![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 12 AGOSTO 2001 |
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Non mi sento di aver tradito le promesse elettorali Sono stato fedele ai princìpi
E difende la sua scelta sugli embrioni: non ne verranno distrutti
Il presidente sulle cellule staminali: credo di aver rispettato il valore della vita
La decisione sull'uso delle cellule staminali a fini di ricerca "rispetta la cultura della vita che io voglio incoraggiare". È quanto afferma il presidente americano George Bush in una intervista rilasciata alla catena Abc e di cui Avvenire riporta il testo. "Il mio scopo è quello di garantire alla scienza di verificare" sulle cellule già esistenti "la possibilità di trovare cure e terapie" per malattie gravi, si è difeso Bush: "Ma non dovranno essere distrutti nuovi embrioni". "Ho ascoltato molte persone - ha detto ancora il presidente americano - ma poi ho preso la decisione che ritenevo giusta per il Paese". "E credo che sia coerente con i princìpi sostenuti durante la campagna elettorale", ha aggiunto rispondendo a quanti lo accusano di non aver tenuto fede agli impegni presi.
Parlando poi di Medio Oriente Bush ha detto che gli Stati Uniti "sono pienamente coinvolti", ma tocca a israeliani e palestinesi decidere sul serio di porre fine alla spirale della violenza.
Quale persona è stata più importante nella decisione che ha preso sulle cellule staminali?
Ci sono molte persone che hanno influenzato la mia decisione. Lei sa che ho incontrato alcuni esperti di bioetica molto interessanti. Ad esempio Leon Kass, che ho nominato a capo del comitato, è una persona che mi ha offerto spunti molto profondi, su cui ho riflettuto a lungo. Uno degli incontri più interessanti è stato con il capo dell'Istituto Nazionale della Sanità (Nih) che è venuto nell'Ufficio ovale e mi ha detto che esistono linee di cellule staminali (cellule prelevate da embrioni che vengono distrutti, ndr) in numero sufficiente per permettere una ricerca seria che verifichi o meno se la ricerca sulle cellule staminali embrionali risponda alle attese.
E sua moglie?
Laura è una persona molto profonda e lei influenza ogni - dico ogni - questione della mia vita, siano esse questioni politiche o semplicemente di come viviamo la nostra vita. Lei ha un'enorme influenza su di me.
Ci sono alcune critiche su quanto lei ha detto a proposito del fatto che esistono 60 linee di cellule staminali, che sono in diverse parti del mondo e che solo una dozzina sono disponibili negli Stati Uniti. Alcuni dicono che lei non è stato chiaro su questo.
Io le sto dicendo quanto i responsabili del Nih hanno detto a me. Perciò consiglio gli scettici di parlare con le persone che sono in prima linea nella ricerca. Secondo il Nih c'è un numero di linee di cellule staminali abbastanza ampio per poterci lavorare. Vede, il mio scopo è quello di garantire che venga verificata pienamente l'attesa riguardo alle cellule staminali embrionali. Ma senza distruggere altri embrioni. E io credo che possiamo farlo. Ancora più importante, sono gli esperti che credono si possa fare.
Lei era consapevole che molte di queste linee di cellule staminali non sono necessariamente disponibili?
Ero consapevole che alcune di queste linee non sono negli Stati Uniti. Questo non significa necessariamente che siano indisponibili per gli scienziati americani. Io ho seguito persone che sono in prima linea nella ricerca, che volevano che questa ricerca andasse avanti e che comprendono l'importanza dei fondi federali. Allo stesso tempo possiamo - e dobbiamo - decidere pensando al valore della vita. Il mio lavoro è quello di incoraggiare in America una cultura della vita. E credo che con questa decisione l'ho fatto.
Ci sono comunque molti scienziati che pur soddisfatti di questa decisione, si dicono preoccupati perché queste linee non sono abbastanza per procedere rapidamente nella ricerca.
Io posso solo dirle ciò che gli esperti hanno detto a me. In secondo luogo, ci sono molti nella comunità scientifica che le possono dire che oggi non sappiamo se la ricerca sulle cellule staminali darà i frutti sperati a proposito di cure e terapie. Io ho semplicemente posto le premesse per verificare se li darà o meno. Non so se lei ricorda il dibattito sui tessuti fetali otto anni fa. Tutti dicevano: non vi preoccupate, andiamo avanti e ci saranno le cure. Bene, non ci sono state. Si spera che ci saranno prima o poi, ma la ricerca è stata deludente. Quello che abbiamo bisogno di fare è
verificare se la ricerca sulle cellule staminali embrionali offrirà terapie e cure oppure no. E io ho posto le premesse perché questo avvenga.
