RASSEGNA STAMPA

5 LUGLIO 2001
MARCO TOSATTI
Il manifesto cattolico: no al G8, no alla violenza

"Andremo a Genova prima del vertice, ecco cosa chiediamo"

Il popolo dei cattolici il "G8" lo farà in anticipo a Genova sabato e domenica prossimi: per non suscitare neanche il sospetto di una collusione con coloro che - è stato sottolineato ieri in una conferenza stampa a Roma - "non escludono la violenza, o la includono" nelle loro prospettive di protesta.

L’hanno deciso e annunciato le oltre cinquanta sigle che racchiudono il mondo cattolico: dall’Azione Cattolica a Sant’Egidio, dalle Acli alla Focsiv e all’Agesci e a tutte le organizzazioni missionarie; senza dimenticare il Comitato per il Debito Estero, della Conferenza Episcopale, il cui principale responsabile, Riccardo Moro guidava l’incontro con la stampa alla Radio Vaticana. I cattolici vanno a Genova prima dei Signori della Terra, e ci vanno con un loro manifesto, che sarà consegnato al segretario generale degli Affari Esteri, Umberto Vattani, affinché lo faccia giungere al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi in vista del "Summit" di Genova.

Il "Manifesto" l’hanno redatto gruppi di giovani, dai venti ai venticinque anni delle associazioni cattoliche, coordinati da Riccardo Moro; hanno stilato un elenco di offese alla vita legate alla responsabilità dei "G8". Guerra, Debito Estero e Povertà sono i tre ambiti-contenitore delle proposte, alcune generali - riforma dell’Onu, rafforzando "democrazia, autorevolezza ed efficacia"; altre più specifiche: non sprecare denaro (è stato citato lo Scudo spaziale), combattere davvero il mercato delle armi.

Oltre a cancellare tutto il debito estero dei paesi poveri, i cattolici propongono anche di devolvere lo 0,7 per cento del Pil dei paesi ricchi per finanziare lo sviluppo; e poi di tassare le transazioni valutarie, la cosiddetta "Tobin tax"; e in campo ecologico, non solo ratificare e applicare l’accordo di Kyoto, ma andare oltre. Infine, una politica farmaceutica diversa: "Vorremmo fossero moltiplicati gli sforzi per rendere i farmaci per la cura dell'Hiv accessibili a tutti coloro che sono infetti in Africa, e regole che consentano la produzione e la distribuzione di medicinali a costi sostenibili per le popolazioni più povere".

Non manca una battuta verso il Governo: non bastano le "iniziative spot" tipo fondo per l’Aids annunciato da Berlusconi. "Non sono inutili, ma lasciano il tempo che trovano se non si modificano le regole e i giochi". "Sentinelle del mattino: guardiamo il G8 negli occhi" è lo slogan dell’incontro di sabato prossimo; ma il G8 in quella data non è ancora lontano? Il motivo è che "non possiamo avere nessuna possibilità di collusione con chi non esclude o include metodi di carattere violento - ha detto Luigi Bobba delle Acli -. Sembrerebbe che gli attori in campo siano il governo e la polizia da una parte e le tute bianche dall’altra.

Noi vogliamo dare voce a un G8 della gente normale, che vuol giocare la partita per garantire un diritto alla vita per tutti". Ma non si indebolisce il fronte, anticipando l’incontro cattolico a sabato e domenica prossimi: "Non c’è assolutamente la volontà di smarcarsi dal Genoa Social Forum" ribattono le associazioni; "non si fa politica solo in piazza; se andare in piazza serve, ci andiamo; ma se questo comporta il rischio che qualcuno finisca in coma, o addirittura perda la vita... noi siamo gente che lavora per la vita, non contro. Anche se possiamo essere fraintesi".

Ma Genova è solo una tappa: "Dal 23 luglio in poi continueremo a chiedere una risposta ai punti del Manifesto ai nostri governi". Una grande kermesse, quella cattolica, sotto l’egida del cardinale arcivescovo di Genova, Dionigi Tettamanzi. A cardinale risponde cardinale: Michele Giordano, da Napoli, lancia un allarme sugli "inquietanti interrogativi" della globalizzazione; ne sottolinea "l'incertezza" e il "disorientamento" causati e dice "no" ad un "nuovo colonialismo".

Elenca i problemi che richiedono un "discernimento etico", in assenza del quale si crea "una mannaia contro le piccole comunità, aumentando le differenze tra ricchi e poveri e la concorrenza ingiusta, che pone le nazioni deboli in una condizione di inferiorità sempre più marcata". Non cita il G8, ma afferma che la globalizzazione "non può essere un nuovo tipo di colonialismo, ma deve invece rispettare la diversità delle culture e la promozione di ogni essere umano".
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