RASSEGNA STAMPA

22 GIUGNO 2001
CRISTIANA PULCINELLI
Medicine false per i paesi poveri
Falsi, come le borse che compriamo all'angolo della strada. C'è scritto sopra Fendi, ma in realtà sono fatte con pellaccia, buona per reggere un mesetto. Purtroppo però in questo caso non parliamo di borse, ma di farmaci. E il rischio non è quello di veder cadere occhiali e portafoglio per terra, ma quello di rimetterci la vita.
Lo scandalo dei farmaci falsi viene denunciato con forza dalla rivista scientifica inglese "The Lancet" che, nell'ultimo numero, pubblica due articoli e un editoriale su questo tema. Il primo articolo è firmato da Paul Newton, ricercatore della facoltà di medicina tropicale di Bangkok. Assieme ai suoi colleghi, Newton ha scoperto che le pasticche vendute come "artesunate" (un importante farmaco contro la malaria) nel Sud est asiatico in realtà sono delle bufale. Più di un terzo degli esemplari prelevati in 104 tra negozi, farmacie, organizzazioni non governative e ospedali della Cambogia, del Vietnam, del Laos e della Tailandia occidentale non contenevano la sostanza attiva. Insomma, erano acqua fresca.
Il secondo articolo, firmato da R.B. Taylor, professore all'università di Aberdeen (Scozia) e dai suoi collaboratori, descrive i risultati di una ricerca che si è svolta in Lagos e Nigeria. Gli scienziati hanno esaminato la qualità dei farmaci venduti in farmacia e hanno così scoperto che circa la metà dei 581 esemplari non rispondevano agli standard di produzione, ovvero erano qualitativamente non accettabili. Questo non è senza conseguenze perché porta non solo al fallimento della terapia, com'è ovvio, ma anche allo svilupparsi di organismi resistenti ai farmaci.
Nella storia della medicina, la regolamentazione del mercato dei farmaci è sempre venuta dopo qualche calamità pubblica. Ad esempio negli Stati Uniti il Biologics Control Act del 1902 fu il risultato della morte di dieci bambini in seguito all'assunzione di un'antitossina per la difterite contaminata con il bacillo del tetano. Nel 1938, sempre negli Stati Uniti, venne ratificato il Federal Food Drug and Cosmetics Act dopo che 105 persone erano morte per una medicina contraffatta. Il Medicines Act della Gran Bretagna venne nel 1968, dopo il disastro del Talidomide. Oggi si può affermare che nei paesi industrializzati incappare in farmaci pericolosi è impossibile, a meno che non ci si affidi alle medicine alternative. Non è raro, infatti, che i trattamenti non approvati o non ortodossi, che si basano sulle erbe, contengano corticosteroidi o analgesici. Altro discorso invece vale per i paesi poveri del mondo. Lì, come dimostrano gli studi di Lancet, si può morire perchè la medicina non c'è, ma anche perché è fatta male.
Ciò che è evidente, scrive l'autore del commento di Lancet, è che in questi paesi il controllo sui farmaci non funziona. In alcuni casi la mancanza di un contenuto uniforme nelle varie pillole dimostra che le tecniche di fabbricazione non sono adeguate. In altri casi, laddove manca proprio il principio attivo, o il preparato ne contiene un altro rispetto a ciò che viene segnalato sull'etichetta, si può parlare di vere e proprie frodi.
Da dove vengono questi prodotti? Per lo più sono prodotti locali. Ma è difficile verificare l'autenticità delle etichette. Ad esempio si è visto che le preparazioni che venivano dai paesi industrializzati non differivano da quelle provenienti dai paesi in via di sviluppo. Il che fa pensare - dicono i ricercatori - che anche la confezione viene contraffatta o che c'è un problema nel controllo di qualità dei farmaci provenienti dai paesi ricchi (ovvero che la contraffazione parte dal mondo industrializzato e viene esportata).
Controllare lo stato della diffusione di farmaci contraffatti o sottostandard non è facile. Basti pensare che circa dieci anni fa proprio la Nigeria spese 69 milioni di dollari per cercare di risolvere questo problema. Evidentemente lo sforzo è stato vano: i governi sono inadeguati ad affrontare il problema. Ma si può anche pensare al peggio e cioè che, in alcuni casi, i governi siano corrotti e conniventi.
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