RASSEGNA STAMPA

11 LUGLIO 2001
E. DEL SOLDATO
Creato l'embrione figlio di nessuno

Australia: ovuli di topo fecondati senza sperma. Basta la cellula di qualsiasi parte del corpo anche femminile

L'autrice della scoperta: in futuro due donne potrebbero procreare

Forti perplessità sullo sviluppo e la normalità delle cavie che eventualmente nasceranno. Entro un anno i test potrebbero passare all'uomo La tecnica escluderebbe il maschio dall'atto del generare

Secondo un gruppo di scienziati australiani è diventato possibile procreare senza l'aiuto dello sperma.

È possibile cioè che un ovulo venga fecondato utilizzando materiale genetico di cellule che appartengono a qualsiasi altra parte del corpo fuorché allo sperma maschile. La nuova tecnica è destinata dunque - hanno detto i medici - ad aiutare le coppie non fertili che vorrebbero avere bambini.

Ma già implica molto di più, ad esempio la possibilità, seppur teorica, di coppie omosessuali, in particolari lesbiche, che potrebbero mettere al mondo una bambina senza il contributo del padre. Una bambina, non un bambino: le donne, infatti tra di loro potrebbero procreare solo femmine, perché non possiedono l'informazione

genetica necessaria a fecondare un figlio maschio. Un panorama, insomma, che invita senz'altro alla riflessione.

La dottoressa Orly Lacham-Kaplan, dell'università Monash di Melbourne, è la responsabile principale della nuova tecnologia. È stata lei a dirigere il team che ha portato avanti la scoperta. Per ora gli scienziati usando questo metodo sono solo riusciti a fecondare topi, ma sperano nel prossimo futuro di poter fare lo stesso sugli umani. La prossima fase della sperimentazione sui topi è quella in cui centinaia di embrioni saranno trasferiti nell'utero di altrettante cavie, per vedere se i feti si svilupperanno. Poi, annunciano i ricercatori, entro un anno si potrebbe già passare ai primi test sull'uomo.

La scoperta è stata possibile grazie al successo del team che è riuscito a scindere i due set di cromosomi contenuti nelle cellule: la nuova procedura infatti consiste nel separare una serie di cromosomi dalle cellule somatiche (che di solito ne contengono due) e renderle così strutturalmente simili agli spermatozoi (che ne hanno una sola).

Per fare questo il gruppo ha utilizzato una tecnica chimica. E poi ha mimato il processo naturale che avviene durante la fecondazione, quando i due set di cromosomi di un ovulo si separano e uno viene espulso, lasciando l'altro cromosoma da solo ad incontrare quello dello sperma.

Gli scienziati non hanno voluto omettere il fattore rischio: nessuno ancora è pronto a scommettere sul fatto che gli embrioni, una volta prodotti, siano compatibili con il corpo della futura madre. Inoltre restano alti i rischi di malattie e malformazioni.

"Non è sicuro che gli embrioni attecchiscano nell'utero e si sviluppino in modo normale. Bisogna aspettare - ha tenuto a sottolineare la dottoressa Lacham-Kaplan

-: è ancora troppo presto per dire che da questa tecnica nasceranno bimbi vivi e sani. È troppo presto per garantire queste certezze. Credo che i prossimi sei o otto mesi saranno decisivi: ci daranno la possibilità di capire se la nuova scoperta può andare avanti ed essere adottata a livello clinico". La studiosa ha precisato di aver portato avanti la ricerca con l'unico scopo di aiutare gli uomini che non possono avere figli. Ma ha aggiunto: "In teoria potremmo prelevare le cellule somatiche di una donna e usarle per produrre il suo stesso embrione". "Sì - ha concluso -, due donne che volessero avere figli assieme potrebbero farlo. Questo però potrebbe sollevare altri problemi, perché alcuni aspetti dello sviluppo nell'uomo sono controllati solo da un gene paterno".

In Inghilterra la notizia è stata accolta tra dubbi ed entusiasmi. Robert Winston, esperto in fertilità, ha colto entrambi gli aspetti: "La cosa positiva di questa nuova tecnica - ha dichiarato ieri - è che rende la clonazione assolutamente inutile. In questo senso, il metodo australiano è più avanzato e più accettabile eticamente perché coinvolge i cromosomi di due partner".

Ma poi Winston ha voluto anche esprimere la sua opinione sulla possibilità di procreare se stessi: "È una possibilità agghiacciante. Senza contare che l'uso di cromosomi da una stessa persona aumenterebbe incredibilmente il rischio di difetti genetici nel nascituro".
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