![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 13 LUGLIO 2001 |
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Una monografia di "liberal" dedicata al Papa. Intervengono Romiti e Tronchetti Provera
Marco Tronchetti Provera analizza la dottrina sociale della Chiesa. Cesare Romiti discute di "pianeta, mercato, etica, tecnica" con il rettore della Pontificia università lateranense. Due imprenditori in un ambito a prima vista incongruo - una monografia su papa Wojtyla -, in mezzo a una folla di esperti "abilitati" quali filosofi (Glucksmann, Grygiel), politologi (Biagio de Giovanni, Jacques Garello), politici (Bertinotti, Andreotti), letterati (Mario Luzi e Solgenitsin), storici (Ernst Nolte). E’ liberal ad aver scelto come unico argomento, per il numero in uscita la settimana prossima, la figura carismatica di Giovanni Paolo II in quanto, scrive il direttore Ferdinando Adornato, "l’unico (l’ultimo?) grande filosofo morale dei nostri tempi". L’unico (l’ultimo?) ad aver reinserito "prepotentemente" l’etica nelle questioni pubbliche e private in un secolo, il Novecento, che ha cercato di obnubilare le domande prime e ultime dell’esistenza.
Tronchetti Provera concorda per quanto riguarda l’economia. Karol Wojtyla, scrive, con l’enciclica Sollecitudo Rei Socialis del 1987 ha impresso una svolta radicale, "un salto qualitativo", alla dottrina sociale della Chiesa sposando il concetto di sviluppo e abbandonando la visione statica dell’economia, tutta centrata sul rapporto ricchi/poveri , dei precedenti testi papali. In tal modo, pur con la sua "analisi spietata del capitalismo", l’attuale pontefice diviene un interlocutore possibile, riconoscendo il dinamismo dell’economia di mercato e le sue implicazioni, ed anzi - fa capire l’amministratore delegato della Pirelli - può venire da lui, dalla sua Chiesa, un contributo per rivitalizzare di tensione morale il pensiero liberale che, se da Adam Smith a Keynes ha sempre puntato al bene collettivo, ha subito un "obiettivo impoverimento della dimensione etica", specialmente dagli anni ’80, quando la Thatcher proclamava : "Non esiste la società, ma solo una somma di individui". Tutti egoisti.
Cesare Romiti viene interpellato, su temi di cui egli già aveva parlato pubblicamente, da monsignor Angelo Scola in una serie di lettere. Sulla globalizzazione Romiti dichiara di condividere le idee di Samuel Huntington, politologo di Harvard: finito il confronto liberismo-marxismo, i nuovi confronti e scontri saranno "fra gruppi di civiltà", spesso identificate con la religione: mondo occidentale-cattolico, islamico, confuciano-cinese, slavo-ortodosso... E il rischio di deflagrazioni c’è, anche se non serve spaventarsi: dinanzi alle novità radicali di questi tempi - in politica planetaria come per le biotecnologie - occorre attrezzarsi, dice il presidente della Rcs , per essere protagonisti di un "mutamento attivo" e non succubi di un "mutamento passivo". Quanto alla vita pubblica, etica e politica oggi appaiono "spodestate" dall’economia che, sola, con le sue regole sembra poter generare il "bene comune", inteso come benessere diffuso. Invece per una "democrazia sostanziale", convengono monsignor Scola e il suo interlocutore, occorre che coesistano etica personale ed etica sociale. Per nessuno dei due basta dire "vietato vietare".