Alcuni dicono che il compromesso in questo caso ha messo insieme il peggio dei due mondi. In fondo lei ha attraversato una linea morale che forse non voleva attraversare e allo stesso tempo non dà necessariamente agli scienziati quanto gli serve per lavorare. Così alla fine...
Tutto quello che le posso dire è che ho preso la decisione che ritenevo giusta. E mi sento assolutamente tranquillo sulla decisione. Per quanto riguarda la linea morale, la decisione sulla vita e sulla morte era già stata presa. Forse dovrei spiegare cos'è una linea di cellule staminali. È ciò che si ricava dopo che una cellula staminale è stata tolta da un embrione, distruggendo perciò l'embrione stesso. Quella decisione dunque era già stata presa.
Ma lei non crede che - anche se gli embrioni sono stati già distrutti - usare quelle linee per la ricerca significhi legittimare la distruzione degli...
Niente affatto. Altrimenti non avrei preso questa decisione. La decisione sulla vita e sulla morte è già stata presa. La domanda fondamentale è se in futuro andremo a distruggere altri embrioni. E la mia risposta è che no, non dobbiamo. Abbiamo abbastanza linee, la base per la ricerca c'è. Credo però che lei debba capire che non mi sono consultato con esperti di sondaggi e gruppi di discussione. La mia non è una decisione politica. È ciò che credo giusto per il Paese.
È preoccupato per ciò che pensano della decisione molti dei leader cattolici? E cioè che condonare la distruzione degli...
Senta, io ho preso la decisione che ritengo giusta. E questo è quello che un presidente fa. Prende decisioni difficili. Perlomeno, un buon presidente prende decisioni difficili. E mi sono presentato alla nazione l'altra sera. Ho spiegato la mia decisione. Credo che molte persone abbiano ascoltato attentamente e questo è tutto quello che io posso fare.
A proposito della riflessione che l'ha portata alla decisione finale, lei ha più volte fatto riferimento alla preghiera. È riuscito a entrare in contatto con Dio e ad avere da lui un orientamento per la decisione?
Io sono in contatto con Dio ogni giorno. Io prego ogni giorno, ogni giorno leggo la Bibbia. Non vedo come potrei svolgere questo lavoro senza la preghiera. (...) E credo che questo sia un genere di decisioni che richiede la preghiera. Mi sento perfettamente a posto con la decisione presa.
Ma come risponde a quanti dicono che questa decisione non è ciò che lei aveva promesso in campagna elettorale?
Che devono guardare alla decisione molto attentamente.
Quindi lei crede che sia in linea con le promesse elettorali.
Assolutamente sì. (...) La decisione sulla vita e sulla morte è già stata presa. La mia è una decisione molto morale.
È la decisione più importante che abbia mai preso?
Nella mia vita? La decisione più importante della mia vita è stata chiedere a Laura di sposarmi. Questa è una grande decisione.
E da quando è presidente?
È una grande decisione. È una grande decisione perché fissa dei parametri per la ricerca e la scienza. Fissa parametri morali in questo importante campo. (...) E adesso stiamo discutendo di clonazione, ho partecipato a una conferenza a Washington. Cliniche che esistono solamente per creare la vita, per distruggere la vita. La domanda fondamentale è: dove va la nostra società. Così ho cominciato a fissare dei parametri...
È una grande responsabilità.
Lo è. Ma il presidente porta su di sé una grande responsabilità. Sono grato ai tanti che mi hanno dedicato del tempo. Ci sono molti americani che riflettono seriamente su questo tema. Ieri stavo lavorando nel ranch con alcuni uomini che aiutavano a costruire una delle case qui e hanno cominciato a parlare di questo. Mi hanno detto che la loro chiesa stava pregando per me. Ecco vede, abbiamo persone che piantano chiodi e parlano della vita, della creazione della vita.
Ci sono un paio di domande che lei ha posto l'altra sera e che ha detto l'hanno guidata verso la decisione. La prima, quella fondamentale, è quando comincia la vita e l'altra che cosa succederà a tutti quegli embrioni congelati che sono usati per la fecondazione in vitro. Ma non mi pare di aver sentito una risposta...
Io credo che la vita cominci al momento del concepimento, ma questa è stata una decisione...
Anche su un vetrino, anche con poche cellule...
Sì. Credo così. E questo ha ovviamente influenzato la mia decisione.
Quello che mi ha colpito in questo processo per arrivare alla decisione è che è sembrata una cosa molto combattuta. Lei ha consultato molte persone, molte più che per ogni altra decisione presa. E mi ha ricordato gli stessi modi con cui il suo predecessore, Bill Clinton, arrivava alle decisioni. E mi chiedo se questo modo tormentato...
