RASSEGNA STAMPA

14 AGOSTO 2001
OSCAR NUCCIO
Pol Pot a processo. Ma Campanella non c'entra

"La Città del Sole" non può essere considerata un'anticipazione della sanguinaria utopia cambogiana

La notizia che in Cambogia è stata data via libera alla legge che istituisce il tribunale speciale per giudicare i crimini dei comunisti autori, agli ordini di Pol Pot, dell'uccisione di milioni di persone potrà acquietare, mi piace pensare, lo spirito di Tommaso Campanella istituito "maestro" del sanguinario tiranno rosso dal sociologo di turno (svedese nel nostro caso).

L'influenza del domenicano sul comunista asiatico è riportata in pagine scritte in onore di Luigi Firpo (Milano, 1990), ove si legge, tra le altre stravaganti iperboli, che La Città del Sole è "opera progressista" che prospetta uno "Stato comunista comprendente elementi coattivi, ma anche il seme delle idee socialiste in senso libertario"; e fin qui non si è lontani dalla linea mediana della storiografia imperante che fa de La Città del Sole scritto appartenente al genere al quale sono assegnate l'Utopia di Tommaso Moro e le elucubrazioni di Fourier.

Il bello (si fa per dire) è nel seguente passo qui sottoposto al giudizio del lettore affinché dica se lo Stilese, circolando tali giudizi, possa riemergere dalla "fossa del coccodrillo" (così fu chiamata la tetra prigione napoletana ove venne rinchiuso per decenni) in cui lo hanno ricacciato da morto i critici: "il lavoro obbligatorio introdotto in Cambogia nel periodo 1975-1978 ha certamente (sic!!!) dei tratti presi" da Campanella, "un fatto che "purtroppo agli occhi degli ignoranti rafforza l'opinione che le utopie siano pericolose"".

La falsificazione è operata a partire dalla spiegazione che gli storici hanno preteso dare del titolo del "dialogo poetico". Hanno scritto che Campanella chiamò questo "Città del Sole" perché al "cadere del '500 si parlava anche in Italia di una Città del Sole progettata dal Granduca di Toscana" (L. Firpo).

Non è con le chiavi della esegesi storico-politica che si può spiegare l'opera del Calabrese. Questi fu sempre teologo e quindi dobbiamo valerci degli strumenti della interpretazione teologica.

Mi limito a citare dalla Vita Christi (libro XXI della Teologia): "quando Cristo che è il Sole si oscurò sulla croce, e insieme con lui si oscurò il sole del Cielo, che è tipo del Cristo". È sulla "figura" del Sole-Cristo che viene fondato teologicamente l'ordine "comunistico" instaurato nel suo regno terreno. Il "comunismo" di Campanella - come di tutti i teologi cristiani - è di ordine religioso e mai di origine e di finalità economiche, giacchè esso fonda sulla carità, virtù teologale, in regime di unità evangelica.

Non v'è soluzione di continuità tra quanto il Frate scrive nella Teologia e quanto descrive della vita degli abitanti dell'Isola equinoziale. In questa vivono uomini nello stato (si badi bene), "ipotetico" di "pura natura": che non è né quello di Adamo quale uscì dalle mani del Creatore né quello attuale viziato dal peccato originale. L'ordinamento descritto ne La Città del Sole è, insomma, un modello teorico, astrazione concettuale, in cui sono operanti le virtù naturali, cioè le virtù proprie dell'uomo nello stato ipotetico di "pura natura" che ci rendono giusti davanti a Dio.

I Solari adorano unicamente Dio "sotto l'insegna del Sole", che è "insegna e volto di Dio". Onorano "il sole e le stelle (...) ma non l'adorano" (la fonte, si badi, è Deuteronomio, 4, 19). Essi vivono la legge di Cristo, pur se non fruiscono della grazia speciale, in quanto operano razionalmente ed osservano le leggi della natura (esprimenti la razionalità del Cristo, dice il frate in una delle sue poesie) non ferita dal peccato.

Parte coerente ed organica di vasto e nobile disegno, La Città del Sole è rappresentazione ipotetica dello stato di "pura natura" non come è dato da Dio, bensì elaborato per mezzo di "sillogismi filosofici" per quanto è possibile alla ragione umana. Quale funzione svolge l'ipotesi filosofica? Risposta: mostrare "filosoficamente" le verità del Vangelo.

Non scritto utopistico pertanto il "dialogo poetico", bensì opera teologica, nella misura in cui l'ordinamento ivi esposto, per "sillogismi filosofici", è "figura", "modello" ("esemplare" è definito dello stesso Campanella) in puris naturalibus, dell'ordine che deve realizzarsi quando imperante è la legge di Dio. Si legge ne La Città del Sole: "se (gli Isolani, uomini in "puris naturalibus") seguon le legge di natura son tanto vicini al Cristianesimo, che nulla cosa aggiunse alla legge naturale se non i sacramenti". In breve: La Città del Sole è introduzione alla Teologia. E allora lo sfortunato Stilese risorgerà "al terzo secolo" (come egli auspicava di sé) se verrà tolto dal "loculo" in cui gli storici lo hanno sistemato e sarà cancellato l'epitaffio da loro scolpito: "Campanella utopista".
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Storia della filosofia