulare, e, in questo caso, per evitare di somministrarli anche agli animali - continua Calvani. Inoltre l'introduzione di un approccio molecolare agli studi tossicologici, permette anche di studiare gli effetti di farmaci direttamente sugli enzimi prodotti dalle cellule". Tuttavia gli studi in vitro non possono sostituire completamente il ricorso a cavie animali. Continua Calvani: "Le cellule non sono entità separate, ma hanno una certa socialità, convivono e cooperano con molte altre. Ed è chiaro che nel modello in vitro questo aspetto viene a mancare. Per cui nonostante le differenze con il genere umano, gli animali rappresentano dei modelli da cui trarre importanti risposte".
In questo senso gli animali transgenici rappresentano un banco di prova ancora migliore su cui andare a fare ricerca di base, perché vengono indotte modifiche genetiche, che, come nel caso dei topolini con l'Alzheimer descritti da Science, li avvicinano molto a un essere umano malato.