RASSEGNA STAMPA

1 LUGLIO 2001
GIANNI SANTAMARIA
Con Adler la filosofia diventò "per tutti"

"Diversamente dalle opere dei professori di filosofia che scrivono libri e articoli di riviste perché li leggano altri professori, queste opere sono state scritte per essere lette da tutti. Scrivendole ho cercato di evitare ogni gergo tecnico, ogni parola che non sia nel vocabolario del parlare di ogni giorno". Così spiegava la "filosofia" dei suoi scritti, la divulgazione, Mortimer J. Adler, storico del pensiero, amante soprattutto dei classici antichi - uno su tutti Aristotele, ma anche Socrate, Platone, san Tommaso e sant'Agostino - che si è spento ieri nella sua casa di San Mateo (California) all'età di 98 anni.

Uno sforzo quello del docente alla prestigiosa Columbia University di New York, che ha avuto pochi eguali (qui da noi qualcosa di simile ha fatto lo storico della filosofia Nicola Abbagnano, autore di opere monumentali, ma che non disdegnava di scrivere una rubrica come "La saggezza della vita" su un settimanale popolare come "Gente"). Adler ha scritto una cinquantina di libri, alcuni di successo come "Aristotele per tutti", ha lavorato per circa quarant'anni come responsabile della sezione filosofica dell'"Enciclopedia Britannica". E anche come pedagogista aveva ispirato la riforma degli studi negli Stati Uniti. Suo un manifesto sull'educazione chiamato, alla maniera

degli amati classici, progetto Paideia. La sua idea della filosofia per tutti non era banale, ma nutrita dalla consapevolezza che le Grandi Idee debbano far parte del bagaglio del cittadino adulto medio, che deve essere aiutato a capire che le grandi domande che l'umanità si è posta nei secoli sono "everybod's business", affare di tutti. A questo scopo con Max Weissman aveva fondato un "Centro per lo studio delle grandi idee" (su internet www.thegreatideas.org).

Una curiosità da lui rivelata nel 1990 spiega molte cose. I suoi inizi erano stati come giornalista, al "New York Sun". Poi la lettura dell'autobiografia di John Stuart Mill, che a cinque anni leggeva già Platone in greco, lo convinse a comprare le sue opere. "Così mi sono rovinato", commentò scherzosamente.
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