Prima di tutto, non definirei il mio processo decisionale come tormentato. Non mi sono tormentato. Ho riflettuto, ho dato molto tempo, ho ascoltato molta gente. C'erano molte opinioni che io avevo bisogno di ascoltare, compresa quella del Papa.
Lei ha detto al Papa quale decisione stava per prendere?
No, non sapevo ancora quale decisione avrei preso.
Glielo dirà?
Glielo dirò. L'ho già detto l'altra sera. L'ho spiegato al Paese e sono certo che verrà riferito al Papa. Ma io non direi che "tormentato" è la definizione giusta. È una parola che dà l'idea di un personaggio solitario, rinchiuso ai piani alti della Casa Bianca, che cammina avanti e indietro cercando l'anima. Non è il mio caso. Mi sono sempre sentito a posto durante il processo.
Quanto c'è stato di personale nella decisione? Molti hanno detto che la ricerca sulle cellule staminali, ad esempio, potrebbe un giorno curare la malattia che le ha strappato sua sorella.
È vero. Non c'è dubbio che questa è stata una decisione personale per molte persone. Io ho molti amici i cui figli soffrono di diabete giovanile. E ti spezza il cuore la descrizione delle sofferenze che i loro figli vivono. E sapere che essi pregano per trovare una cura. La signora Reagan mi ha scritto una lettera profonda sul presidente Reagan e il morbo di Alzheimer. Ci sono molte persone che davvero contano su questa ricerca per trovare una cura. E spero che avvenga. Spero davvero che si arrivi a una cura.
Lei ha detto che non ha tradito le promesse elettorali.
È vero.
Ma se su questo tema avesse ottenuto più informazioni di quante ne avesse avute durante la campagna elettorale e sentisse in coscienza di dover cambiare idea, quanto questo inciderebbe nella sua decisione? Lei crede che un presidente debba rimanere fermo a tutte le promesse della
campagna elettorale? O c'è uno spazio per...
No. Io credo che un presidente debba rimanere fermo sui princìpi. E ciò che io ho affermato durante la campagna elettorale - che è coerente con la mia decisione- era basato sui princìpi. Così spero che il risultato della ricerca su queste linee sia la scoperta di una cura per queste malattie. Molti scienziati sperano che questo avvenga. Ma voglio avvertire la gente che al momento questa è solo una speranza. Non c'è niente di garantito. E il nostro Paese deve verificare se una cura sia possibile trovarla o meno.
Cambiamo argomento, vista la gravità di quanto successo negli ultimi giorni in Medio Oriente. La violenza cresce di giorno in giorno con gli attentati suicidi e le rappresaglie di Israele. Alcuni dicono sia ora di cambiare una politica di coinvolgimento limitato degli Stati Uniti.
Guardi, il nostro è il Paese che ha steso un piano che definisce il contesto in cui arrivare alla pace. Abbiamo inviato George Tenet, il direttore della Cia, e lui ha posto le condizioni per fermare la violenza. Ha offerto un piano che è il fondamento per permettere che il negoziato vada avanti. Quindi abbiamo appoggiato incondizionatamente il Piano Mitchell, che definisce i passi che portano alla pace. Ma ci vuole la volontà di entrambe le parti per raggiungere la pace. E noi stiamo facendo del nostro meglio per convincere entrambe le parti a fermare la violenza. Ma questo richiede un atteggiamento, un desiderio di spezzare la spirale della violenza! Possono certamente fare più di quanto fanno, ma il nostro governo è molto coinvolto in questo processo. Certo, non facciamo conferenze stampa ogni giorno...
E non mandate nuovi inviati...
Io capisco che lì c'è un rilevante livello di frustrazione. E ci deve essere! È una situazione molto pericolosa! Ma per tornare al tavolo delle trattative, entrambe le parti devono fare uno sforzo deciso per porre fine alla violenza! Arafat può fare di più. Sono preoccupato che alcuni dei gruppi più radicali stiano iniziando a minare la sua capacità (...). Ma anche i palestinesi capiscono che c'è un fondamento su cui è possibile costruire la pace. Ed è un buon fondamento, è il Piano Mitchell che anche tutto il mondo sostiene. E noi dobbiamo lavorare per far convergere tutti su questo piano. Mi rendo conto che ci sarà ancora violenza, ma dobbiamo ancora vedere tutti gli sforzi per spezzare la spirale della violenza.
(Copyright AbcNews.com - traduzione di Riccardo Cascioli)