![]() RASSEGNA STAMPA | 14 AGOSTO 2001 |
|
Angelo Panebianco sul "Corriere della Sera" di ieri ripete il lamento (stavolta in modo non solo rozzo ma temerario) che la Chiesa e il cattolicesimo, che della Chiesa è la traduzione culturale, siano tornati ormai ad irretirsi in larga parte nei cascami marxisti e quindi leggano l'Occidente, il capitalismo, la globalizzazione e il mercato (che sono fra loro cose diverse) con le analisi e le categorie marxiste. E' una nota abitudine, poco scientifica e un po' demagogica (ahimè professore!), semplificare in modo persino banale la storia del mondo nello spazio del XX secolo, come se esistessero solo due filosofie politiche che stanno nella trascendenza rispetto ad ogni altra summa filosofica e decidono delle sorti del mondo in maniera quasi geometrica.
Le due filosofie politiche che per Panebianco hanno digerito tutto, anche le religioni, sono da una parte il liberismo che si identifica semplicemente con l'Occidente e il marxismo terzomondista che è ormai ciò che resta del male storico assoluto. Talmente semplificatrice questa lettura che si dimentica persino che il marxismo va letto al plurale e che, pur essendo plurale, non ha preso per tempo in considerazione la globalizzazione, fenomeno molto complesso e comunque di diverso orientamento. Parimenti va letto al plurale il liberismo che ha versioni favorevoli al mercato selvaggio e versioni critiche verso la concentrazione finanziaria come quella che non concede libero spazio al libero mercato.
In questa orgia demagogica e declamatoria, senza dubbio favorita dalla fretta e dallo spazio sempre più angusto di editoriali che così non sfumano ma scivolano nella banalizzazione, la Chiesa viene cucinata come se non avesse scelta alcuna, anzi non avesse tradizioni, etica e visione del mondo sue proprie e quindi obbligata - per qualunque tema - a schierarsi o con gli uni o con gli altri.
Spunta intanto un'altra semplificazione poiché si fa credere che l'Occidente sia solo liberismo sfrenato e totalizzante e quindi chi muove critiche e pone condizioni (perché questa è la posizione ufficiale della Chiesa nei suoi documenti ufficiali, analisi critica e non rifiuto) è uno che combatte tout cours l'Occidente. Un Occidente monolitico, giunto all'apice della sua riuscita ottimale. La Chiesa che, quando serve, critica il sistema (e critica non vuol dire rifiuto) non solo tradisce se stessa, ma è contro l'Occidente. Quante volte abbiamo letto in ordine sparso e senza grandi motivazioni l'idea che questo "Papa slavo non capisce l'Occidente". Lo capisce benissimo, tant'è vero che ha dato un suo irriducibile contributo alla fine dell'esperienza marxista nell'Est slavo, tuttavia ha pure compreso che la vittoria non può essere di un liberismo selvaggio, ma di un liberismo ragionevole e temperato, anzi solidale.
E' colossale la semplificazione di questo schema che Panebianco mette in atto per l'ennesima volta, dimenticando che se le ideologie sono morte non è morta l'etica, quella cioè che dà nome alla libertà, alla giustizia, all'equità che non sono virtù marxiste ma se mai aristoteliche. La Chiesa che interessa Panebianco non pare quella dei Vangeli che nella loro novità annunciano il dono della paternità divina e fraternità umana, non è quella dei Padri della Chiesa che stimano i popoli cosiddetti barbari capaci di portare linfa e vitalità al vecchio Impero, non la Chiesa degli ordini mendicanti che insegnano il valore del lavoro e della dignità al popolo minuto delle nuove città, non la Chiesa di Bartolomeo Las Casas o dei padri gesuiti in America Latina che non accettano l'ideologia colonialista imperante, non la Chiesa della "Rerum Novarum" che per la prima volta rivendica il salario dignitoso e giusto (i salari delle multinazionali nel Terzo Mondo come sono?), non la Chiesa delle molte encicliche prima e dopo il Concilio, ma la Chiesa che mendica e si fa corrompere dalle categorie marxiste. Una banalità solenne e un falso che vanno a braccetto con quanti nell'America Latina di fronte alla difesa dei deboli e dei poveri accusavano Helder Camara di comunismo, quando sappiamo tutti che egli è vissuto e ha operato prima della cosiddetta "teologia della liberazione" e in nome del vangelo più disarmato.
Dove colloca Panebianco la dottrina sociale della Chiesa che non è una filosofia politica, ma un'etica? Fuori dall'Occidente? Dove colloca ab origine il personalismo di Maritain e di Mounier? Nell'area marxista o non piuttosto nel neo-tomismo che crede l'uomo non numero, ma persona e quindi parte dell'essere di Dio, di cui è immagine e creatura?
E' chiaro, oggi sono tramontate tutte le ideologie e c'è un'emulsionante ideologia sola, ma l'etica cristiana non è tramontata, anche se essa ha bisogno di diventare cultura che analizza, sistema e giudica in termini culturali l'attuale assetto del mondo. Assetto che non tutti, anche in settori laici e liberali, accettano con senso trionfalista, come fa Panebianco.