![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 2 AGOSTO 2001 |
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Quella gabbia soffocante delle nostre emozioni
Filippo Maria Ferro spiega un fenomeno che nasce nell’infanzia ed è alla radice della depressione. Fra le cause, i conflitti con i genitori. E la rigidità delle religioni monoteiste
Dice Filippo Maria Ferro: "L’emozione della colpa nasce da atteggiamenti, contegni, modi di fare che, già dall’infanzia, provocano una situazione conflittuale tra i desideri e il codice di comportamento che è stato interiorizzato e raccoglie quello che una cultura giudica positivo o negativo. Una delle sue caratteristiche è il disagio psichico nei rapporti interpersonali".
I sensi di colpa sono particolarmente diffusi?
"Sì, in quanto la vita di ciascuno si costruisce su un compromesso continuo con leggi e norme che sono della società, ma vengono riportate all’interno dell’individuo e quindi lo scontro con la situazione emotiva è incessante. Ogni essere umano cerca di vivere liberamente le proprie emozioni e questa aspirazione si configura come una trasgressione costante. Di qui i sensi di colpa di aver combinato dei guai, commesso peccati, nuociuto agli altri".
A quale età possono cominciare a manifestarsi?
"L’emozione della colpa si allaccia ad alcune situazioni istintuali e a pulsioni particolari: soprattutto agli aspetti dell’aggressività e all’esercizio della sessualità. La personalità si afferma per gradi: comincia, come abbozzo, nelle relazioni infantili che si definiscono come veri e propri atti connessi a una reazione mano a mano che il soggetto cresce. Oggi, la psicopatologia fa una distinzione. Da una parte, i livelli antichi di un determinato sintomo, che la terminologia freudiana dice preedipico: cioè precedente a una condizione definita nei confronti dei genitori, con l’aggressività verso il padre e l’attaccamento alla madre. Dall’altra, gli stati più maturi, edipici. Ogni sintomo diventa un palinsesto su cui si stratificano situazioni successive. Il senso di colpa del bambino piccolo è molto collegato a pulsioni di tipo aggressivo, che egli vive con disagio immediato, messe in moto da una condizione di abbandono e di insoddisfazione. Ed esiste un legame fra l’insorgenza dei sintomi di colpa e il definirsi della situazione depressiva, anche fisiologica: tanto è vero che tutta la cultura, non solo psicopatologica, rapporta la colpa allo stato psichico della malinconia e della depressione. Sono peculiari della prima infanzia; diventano importanti in seguito, se alcuni eventi si ripetono".
Ferro, piemontese di Novara, 60 anni, professore ordinario di Psichiatria nell’Università di Chieti, dove è primario del Servizio psichiatrico di diagnosi e cure e direttore del Dipartimento di salute mentale, si è a lungo occupato di psicopatologia, con particolare riferimento alla psicosi, e ha pubblicato diversi saggi fra cui Figure dell’isteria, nel 1996, e Psichiatria e Storia, nel 2000.
L’emozione della colpa che si manifesta nel bambino pone un grosso interrogativo, sottolinea: "A determinarla è qualcosa che è collegata con l’esperienza comune oppure con una educazione restrittiva? Se lo si educa a essere molto libero i sensi di colpa sono minori e meno precocemente espressi oppure no? Qualcuno ha affermato che, in psicopatologia, essi si presentano soprattutto nella cultura occidentale e hanno rapportato la maggiore frequenza e precocità al modello di interiorizzazione di certi conflitti e anche alla rigidità delle norme proposte dall’educazione delle religioni monoteiste: cristiana, ebraica, islamica. Chi ha studiato altre culture, quella africana o quella asiatica, ha rilevato che le cose vanno diversamente. Per Sigmund Freud i sintomi prevalenti sarebbero la melanconia e la nevrosi ossessiva, dove c’è il tentativo sistematico di allontanare tutto ciò che è peccato e di espiare".
Il senso di colpa può nascere anche dalla paura di essere allontanati, di venire esclusi, di perdere un affetto?
"La colpa, spesso, non è in relazione a fatti effettivamente accaduti: una forte aggressività, desideri incestuosi... Il soggetto normale si punisce soprattutto per aver avuto delle fantasie. E si produce un circuito vizioso: le relazioni diventano difficili e il soggetto si presta a essere messo da parte, ad avere relazioni sfortunate, a essere emarginato; questo lo conferma e lo emargina sempre di più".
I comportamenti familiari possono determinare, col tempo, la cronicizzazione dei sensi di colpa?
"Assolutamente sì. Il ruolo della famiglia è fondamentale nello sviluppo del senso di colpa, comunque sia nato. Genitori emotivamente normali aiutano a sciogliere fantasie turbate. Una struttura familiare rigida, legata per esempio a un’idea borghese della morale, dà invece una risposta fredda e le sensazioni colpevolizzanti non potranno che cristallizzarsi".
Quali sono le conseguenze più dolorose, i disturbi psicopatologici più evidenti?
"La depressione, come ho accennato. Nei casi più gravi, comportamenti autoaggressivi, addirittura suicidi, per espiare la colpa: che, voglio ricordarlo, è un’emozione estremamente diffusa e costituisce una delle paure di dentro più consistenti. L’altra conseguenza, per non cadere nell’errore, nell’infrazione, nello sbaglio, intesi in senso moralistico, o per difendersi da ipotetiche fantasie peccaminose, sono, come dice Sigmund Freud, le organizzazioni ossessive di tipo nevrotico, che creano nel paziente una condizione di "carcere mentale", lo rendono incapace di agire spontaneamente e sono ugualmente lesive per la sua vita".
I bambini, in particolare, che genere di reazioni hanno?
"Angosce notturne, paura degli animali, tendenza a lavarsi frequentemente le mani... Nell’età scolare queste manifestazioni tendono a essere superate e può esserci una lunga pausa fino alla maturità: quando possono ripresentarsi, ritualizzate".
Negli adolescenti che cosa accade?
"Prevale una grande flessibilità e una grande mutevolezza di situazioni. Il senso di colpa è soprattutto connesso al passaggio alla maturità e si inserisce nella problematica dei conflitti generazionali: attacco alle figure autoritarie, rivendicazione della propria autonomia... Nel maschio si riscontrano anche turbamenti con tendenze suicide. Nella femmina si hanno reazioni somatiche di tipo alimentare".
Negli adulti?
"La cristallizzazione di alcuni disturbi, che si possono complicare perché le rigidità della famiglia d’origine si sommano con le rigidità del mondo del lavoro. In questi casi c’è una sorta di destino: educati in una situazione dura e inflessibile, spesso gli adulti vanno incosciamente a mettersi in situazioni di lavoro analoghe".
Ammissioni di responsabilità, manifestazioni di scuse, strategie riparative alleviano l’emozione della colpa?
"Tutti tendono a sviluppare comportamenti riparativi. Ma nella dinamica psicologica sono deviati rispetto alla fantasia originaria. Al di là del lavoro psicoterapeutico che si può indicare per risolvere certi problemi, sarebbe importante la risposta dell’ambiente: dovrebbe dare al paziente la sensazione che il suo comportamento è tutt’altro che lesivo. Ma è difficile da ottenere: l’ambiente tende semmai ad acuire il senso di colpa. E, di conseguenza, ad aggravare il disagio psichico".