RASSEGNA STAMPA

3 LUGLIO 2001
RENATO MINORE
"L’Apocalisse è guardare indietro"

Le sfide della globalizzazione: Fernando Savater

Savater, c'è un pensiero filosofico particolarmente adatto al mondo della globalizzazione?

"Il pensiero filosofico pensa alla realtà esistente. Non detta leggi. Non dice "le cose devono essere così". Protestare contro la globalizzazione sarebbe come protestare contro il tramonto del sole perché non vorresti che il sole si nascondesse di notte, ti piacerebbe che brillasse al buio".

L'idea della globalizzazione non è poi tanto recente?

"Viene da lontano. Tutta la civiltà europea, sin dalle origini, persegue l'obiettivo della globalizzazione, dai Romani alla Chiesa cattolica che è il primo tentativo che ci sia stato nel mondo. La civiltà è per sua natura espansionista, da sempre. Prima c'era sì stato il progetto di estendere e globalizzare le idee e le aziende, oggi questo progetto è diventato una realtà. Oggi ogni singolo individuo vive nella piena consapevolezza di ciò che accade nel mondo. Il mondo degli affari e il vivere quotidiano risentono dell'influenza di quanto accade in altri paesi. Se c'è un'epidemia, come quella della mucca pazza, si propaga immediatamente in tutta Europa, arriva perfino in America; se la borsa di Tokyo soffre una perdita affidiamo i nostri risparmi alla banca. Oggi i meccanismi culturali, economici sono basati sull'informazione e sulla divulgazione della comunicazione".

E così nasce la coscienza ecologica, la lotta per la tutela dell'ambiente, per salvaguardare le risorse?

"Mai prima d'ora l'ecologia è stata così assimilata al processo di mondializzazione. L'Europa e anche l'America sono i paesi che adottano le maggiori misure di protezione ecologica e che sono altresì i più sensibili al tema dell'ecologia. I paesi cosiddetti sviluppati propugnano la politica di tutela del territorio e attribuiscono alla questione ambientalista un carattere di globalità".

Ma gli Stati Uniti si rifiutano di firmare il protocollo di Kyoto e il resto dei paesi no...

"In ambito di politica interna adottano però molte misure di protezione ecologica. Lo sviluppo deve avere basi solide, che ne garantiscano la continuità. Intendo dire che lo sviluppo economico non può comportare lo sterminio delle galline e la fine della vita sul pianeta. D'altra parte non possiamo nemmeno pensare di rinunciare alle fonti di energia o di giudicare quello che succede oggi nel mondo solo sulla base di una visione apocalittica".

La via della globalizzazione non rischia di portare ad uno sviluppo totale senza regole?

"La globalizzazione discende dalla rivoluzione tecnologica, ne è un prolungamento: le comunicazioni, l'informazione ecc. sono legate allo sviluppo della tecnologia. Per questa ragione dovremmo chiederci, secondo me, fino a che punto questo sviluppo possa protrarsi, fino al punto da inibire il suo stesso funzionamento per eccesso di crescita. La società tecnologica data, tra l'altro, di circa 150 anni. Oggi vi sono seimila milioni di persone, una moltitudine che si va progressivamente assimilando all'uso di tecnologia e in futuro anche il resto dell'umanità seguirà lo stesso orientamento. Naturalmente con l'avanzare del processo di sviluppo l'uso di tecnologia si estenderà anche all'Africa, all'Asia: va da sé che ci troveremo ad affrontare il problema della compatibilità di questa nuova realtà con la sopravvivenza dell'ambiente".

Non la preoccupano gli aspetti di unicità e di controllo totale del "pensiero globale"?

"Quello che mi preoccupa è che oggi si globalizzano fondamentalmente soltanto alcuni aspetti della vita: il capitale finanziario, le carte di credito, i kalashnikov... Non sono ancora globalizzati invece l'istruzione, la protezione dell'infanzia, i diritti umani. Esistono diversità positive e altre che non lo sono. Quanto sarebbe meglio se tutta la società potesse far conto su una base minima di valori economici, educativi, ecc. in tutti le parti del mondo. Il problema è che più di mille milioni di esseri umani vivono con meno di un dollaro giornaliero e questa è una diversità enorme che mi preoccupa molto più che non le future omogeneità".

