RASSEGNA STAMPA

28 LUGLIO 2001
MAURIZIO VIROLI
Marsilio da Padova "contro"

Che pretese vescovi e Papa...

A distanza di secoli conserva una singolare freschezza anche per chi non è specialista di storia del pensiero politico

"Il difensore della pace", (Marsilio da Padova, introduzione di Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri, traduzione e note di Mario Conetti, Claudio Fiocchi, Stefano Radice, Stefano Simonetta, Rizzoli, 2 vol, pp. XXXII-1227) completato a Parigi nel 1324, è in primo luogo un testo ispirato da un'intensa passione civile contro la pretesa papale della pienezza del potere, ovvero la dottrina secondo cui il potere del papa si estende anche al sovrano civile. Marsilio denuncia la pretesa dei vescovi e del papa come una delle più gravi cause "della mancanza di pace o della discordia della comunità politica", e proclama con decisione il dovere di combattere tale pretesa "togliendo la maschera a tale opinione" e, se necessario, "frenando con un'azione esteriore i suoi sostenitori o i suoi scopritori inconsapevoli e ingiusti, e i suoi ostinati difensori". Non sorprende che Clemente VI lo abbia definito, quando morì nel 1343, uno dei peggiori eretici conosciuti. Con un'attenta interpretazione delle scritture, che è di per sé una lettura affascinante, Marsilio dimostra che Cristo non ha trasmesso agli apostoli nessun potere coercitivo sulle persone o sui loro beni, neppure il potere di punire gli eretici. Così come il malato di lebbra può essere allontanato dalla comunità soltanto per ordine del magistrato e non per ordine del medico, spiega Marsilio con un'analogia suggestiva, così la "malattia dell'anima", ovvero l'errore della fede, non deve essere colpita dalla punizione del sacerdote, che non ha il potere di pronunciare giudizi coattivi, ma solo dal magistrato civile e solo in quanto violi la legge civile.

Ma "Il difensore della pace" è anche un testo che enuncia, in base ad un'elaborazione della dottrina di Aristotele e del pensiero politico romano, una teoria del potere civile che mette in risalto i principi politici che il costituzionalismo moderno farà propri, primo fra tutti quello del governo della legge. È meglio, spiega Marsilio, "che nessun governante, benché virtuoso e giusto, governi senza leggi". Le vere leggi, spiega, non sono emanate per favorire o per danneggiare particolari individui, ma riguardano i casi futuri e generali. Fin quando si atterrà scrupolosamente alle leggi il governante non commetterà dunque ingiustizia.

Oltre al principio del governo della legge, Marsilio enuncia anche la tesi che il consenso del popolo è la fonte della legittimità delle leggi. Egli spiega infatti che spetta ai cittadini o alla maggioranza o ai migliori di essi (su questo punto gli interpreti hanno opinioni discordi) deliberare le leggi che dovranno governare, con potere coattivo, la vita della comunità. Contro chi ritiene che la malvagità e la stoltezza degli uomini consigli di affidare il potere legislativo ad una esigua minoranza di saggi, Marsilio sottolinea che la gran parte dei cittadini ha la capacità di vedere e di volere il bene comune, ad eccezione degli individui che presentano una natura "deforme". Aggiunge però, che prima di essere approvate dall'assemblea generale dei cittadini, le proposte di nuove leggi devono essere studiate e discusse da un'assemblea ristretta di uomini saggi, scelti anch'essi dai cittadini, e che restano in carica per periodi limitati di tempo.

Per le tesi che Marsilio difende sulla separazione fra potere religioso e potere civile e sul consenso popolare come fonte di legittimità del potere civile, "Il difensore della pace" conserva a distanza di secoli una singolare freschezza anche per chi non è specialista di storia del pensiero politico. Merito anche della Introduzione, che spiega un contesto caratterizzato da profondi cambiamenti intellettuali e politici, della nuova traduzione, rigorosa e di piacevole lettura, e delle note a spiegazione del testo, che permettono a chi legge di scoprire un mondo affascinante di parole e di significati dimenticati.
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vedi anche
Filosofia (e) politica