RASSEGNA STAMPA

20 AGOSTO 2001
GIUSEPPE GALASSO
Le Lettere di Carlo Cattaneo

Perché ritorna il grande sconfitto

È stato Bobbio a parlare di "sfortuna" di Cattaneo. Meno di altri egli fece scuola nel Risorgimento, tra i cui sconfitti egli appare più sconfitto di altri. Quanto alla sua influenza sul pensiero e sulla vita dell’Italia unita, solo una piccola minoranza (non si può fare a meno, come già faceva Gobetti, di ricordare Salvemini) lo considerò un maestro vivo e attivo di milizia sociale e culturale. Solo dopo il 1945 il suo nome, gli scritti (ripubblicati in numerose e in genere buone edizioni), il pensiero hanno cominciato a circolare di più e ad essere aureolati di un generico consenso. Gli omaggi tributatigli hanno assunto, però, il carattere più di una convinzione politico-culturale che di una reale conoscenza e partecipazione. Sono serviti da arma polemica su punti eminenti del dibattito politico e culturale (come il mancato federalismo italiano, il carattere poco positivo imputato al pensiero nazionale). In molto minore misura hanno comportato un’adesione più sostanziale, tra deformazioni e strumentalizzazioni che quasi fanno rimpiangere il lungo oblio di cui lo si era onorato. Eppure, a pochi altri come a lui è stato tanto riconosciuto un carattere "militante" del pensiero: filosofo militante (Bobbio), linguista militante (Timpanaro), economista militante (Cafagna). E militante vuol dire qui legato alla vita reale e alla sua concretezza nell’analisi e nelle proposte: quindi, un carattere di grande qualità. Per di più, come altri sconfitti e sfortunati, Cattaneo penetrò davvero - con rigore di pensiero non disgiunto da una forte ispirazione ideale - la sostanza di molti problemi della sua epoca e della nostra e ne previde vie e svolgimenti. Il che poi spiega come, in realtà, una sua influenza non sia affatto mancata nella vita intellettuale e morale dell’Italia unita e come vi sia stata una sua "fortuna" non meno effettiva della sua "sfortuna".
Considerato il costume italiano di celebrare a ogni piè sospinto e spesso con larghezza di mezzi anche i Carneadi del villaggio, la sfortuna di Cattaneo sembra, comunque, confermata nell’occasione del bicentenario della sua nascita (15 giugno 1801). Celebrazioni ufficiali pressoché in sordina, poche iniziative di studi e convegni, echi di stampa tutto sommato flebili. Il che per l’uomo delle Cinque Giornate di Milano, per il maggior teorico italiano del federalismo, per un intellettuale di straordinario acume e vigore in molti campi di studio, per uno scrittore singolare nel panorama delle lettere italiane è certo assai poco. Ancora una volta, però, all’apparenza negativa si accompagna una realtà di segno opposto. Le poche cose fatte e quelle annunciate o programmate sembrano, infatti, distaccarsi dalle ritualità dell’occasione e avviarsi a un migliore destino.
Tra queste cose spiccano, indubbiamente, i Carteggi di Carlo Cattaneo , di cui, per l’edizione nazionale delle opere, è cominciata la pubblicazione col primo volume di una prima serie, dedicata alle Lettere di Cattaneo (edizione congiunta della fiorentina Le Monnier e di Casagrande di Bellinzona). Questo primo volume, curato esemplarmente da Margherita Cancarini Petroboni e da Mariachiara Fugazza, va dal 1820 al 15 marzo 1848 e accompagna l’ancora studente Cattaneo fino alla vigilia delle Cinque Giornate. Con utilissima scelta le curatrici non solo hanno corredato le 212 lettere qui edite di un commento minuzioso e sempre istruttivo, ma hanno pure dato alla luce 152 lettere scritte dal 1845 al 1848 per la Società d’incoraggiamento d’arti e mestieri di Milano, di cui Cattaneo in quegli anni fu relatore: un materiale in gran parte dovuto a lui e da non trascurare nello studio delle sue esperienze e dei suoi rapporti.
Il valore delle sue lettere è assai vario. Molto spesso si tratta di corrispondenza burocratica, ufficiale o di piccoli biglietti, apparentemente di ridotto rilievo. Non è, però, così. Qui davvero conta la serialità della documentazione, anche a prescindere dal fatto che spesso siamo di fronte a dettagli a loro volta interessanti, come quelli riguardanti le faccende contabili personali di Cattaneo o quelle di enti o organismi cui egli partecipava. In generale, passa per la sua prosa epistolare la fervida Lombardia degli anni ’30 e ’40, il cui crescente dinamismo culturale, economico, sociale è seguito dalla vivida intelligenza di Cattaneo con apertura mentale pari all’acume delle sue analisi e dei suoi commenti e alla curiosità e molteplicità dei suoi interessi. Non sono ancora le lettere posteriori del Cattaneo, più personali e storicamente rilevanti. Sono, però, il documento vivo della maturazione di quel Cattaneo. Un documento nell’apparenza dimesso, ma in realtà significativo, nel migliore stile dell’autore, che nel 1848, in lite col tipografo del "Politecnico", tra l’altro, per la tiratura della rivista, non sa concludere meglio che affermando: "chi può dar conto de’ fatti suoi non si fa pregare e l’onestuomo avrà sempre più caro di dimostrare dove sono andate le copie chedi ripararsi con un giuramento".
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