![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 30 GIUGNO 2001 |
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Dalla testa di Nietzsche è balzato fuori il cattolicesimo mistico di Gòmez Dàvila
In un libro scritto per aforismi il filosofo colombiano si oppone al razionalismo
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Nicolas Gòmez Dàvila, "In margine ad un testo implicito" (a cura di Franco Volpi, trad. di Luciano Sessa), Adelphi 2001, 183 pagine, 20.000 lire |
Un libro, per chi creda nell'assistenza del Cattolicesimo, come pensiero, che fa sussultare di gioia. Tanto più che questo libro, scritto con aforismi, da un autore sudamericano di rare pubblicazioni, genera l'impressione di trovarsi di fronte a un Nietzsche cattolico: un uomo che ha di fronte alla modernità il medesimo atteggiamento spirituale di Nietzsche, ma fondato in un Cattolicesimo di solida radice metafisica e mistica. La dottrina non è espressa come sistema di ragionamenti, ma come esperienza di pensieri. Il pensiero creativo è una ispirazione non una costruzione. Proprio in questa scrittura frammentaria sta la radicale antimodernità di Nietzsche e di Gòmez Dàvila. Si tratta infine in ambedue i casi, del pensiero mistico opposto al razionalismo di cui Spinoza è il fondatore ed il modello. E nella mistica e tanto parte l'assenza di Dio come nel pensatore tedesco, quanto la fede profonda nella Chiesa cattolica del pensatore colombiano. Egli sa di trovarsi di fronte ad un mondo cattolico pervaso dal moderno e che quindi porta in sé la piaga della defezione da sé stesso. "Pensando di aprire le braccia al mondo moderno, la Chiesa ha finito con aprirgli le gambe", scrive con durezza. Ma per aggiungere: "Ciò che si pensa contro la Chiesa, se non lo si pensa dentro la Chiesa è privo di interesse".
È la posizione di un cattolico che crede alla metafisica ed alla mistica quando l'esegesi riduce Gesù ad un carpentiere di Nazareth e la teologia si accontenta di ciò che riesca a strappare dalla gola di Heidegger. Infine è pur vero che "la Chiesa contemporanea pratica di preferenza un cattolicesimo elettorale. Preferisce l'entusiasmo delle grandi masse alle convinzioni intellettuali". In Gòmez le affinità nicciane abbondano e questo è dovuto alla natura mistica ed antirazionalistica di ambedue i pensieri: l'uomo è un "problema senza soluzione umana. Il cristianesimo non insegna che il problema ha soluzione, ma che l'invocazione trova risposta. Solo per Dio siamo insostituibili". E, rovesciando "La gaia scienza": "la morte di Dio è una opinione interessante, ma non tocca Dio".
Anche se sa che "nell'oceano della fede si pesca con una rete piena di dubbi"; Gòmez non è un fideista: "il cattolicesimo non risolve tutti i problemi, ma è l'unica dottrina che li propone tutti". La vita mistica è viva e presente, "ogni grido è un semplice rumore se il dolore non lo strappa ad una gola divina". Gòmez sa che la via della tentazione è la via del cattolico: l'anima deve aprirsi all'invasione di ciò che è estraneo perché si mostri non come una fragile costruzione protetta dalla nostra timidezza, ma come la nostra rocca, il nostro granito incorruttibile".
Infine la verità è il frutto di una illuminazione, non di un ragionamento: il ragionamento costruisce sull'illuminazione. Ciò mostra che lo spazio di origine della verità sta oltre la ragione e che la ragione è fedele a sé stessa se sente in se la forza dell'ispirazione. Questa è la grande filosofia greca per Gòmez: "quando smetterà di essere la presenza della Grecia nell'anima cristiana, l'Occidente sarà morto", sono parole che colpiscono se si pensa che tutto il modernismo ed i progressismo cattolici sono una lotta contro l'anima platonica, l'anima che appassiona la "congoja" di Miguel de Unamuno, un autore che Gòmez ricorda.
Straordinaria questa rievocazione del tema delle idee divine operanti nella storia in questo aforisma: "La storia del pensiero non è evoluzione né processo dialettico, ma l'apparire contingente dei frammenti di una struttura in cui ciascuna verità trova la sua collocazione".
Metafisica e mistica si fondono in questa definizione di Dio, così lontano dal mito consolatorio e pauperista: "Dio non è inane compensazione della realtà perduta, ma l'orizzonte che cinge le cime di una realtà conquistata"; in qualche parte del pensiero i pensieri cattolici esistono ancora anche dopo la teologia postconciliare.