RASSEGNA STAMPA

11 AGOSTO 2001
MARINA CORRADI
LO STRANO SAPORE DI UN BUSINESS VENTURO

In un discorso in diretta tv, il presidente americano Bush ha annunciato che consentirà l'uso dei fondi pubblici per la ricerca sulle cellule staminali. Con un compromesso: senza distruggere nuovi embrioni avanzati dalla fertilizzazione in vitro, gli scienziati useranno le cellule già prelevate. Eppure in campagna elettorale Bush aveva promesso tutt'altro. Per il vescovo Fiorenza, presidente della Conferenza episcopale Usa, è "un baratto inaccettabile". Contrari anche il ministro della sanità italiano Sirchia e Radio Vaticana. Per Falaschi, esperto Onu, la decisione farà arricchire i privati.

Aveva promesso che il suo governo non avrebbe finanziato ricerche che comportassero la distruzione di embrioni. E formalmente, i proclami elettorali di Bush sono mantenuti dall'annuncio dell'altra notte. Lo Stato finanzierà solo la ricerca su cellule staminali già prelevate in passato, nei laboratori privati delle multinazionali; non autorizzerà invece l'utilizzo di nuovi embrioni, nemmeno di quelli già congelati che attendono, nei freezer degli istituti di ricerca, una vita che non verrà. "Il presidente non ha assolutamente violato i suoi impegni elettorali", si sgolano a ripetere i portavoce, timorosi delle reazioni dell'elettorato conservatore e cristiano. E in sostanza è vero: gli Stati Uniti d'America non investiranno fondi in ricerche che distruggano embrioni umani. Si useranno invece, nei laboratori pubblici, sessanta "linee cellulari" già ottenute in questi ultimi anni in centri privati. Ottenute, naturalmente, distruggendo gli embrioni "donatori": ma quel che è fatto è fatto, e come afferma la portavoce della Commissione nazionale americana per il diritto alla vita, "quelli nessuno ormai può riportarli in vita".

Amen, sembrano dire le organizzazioni pro life, e pare quasi di sentire un sospiro di sollievo per quello che, fra i compromessi, appare il meno peggiore possibile. Solo la Conferenza episcopale americana critica duramente la scelta di Bush: perché dietro a quelle sessanta linee cellulari c'erano, ricorda, degli esseri umani. Perché questo è un primo varco aperto all'utilizzo degli embrioni, e le pressioni per liberalizzare più ampiamente la ricerca si faranno - prevedono i vescovi - sempre più forti. Perché, in sostanza, l'altra notte Bush junior potrebbe avere aperto il primo spiraglio che porterà un giorno a fare, del germe di un uomo, l'ingrediente di formidabili medicine per curarne altri. E sull'uomo - ingrediente, sull'uomo usato come cosa, la Chiesa non può starci.

Ma politica è compromesso, e l'altra notte il nuovo presidente ha mostrato tutta la sua abilità. Che è stata notevole: ha accontentato le lobby delle multinazionali che premono perché la ricerca vada avanti. Ma senza sporcarsi le mani. Nessun embrione verrà sacrificato in una ricerca finanziata nel Paese della bandiera a stelle e strisce. Si lavorerà sulle cellule già estratte negli istituti privati, quando al potere era Clinton. Il suo successore non c'entra, con quegli embrioni sacrificati. E visto che ormai sono morti, che male c'è a utilizzare le loro cellule per una ricerca di cui si gioveranno in tanti? Ma il razionale pragmatismo della decisione appare offuscato da ciò che già si mormora nella comunità scientifica. Quelle sessanta linee cellulari sono nelle mani di istituti privati: quanto vorranno, per cederle ai laboratori dello Stato? Il direttore di un centro di ricerca dell'Onu a Trieste ha dichiarato che i profitti per le multinazionali saranno "enormi". Le promesse elettorali sono importanti, insomma, ma i dollari ovviamente anche. E in sostanza, gli Usa hanno lasciato fare ai privati il lavoro più imbarazzante, e ora immettono nella ricerca fondi pubblici. Con le mani pulite, come diceva parecchio tempo fa uno passato alla storia col nome di Pilato.

Eppure è comprensibile anche il consenso di molti moderati americani. Poteva andare peggio, se si fosse autorizzato l'utilizzo degli embrioni sovrannumerari e congelati. Molto peggio, se si fosse arrivati a produrre embrioni apposta per la ricerca. Se non altro, l'America oggi dice che non intende sacrificare alla ricerca altri di quei minuscoli grappoli di cellule, che alcuni si "ostinano" a ritenere già uomini. È un rallentamento a una corsa, che pretendeva d'essere molto più libera e veloce. Nello stesso tempo, potrebbe essere una breccia aperta, destinata ad allargarsi.

E se davvero, come assicurano gli esperti, quelle "linee cellulari" in mano alle multinazionali saranno oggetto di affari miliardari; se davvero, come si sente sussurrare, negli ultimi mesi il lavoro nei laboratori Usa avrebbe accelerato, per moltiplicare quelle "linee" preziose in vista del nuovo mercato, diciamolo: non c'è un disagio, un sapore strano, cattivo, dietro questo grande business venturo?
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