RASSEGNA STAMPA

4 LUGLIO 2001
FRANCO VOLPI
Fas est et ab hoste doceri, ovvero "È lecito imparare anche dal nemico". Recita così il titolo di un libro assai raro, conservato oggi solo in poche biblioteche ma noto ai bibliofili di letteratura strategicomilitare, che fu pubblicato anonimo nel 1694 con l'indicazione di Amsterdam come luogo di edizione.

Sotto l'aurea sentenza che funge da titolo - e che avrebbe ispirato chissà quali congetture a un Carl Schmitt - sono raccolti e commentati alcuni editti emanati da Richelieu nel 1636 nella nuova situazione militare che si era creata dopo che la Francia era entrata nella guerra dei Trent'anni al fianco della Svezia contro la Germania. Il sottotitolo bilingue, in francese e tedesco, illustra il contenuto del volume alla prolissa maniera dell'epoca: Quelques édits de la fabrique du Cardinal Richelieu, pour servir d'exemple comment il faut faire des efforts pour resister à l'ennemi dans un pressant besoin. Avec une préface adressée à la Nation Allemande et convenable aux temps. Ci si può risparmiare la versione tedesca che comincia così: Etliche Edicten aus der Schmiede des Richelieu..., e ricalca parola per parola il francese con la sola significativa omissione dell'appellativo "Cardinale".

Si tratta di provvedimenti strategico-militari con i quali il celebre Cardinale intendeva organizzare una mobilitazione generale contro le truppe tedesche che dai Paesi Bassi spagnoli marciavano alla volta del territorio francese, in direzione di Parigi.

Sabine Sellschopp, ricercatrice di BerlinoPotsdam che lavora all'edizione degli scritti politici di Leibniz nell'ambito degli opera omnia, ha annunciato una sensazionale scoperta: l'anonimo autore della raccolta, e della lunga introduzione che la presenta, sarebbe da identificare con il filosofo del migliore dei mondi possibili. Lo proverebbe il confronto con numerosi appunti autografi di Leibniz, noti da tempo agli studiosi ma che finora nessuno aveva messo in relazione con l'anonimo trattato militare Fas est et ab hoste doceri. In particolare le note stese da Leibniz nel 1688 in occasione dell'udienza con Leopoldo I d'Austria - durante la quale il filosofo si era profuso nell'illustrare all'imperatore mirabolanti progetti circa una riforma monetaria, la fondazione di un archivio imperiale, il finanziamento della guerra contro i turchi, ecc. - presentano sorprendenti affinità e paralleli con il testo della lunga introduzione premessa all'anonimo trattato.

Leibniz avrebbe raccolto gli editti durante il suo soggiorno in Francia, tra il 1672 e il 1676, e al suo ritorno in Germania - via Londra, dove studiò le carte di Newton, e L'Aia, dove incontrò Spinoza - li avrebbe portati con sé. Nel 1694 sarebbe stato poi indotto a pubblicarli per il fatto che si era creata una situazione militare simile a quella del 1636, ma inversa. Questa volta erano i territori tedeschi a essere minacciati dall'avanzata dell'esercito francese. Nell'introduzione il grande pensatore, noto per il suo genio versatile e la sua abilità diplomatica, consiglia alla "Nazione Tedesca" di prendere a modello i provvedimenti di Richelieu e sfruttarli a proprio vantaggio organizzando una analoga mobilitazione generale per far fronte alla situazione politico-militare. Secondo la massima, appunto, che "è lecito imparare anche dal proprio nemico".

Se la scoperta sarà confermata, un nuovo interessante capitolo andrà ad arricchire il già frastagliato quadro degli interessi di Leibniz per i problemi politico-strategico-militari del suo tempo. Che lo avevano spinto a concepire il Consilium Aegyptiacum - un piano per la conquista dell'Egitto che Leibniz intendeva sottoporre a Luigi XIV, il quale però non si degnò nemmeno di ricevere il filosofo o, secondo l'aneddoto, lo liquidò sghignazzandogli in faccia - e poi il Mars christianissimus, ou apologie des armes du Roy très chrestien contre les Chrestiens, un libello contro il Re Sole colpevole di essersi alleato con i turchi, e molti altri testi: dalla dimostrazione more geometrico in base alla quale l'Elettore del Palatinato doveva diventare Re di Polonia, a varie memorie su come garantire la securitas publica e lo status praesens, o su come instaurare un'alleanza tra i principi tedeschi contro Francia e Austria.

In attesa delle reazioni degli studiosi, ci si può interrogare intanto circa le ragioni dell'anonimato scelto da Leibniz. Perché non firmò il volume?

Forse non voleva guastare le sue relazioni con i francesi, che ammirava al punto da affermare di sentirsi a casa propria in entrambe le culture e di voler essere come "un anfibio che vive ora in Germania, ora in Francia". E forse perché, proprio in quegli anni, dal 1690 in poi, si era impegnato per discutere con Bossuet un tentativo di unificazione delle Chiese Cattolica e Protestante. In vista di tanta causa, la paternità pubblica di un libello Fas est et ab hoste doceri sarebbe stata sicuramente un faux pas.

In ogni caso, la machiavellica massima secondo cui bisogna imparare anche dal proprio nemico non è va interpretata in lui ex summo malo, come avrebbe probabilmente fatto Carl Schmitt che in Ex captivitate salus la riprende a suo modo affermando: "Il nemico è il mio problema fatto persona".

Qui, come sempre, Leibniz argomenta ex summo bono, e intende ottimisticamente la massima come un umile andare a scuola anche dal proprio nemico. Secondo la regola generale di vita che si era dato, e che alla principessa Sofia confidava in questi termini: "Lavoro per il bene comune senza preoccuparmi che qualcuno mi ringrazi di ciò. Credo in tal modo di imitare Dio, il quale si cura del bene dell'universo indipendentemente dal fatto che gli uomini lo riconoscano o meno".
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