![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 24 GIUGNO 2001 |
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Carlo Lottieri analizza i presupposti teorici
dell'individualismo
Ma senza
regole è difficile pensare all'ordine
Una
nuova specie di anarchici è in migrazione dall'America verso l'Europa e in
piccoli gruppi anche verso l'Italia. Si
tratta degli anareocapitalisti, diversi anzi opposti rispetto all'anarchismo
proletario e romantico della tradizione italiana ed europea.
Gli
anarcocapitalisti formano il fianco estremo del movimento libertario che comprende
anche i miniarchici ossia gli assertori dello Stato minimo; la diversità fra le
due tendenze è notevole. Se ne può
avere un riscontro dal modo in cui il libro di Carlo Lottieri su Il pensiero libertario contemporaneo descrive l'itinerario intellettuale di
Robert Nozick, considerato fra il 1974 e il 1989 il maggior teorico,
appunto, dello Stato minimo. In Anarchia,
Stato e Utopia (1974) Nozick aveva fondato l'idea dello Stato ridotto a
guardiano dei diritti individuali legittimamente acquisiti; poi nell'autobiografia
mentale del 1989 (La Vita pensata)
Nozick prese le distanze dalla sua teoria, e nel frattempo aveva girato il
mondo antititesi alla teoria della giustizia di Rawls, e riconobbe i valori
simbolici dell'appartenenza allo Stato dei vincoli solidali che ne conseguono.
Tuttavia la rilevanza di Nozick nella filosofia libertaria rimane centrale; ad
esempio il pensiero di Nozick occupa la maggior parte del lungo capitolo
dedicato ai libertartarians nella
stona della filosofia politica contemporanea di Will Kymlicka. Viceversa secondo Lottieri già in Anarchia, Stato e Utopia Nozick avrebbe tenuto a mezz'asta la bandiera
libertaria, cedendo alla vocazione legalistica della rule of Law e quindi sottostimando la fondazione ontologica del
pensiero libertario descritto e condiviso da Lottieri ha origine nel
proprietarismo di Locke; cerca sostegno nella concezione del mercato come
ordine naturale della scuola austriaca; ma trova il suo punto principale di
forza nel libertarismo radicale di Murray Rothbard in contiguità con alcune
posizioni della nuova destra americana. L'idea di fondo è che le divergenze di
opinioni, costumi e interessi fra gli individui siano tali da vanificare ogni
nozione di bene pubblico, salvo il precetto morale di neminem ledere e quindi il principio di non aggressione; che
peraltro secondo i libertari potrebbe essere garantito senza ricorrere
all'azione coercitiva dello Stato, affidandosi unicamente ad accordi
consensuali fra privati.
Le
stesse funzioni in materia di sicurezza e giustizia considerate da Adam Smith
requisito irrinunciabile della statualità potrebbero essere diversamente
organizzate riconducendo totalmente il sistema giuridico e protettivo a
rapporti di mercato: l'individuo dovrebbe difendersi dalle sopraffazioni dei
suoi simili usando direttamente le armi, o ricorrendo a milizie private, la
soluzione delle liti sarebbe affidata ad agenzie giudiziarie in concorrenza; le
regole di convivenza potrebbero essere contrattate all'interno di comprensori
condominiali alquanto simili ai recinti medievali, verso i quali i libertari
mostrano una curiosa ma non casuale propensione.
Da tutto ciò, una volta eliminato lo Stato come
hobbesiano detentore della forza legittima, deriverebbe secondo i libertari un
"ordine senza violenza" che riesce difficile considerare
autoevidente, in quanto si affida a una concezione francamente oltranzista
delle capacità autoregolative del mercato.
Ridotto lo Stato ad accidente storico ormai
superabile, verrebbe meno a maggior ragione ogni legittimità delle
organizzazioni interstatuali come le agenzie delle Nazioni Unite, e di ogni
istituzione sovranazionale come l'Unione europea. La convivenza fondata su relazioni intersoggettive
esclusivamente volontarie troverebbe la sua cittadinanza nel cyberspazio e la
sua rete di interazione nelle comunicazioni telematiche, di cui i libertari
risultano essere fra i navigatori più attivi.
L'antropologia pessimista di Hobbes considerava l'uomo homini lupus e la vita allo stato di
natura «solitaria, povera, brutale e breve».
L'antropologia (ottimista?) dei libertari ritiene al contrario che
l'ordine naturale esclusivamente fondato sul diritto di proprietà basti a
regolare in modo pattizio una convivenza desiderabile e a definirne le forme
istituzionali. L'opera compiuta in tre
secoli dal liberalismo classico viene quindi smontata alla base in nome di una
"irreducibile alterità" che conduce all'individualismo integrale.
L'individuo hobbesiano rivendica la totale libertà di «disporre come meglio vuole dei propri beni e delle proprie facoltà»; ma l'assunto che ne consegua un ordinamento sociale senza violenza rimane tutto da dimostrare.