![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 13 AGOSTO 2001 |
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Mondo cattolico, l’ultima tentazione
Quando si confrontano vicende apparentemente simili che coinvolgono il nostro Paese e altri Paesi occidentali, non bisognerebbe mai dimenticare che da noi quelle vicende acquistano facilmente caratteristiche singolari. Ciò vale anche per i movimenti antiglobalizzazione, che agiscono oggi in tutto l’Occidente, ma in Italia potrebbero lasciare una impronta più marcata che altrove. La differenza è data dalla presenza del Papato, e dal ruolo della Chiesa. Gianni Baget Bozzo sostiene una tesi che andrebbe considerata con la massima attenzione. Egli afferma che il grosso della Chiesa cattolica sta slittando da tempo verso posizioni anti-occidentali, mescolando cascami di "teologia della liberazione" con una interpretazione estremista della dottrina dei diritti umani. Probabilmente, Baget Bozzo esagera. Non si tratta (speriamo) di componenti ormai maggioritarie nella Chiesa. E’ certo però che esse esistono e sono forti. Ed è per questo che un movimento anti-occidentale come quello che si è manifestato a Genova potrebbe acquistare da noi una consistenza maggiore che in altri Paesi. Sono uscite alcune, imbarazzate, "difese d’ufficio" (Lorenzo Ornaghi, Avvenire , 31 luglio; le Acli, su questo giornale, 3 agosto) di fronte all’accusa che mi ero permesso di lanciare ( Corriere , 30 luglio) ad alcuni alti prelati per avere essi legittimato, con le loro parole, nelle settimane che hanno preceduto i fatti di Genova, l’azione del Genoa Social Forum. Mi è stato risposto che i cattolici, in realtà, si erano riuniti a Genova, per conto loro, il 7 luglio (prima della riunione del G8), e dunque nessuna "copertura" era stata data all’anti-occidentalismo militante degli anti-G8. Purtroppo, scripta manent . Basta rileggere certe dichiarazioni delle settimane precedenti (fin da giugno) per accorgersi che le cose non stanno così, che una "legittimazione" al cosiddetto movimento no-global era stata, eccome, autorevolmente offerta. Autorizzando così, di fatto, la presenza di molti cattolici di base nella protesta anti-G8.
La ragione per cui molti religiosi hanno abbracciato una ideologia anti-occidentale - tale è il terzomondismo - dipende dal fatto che essi sinceramente credono che mettere insieme Vangelo e analisi marxista, o marxisteggiante, del cosiddetto "imperialismo", dei rapporti fra Occidente e mondo extraoccidentale, non sia fare un "mostruoso connubio" ma, invece, servire il Signore. C’è qualcosa di paradossale nel fatto che mentre la sinistra intellettuale, ormai da tempo, ha buttato il marxismo alle ortiche, esso continui a godere di così tanta popolarità in ambienti cattolici.
Su quello stesso Avvenire , su cui Ornaghi mi aveva bacchettato, il giorno dopo, appariva un’"analisi" della globalizzazione, a firma di Enzo Bianchi, priore del monastero di Bose: una lunga invettiva contro lo "sfruttamento capitalistico" che avrebbe meglio figurato sul manifesto o su Liberazione . Sulla Stampa (31 luglio), polemizzando garbatamente con le mie tesi, don Leonardo Zega mi spiegava che solo il Vangelo guida l’azione della Chiesa. Peccato che, poi, don Zega parlasse dei rapporti fra Stati Uniti e America Latina usando concetti che evocavano la vecchia "teoria della dipendenza", una variante neo-marxista della teoria dell’imperialismo in voga negli anni Settanta. Che c’entra il Vangelo? E si veda anche l’intervento della redazione di Nigrizia sull’Unità del 9 agosto.
Si può ribattere che la Chiesa è pluralistica, ha dentro di tutto. Resta il sospetto che qui ci sia, soprattutto, un grave problema culturale, e che l’infezione sia piuttosto estesa. Non ha a che fare con il Vangelo ma con gli strumenti di analisi, le categorie utilizzate per interpretare la realtà. Anziché dedicarsi a difese d’ufficio, le intelligenze del mondo cattolico dovrebbero aiutarci a capire come si fa ad arginare questo fenomeno.