![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 13 AGOSTO 2001 |
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Lo scrittore-artista è morto a 96 anni
Di Pierre Klossowski, i critici sottolineavano soprattutto la poliedricità, il "talento al plurale". Traduttore impareggiabile di Sant’Agostino e Nietzsche, fratello di Balthus, questo artista "immaginifico", morto ieri a Parigi a 96 anni, si divideva tra narrativa, filosofia, psicoanalisi, teologia, saggistica letteraria e pittura. Parlando di sé, tuttavia disse: "Non sono né uno scrittore, né un pensatore, né un filosofo, né altro che corrisponda a un qualsiasi modo di espressione. Sono un monomane". La sua monomania era l’eros, il demone trasgressivo. Klossowski raggiunse la fama assai tardi, verso i sessant’anni, e al suo successo contribuì la pubblicazione di due pregnanti saggi, il primo di Michel Foucault, l’altro di Maurice Blanchot. Anche il grande pubblico si avvicinò così a un autore da sempre geloso del suo mistero. Quando le ali della gloria cominciarono a vibrare sopra il suo capo, Klossowski, dopo aver pubblicato il più sontuoso dei suoi romanzi (Il bafometto) e un puntiglioso saggio (La monnaie vivante), decise di abbandonare la scrittura per dedicarsi solo al disegno. Del resto, già da tempo egli sosteneva il "primato della visione", primato che caratterizzò tutta la sua attività artistica. "Le immagini", confessò a un giornalista, "esistono nella mia mente prima ancora che si traducano in parole". Sosteneva, sulle tracce di Nietzsche, che ogni individuo è la risultante di forze contraddittorie, che l’identità personale è plurima e incomunicabile, sfugge alla percezione intellettiva. Il pieno, il "tutto coerente" di ogni profilo biografico, annullano il mistero, quella "profondità inalienabile", propria di ciascuno. L’arte, come la persona, è metafora.
Quando uscì la biografia "autorizzata" scritta da Arnaud, l’enigma Klossowski fu, almeno in parte, delucidato. Nato a Parigi nel 1905 da genitori di origine polacca, fin dalla più tenera età il futuro apologeta del "teismo rovesciato" di De Sade frequentò un mondo di artisti. Il padre era pittore e storico dell’arte, la madre fu allieva del celebre Bonnard, e il fratello Balthazar diventerà famoso sotto lo pseudonimo di Balthus. Ma, ben presto, il giovane Pierre rinuncia quindi alla pittura, per dedicarsi alla filosofia e alla narrativa. Agli inizi degli anni 30, Klossowski scopre Freud e legge avidamente Nietzsche, Sade e Kierkegaard. Da questi primi approcci nasceranno due saggi molto discussi: Sade, prossimo mio e Nietzsche e il circolo vizioso.
Dopo aver seguito i seminari del College de Sociologie — ai quali interverranno anche Adorno e Horkheimer —, per Klossowski inizia un tormentoso periodo di ricerca religiosa, che lo spinge a praticare il noviziato prima in un convento domenicano, poi presso i benedettini e infine dai francescani. Si converte quindi al luteranesimo, ma presto rientra nel grembo della Chiesa cattolica romana. Queste esperienze emergeranno, in forma romanzata, in un suo libro successivo: La vocation suspendue.
Finita la guerra, nel 1947 avviene, diciamo, la "svolta decisiva". Klossowski conosce e sposa Denise Marie Roberte Morin-Sinclaire, il modello privilegiato dei suoi quadri, l’eroina di Roberta stasera (1954) e della Revoca dell’editto di Nantes (1959) e del Suggeritore (1960), poi riuniti sotto l’unico titolo: Le leggi dell’ospitalità. La seducente Roberte continuerà a stimolare la fantasia erotica e l’immaginazione creativa dell’ex cenobita Pierre, comparendo nel suo "teatro di società" e ricoprendo i ruoli di protagonista dei film ispirati ai suoi romanzi.