RASSEGNA STAMPA

6 LUGLIO 2001
LUIGI VACCARI
LA SCIENZA VIRTUOSA

Ricerca e tecnologia non devono farci paura, ma come cittadini dobbiamo controllarle: parla Giorello

Dice Giulio Giorello: "La paura della conoscenza è uno dei confini in cui nascono le tirannie, non soltanto politiche, ma anche mentali, e queste sono forse le peggiori: è la susperstitio, di cui si lamentava gia Lucrezio nel De Rerum Natura . E non mi stupisco che persone preoccupate più del vincolo sociale, della pace, della legge e dell'ordine che della verità abbiano temuto la Scienza, continuino a temerla e ricorrano alla censura. Questa può assumere anche la forma dell'autocensura: molti scienziati cedono di fronte alla paura". Giorello, 56 anni, professore ordinario di Filosofia della Scienza all'Università degli Studi di Milano, dove è nato, è uno dei relatori alla XIII edizione di Spoletoscienza, promosso e organizzato dalla Fondazione Sigma-Tau a Palazzo Ancaiani, e domattina interviene sul tema "Pensare il futuro", con Paolo Fabbri, sir John Maddox, Aldo Schiavone. "La Scienza - dice - è un'impresa complessa: richiede sforzi economici sempre maggiori, competenze sempre più specialistiche, e talvolta si esprime in un linguaggio difficilmente accessibile. Si tratta di una costellazione di problemi, la cui comprensione richiede una lunga educazione. Non basta, dunque, la sola divulgazione scientifica: per quanto meritoria, essa deve essere integrata dalla consapevolezza che la ricerca della conoscenza comporta necessariamente un duro lavoro, e una grande fatica. Non credo che nel nostro Paese questa consapevolezza sia molto diffusa. In fondo siamo un popolo che ha condannato Galileo Galilei, considerandolo "quasi eretico" per aver osato pensare la "fabbrica dei cieli" in modo diverso rispetto ai dettami dei suoi censori francescani e domenicani. Pochi decenni dopo, Isaac Newton, ritenuto un eretico dalla Chiesa d'Inghilterra, ebbe il buonsenso di non rendere pubbliche le proprie opinioni in materia di religione, e fu riconosciuto, acclamato, celebrato come un grande scienziato. Due politiche diverse, dunque, che testimoniano una profonda biforcazione. Certo, anche l'Inghilterra ha conosciuto momenti di reazione oscurantista alla Scienza: si pensi, per esempio, alla campagna contro Charles Darwin. Tuttavia Darwin non subì alcun processo pubblico. Erano cambiati i tempi, e gli scienziati avevano lavorato all'educazione di quel Paese".

Alla scienza, dice Giorello, non servono miracoli, e si deve avere il coraggio di dirlo.

"Il lavoro scientifico è un lavoro di pochi, lento, difficile; richiede pazienza, umiltà, anche l'umiltà di chi, come amava dire Thomas Kuhn, sa di dover svolgere attività di routine. Non ci sono miracoli, e in questo la Scienza è lontanissima dallo spirito delle religioni positive. È sobria, e misconoscere tale sobrietà, facendo della scienza una nuova religio , significa tradire le ragioni stesse della religione. Oltre che quelle della Scienza, in quanto attività aperta, critica, pubblica e controllabile. Si tratta di un'impresa, come soleva chiamarla il filosofo italiano Giulio Preti. Molto tempo prima Carlo Cattaneo aveva dichiarato che la scienza è un'industria".

La paura della Scienza è una paura antica e ciclica. Ma le prospettive legate alla clonazione, alla procreazione assistita, allo sfruttamento del genoma umano, alla produzione degli organismi modificati, oltre a porre enormi problemi morali, non giustificano, più che in passato, ansie, preoccupazioni, sgomenti?

"Sa cosa disse una volta Francesco Bacone? Che più che i libri di Aristotele avevano cambiato il mondo l'arte della stampa, la bussola, la polvere da sparo. Sulla bussola e la stampa si può discutere. Certo, la polvere da sparo non è un'invenzione molto pacifica. Credo che, in qualche modo, sia stata più inquietante ieri la polvere da sparo di quanto lo siano oggi molte applicazioni della biologia: le cosiddette biotecnologie".

Mercoledì, in un fondo sul "Corriere della Sera", Ernesto Galli della Loggia, riprendendo sullo sfondo il caso del medico delle Ss Mengele, ha attribuito la perdita, da parte della professione medica, di standard etici condivisi alla ricerca scientifica, la cui libertà "può assai facilmente tramutarsi - e si tramuta - in libertà per molti di usarne in modo criminali i risultati". È d'accordo?

"Stiamo attenti: un conto è la ricerca; un conto sono gli abusi, che vanno rigidamente respinti. Soltanto perché siamo per la libertà della ricerca, dobbiamo essere durissimi nel reprimere gli scandali. Non ammettiamo che uno possa fare commercio d'organi o esperimenti su esseri umani. Purtroppo, là dove non c'è una percezione chiara del significato della ricerca prospera l'abuso. È interessante notare come questo accada nei Paesi cosiddetti in via di sviluppo. L'abuso, quindi, va duramente punito. Ma con la chiarezza del diritto".

Ma chi dovrebbe occuparsi del controllo di ciò che accade nei laboratori?

"Il controllo di qualunque abuso dovrebbe essere affidato alle forme giuridiche in cui si esprime la sovranità democratica, ammesso che la democrazia sia una forma di sovranità. È un punto giuridico, e filosofico, molto importante: il controllo non può essere demandato a un'élite di superesperti, a un tiranno, al capo di un partito, eccetera. Cittadini che giudicano le iniziative di altri cittadini: questa è la base dell'esperimento democratico moderno, come noi lo conosciamo dagli Stati Uniti in poi. Era già l'auspicio di Thomas Jefferson, uno dei padri della libertà americana. Non vedo la questione molto diversamente da Jefferson, che si pose il problema sulle sue famose Note sulla Virginia : un testo che andrebbe letto nelle scuole e che dovrebbero studiare gli umanisti di casa nostra. Per certi versi, Jefferson era un umanista, ma anche un uomo aperto ai problemi dell'agricoltura, dell'architettura, della tecnica, dell'urbanistica, e, da persona colta, profondamente sensibile alle conquiste della Scienza del suo tempo".

È possibile orientare soltanto al bene comune l'uso delle "tecnologie trasformatrici della nostra identità e del nostro status biologico"?

"Di fronte a un risultato tecnico l'uomo ha davanti a sé più strade aperte: può usare l'energia atomica a scopi benefici, può usarla per massacrare un Paese nemico; come accadeva ai tempi di Bacone. Ma questo è un problema di coscienza, non di Scienza. Mentre trovo ripugnante la censura, trovo giustissimo che, dal punto di vista della propria coscienza, un letterato, un religioso o, perché no?, un fisico, un matematico, dicano chiaramente cosa pensano. Non è che l'orientamento del bene comune venga da sé, spontaneamente: è un impegno duro di lotta, una sfida alla democrazia. E va affrontato democraticamente, non certo con spirito autoritario; perché chi decide il bene comune: il capo popolo? Il compagno Stalin? Bisogna stare molto attenti".
inizio pagina
vedi anche
Cultura e societ…