![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 30 LUGLIO 2001 |
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Il titolare della Sanità vuole riproporre la legge approvata dalla Camera, ma nel frattempo applicare un regolamento ministeriale. E' subito polemica. Pedrizzi (An): "Meglio la legge subito".
"Riproporrò il disegno di legge sulla fecondazione artificiale che era stato approvato dalla Camera nella scorsa legislatura. Nel frattempo verrà applicato un regolamento che impone ai centri tariffe calmieratrici stabilite dallo Stato". Intervistato dal Corriere della Sera il ministro della Sanità Girolamo Sirchia parla di temi strettamente legati alla sua professione di medico e indica la fecondazione artificiale come una delle priorità da affrontare. Ed é subito polemica. Molti i contro.
Riccardo Pedrizzi. "Il regolamento potrebbe essere controproducente, meglio presentare subito la legge". Questo il commento del responsabile nazionale di An per le politiche della famiglia. "Proprio perchè c'é bisogno urgente di una legge - sarebbe più producente attivarsi per presentarla al più presto, piuttosto che pensare all'adozione di un regolamento amministrativo che finirebbe per fare il gioco della lobby della deregulation che, con la scusa di regolamentale le attività svolte dai centri, vuole in realtà ratificare il Far West".
Alessandra Mussolini. Nessun regolamento provvisorio per controllare il "far west della provetta". Il rischio é di rinviare, ancora una volta, il varo della nuova legge sulla fecondazione assistita. "Se la proposta di Sirchia ha il merito di rimettere in primo piano il tema della fecondazione assistita - sostiene l'esponente di Alleanza Nazionale - lo strumento del regolamento tecnico rischia di allontanare la produzione di una buona legge". E "la legge licenziata dalla Camera nel maggio di due anni fa -dice la parlamentare di An- era frutto di compromessi e di slanci emozionali e ideologici". "Il ministro -prosegue la Mussolini- non ha certo bisogno dei miei consigli, tuttavia lo invito a rileggersi i resoconti delle commissioni e dell'aula: capirà che occorre procedere per una strada diversa''.
Gloria Buffo. ''Che il Polo avesse cattive intenzioni sulla procreazione assistita - sostiene l'esponente della Quercia - si sapeva. Ma che il ministro della Sanità arrivasse a dichiarare che il ddl approvato dalla Camera, che proibisce la fecondazioen eterologa, é un testo condiviso e che gode addirittura del favore popolare, é impressionante. Oramai nel governo Berlusconi si spacciano le proprie opinioni illiberali con la volontà popolare''.
Marida Bolognesi. Un ''segnale pericolosissimo che una maggioranza, qualunque essa sia, possa imporre un proprio modello anche su temi etici. Un ambito in cui spetta al Parlamento lavorare''. L'ex presidente della commissione Affari sociali della Camera (Ds) boccia il progetto del ministro della sanità. ''Sono stupita e trovo incredibile - sostiene - che un governo possa pensare di imporre il proprio punto di vista su temi che attengono alla bioetica. Penso, infatti, che queste non siano tematiche che un governo possa assumere unilateralmente, bensì temi per i quali é necessario un dibattito aperto in Parlamento''.
Luca Volontè. Una ''iniziativa lodevole''. Così il capogruppo del Ccd-Cdu giudica il progetto del ministro.''Accogliamo con favore l'iniziativa - dice - dopo un anno e mezzo di latitanza del suo predecessore che tra mille veti della vecchia maggioranza aveva lasciato sedimentare il provvedimento''. Per Volontè, ''ripartire da quel testo e' un modo corretto di agire, anche se
potra' essere ulteriormente emendato e corretto sulla base di quelle osservazioni che erano gia' emerse nel corso del dibattito nella commissione affari sociali''.
Mons. Elio Sgreccia. ''Prendiamo volentieri atto - sostiene il direttore del Centro di bioetica dell'Università Cattolica di Roma - della proposta del ministro Sirchia, che ha chiesto di iniziare quanto prima il dibattito in materia partendo dal progetto di legge così come approvato dalla Camera durante la precedente Legislatura''. Nel progetto già approvato dalla Camera ''rimangono purtroppo punti che non soltanto la morale cattolica non può accogliere, ma anche l'etica naturale condanna, e che speriamo possano essere superati come, ad esempio, l'accesso alle coppie di fatto e una migliore protezione dell'embrione''. Per Sgreccia resta l'urgenza di "portare in Parlamento una legge che quanto meno limiti il danno e tuteli i valori fondamentali. Saranno poi i parlamentari che al di là degli schieramenti politici dovranno porsi il problema in base ai valori costituzionalmente difendibili e largamente sentiti nella coscienza''.