Il pensiero globale non vende solo merci, ma stili di vita, filosofie, unifica le diversità...

"Cosa vuol dire omogeneità? In anni passati tutto quello che poteva offrire un paesino spagnolo della Castiglia era formaggio e pane locale e una vita del tutto omogenea: diversissima dalla vita che si svolgeva in Cina in quello stesso istante e perfettamente omogenea nell'ambito del suo sistema culturale interno. Oggi, invece, in quello stesso luogo puoi trovare un ristorante cinese o un negozio di abbigliamento di Milano. Questa assimilazione ha provocato, al suo interno, una diversità che prima non esisteva. L'aforisma che tutto il mondo è paese è una manifestazione dello spirito elitario di coloro che viaggiano molto e che amano trovare, in ogni paese, cose sempre diverse. Io, se vado in Cina, voglio trovare cinesi completamente diversi dai messicani che ho trovato in Messico e dai danesi che ho trovato in Danimarca: questo mi accade perché il paese in cui vivo è tutto il mondo. Per questo motivo vado alla ricerca di cose tipiche, caratteristiche. I cosiddetti stanziali, che non hanno molte possibilità di viaggiare, sono sicuramente attirati dall'idea di un ristorante giapponese o di un negozio con articoli esotici che si trovi vicino a casa loro o da forme di vita che prima non c'erano".

La parola ecologia abbraccia molte cose molto diverse...

"Io credo che indubbiamente i vertici dei gruppi del G8 trascinano, in certa misura, schieramenti molto diversi. Ci sono persone effettivamente ragionevoli che dicono sì, la terra non è infinita, l'energia non è infinita: oggi non dobbiamo sprecare energia come se potessimo far conto su una fonte inesauribile ed eterna. Persone che hanno argomenti validi: tutela dell'ambiente, volontà di ottenere il massimo dei benefici senza cadere in miseria, nel deficit economico. Non è auspicabile che il futuro del mondo sia deciso e programmato da e per una minoranza, che è un po' quello che sta avvenendo oggi. Si devono gettare le basi per la costruzione di un mondo futuro ascoltando tante voci e con una visione che abbracci effettivamente tutto il mondo. Ci sono poi persone di un ecologismo fondamentalista, di principio che vorrebbero un ritorno a un passato rurale e pre-tecnologico e si servono di questo pretesto per giustificare azioni violente".

Lei dice che occorre distinguere tra ecologia - che è un concetto lecito ed interessante - e ecolatria che è un po' la trasgressione dell'ecologia

"Quei fondamentalisti includono i baschi dell'Eta, i violenti anarchici, i tedeschi più feroci. Il folklore del mondo. Sono persone incapaci di mettere insieme due idee, sempliciotti che paradossalmente dicono che Bush è molto stupido... Bush non sarà probabilmente un genio, ma loro non sanno assolutamente nulla della vita. La maggior parte di quei giovani non sa assolutamente nulla né di economia né di ecologia, va semplicemente lì a far casino".

E il suo Paese come si sta preparando all'appuntamento di Genova?

"Io credo che la Spagna non sia, in tal senso, il paese più avanzato del mondo, ma si sta evolvendo insieme al resto d'Europa. La maggioranza, tanto del governo come dell'opposizione, è consapevole del fatto che dobbiamo unirci alla barca Europa perché lì sta il nostro futuro. Forse ora ci sono più proteste perché pare che la posizione del presidente Aznar sia più vicina a Bush come quella di Berlusconi e di Blair. Ma io credo che sarebbe opportuno che l'Europa si bilanciasse tra le due posizioni: voglio dire che non può trasformarsi in una pura e semplice appendice delle decisioni che prenderanno gli Stati Uniti, che sono talvolta egemoniche e prepotenti, né avrebbe senso un atteggiamento di contraddittorio sistematico, qualunque cosa dicano gli Stati Uniti noi diremo il contrario! L'Europa dovrebbe assumere un atteggiamento critico nei limiti della ragionevolezza e soprattutto che dia un'idea di compattezza, di Europa unita. Sono preoccupato dal fatto che la voce dell'Europa non abbia le connotazioni di solidità e compattezza che le consentirebbero di confrontarsi validamente con gli Stati Uniti, col Giappone, con l'Ocse".
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