RASSEGNA STAMPA

21 GIUGNO 2001
ANNA MARIA MERLO
Padre e zio, madre e zia
Due bambini, geneticamente fratello e sorella ma non secondo la legge. E scoppia l'incredibile "caso"
Mentre il governo spinge sul pedale del freno e limita la libertà di ricerca sugli embrioni, una storia sorprendente rilancia in Francia il dibattito sulla bioetica. Il 14 maggio scorso è nato a Frejus, nel Var (sud della Francia), un bambino di 3 chili, la cui madre, Jeanine, ha 62 anni. La donna aveva fatto ricorso a un ovulo "in dono" e a una fecondazione artificiale negli Stati Uniti, poiché in Francia la procreazione medicalmente assistita è limitata a coppie legali o di fatto (almeno due anni di convivenza provata), in età di procreare.
Ieri ci sono state nuove rivelazioni sul caso: il padre del bambino sarebbe il fratello della donna, Robert, un uomo di 52 anni rimasto handicappato dopo un tentativo di suicidio. Negli Stati Uniti l'uomo ha fecondato anche un altro ovulo, poi affidato a un utero in affitto. Ora ha portato in Francia la bambina nata da questa seconda inseminazione artificiale. E i due bambini, che sono fratello e sorella dal punto di vista genetico ma non da quello legale (il bambino è figlio solo di Jeanine, la bambina solo di Robert), oggi vivono nella stessa casa, con il padre-zio e la madre-zia, assieme alla madre di Jeanine e Robert, che ha 80 anni. Jeanine si era rivolta al dottor Severino Antinori, che però aveva rifiutato di intervenire. Il dottor Vicken Sahakian, il medico del Pacific Fertility Center di Los Angeles, che ha invece accettato di fare l'intervento, oggi mette le mani avanti: "Avevano lo stesso cognome - spiega - perché avrei dovuto chiedere loro il certificato di matrimonio? Se avessi saputo che erano fratello e sorella non avrei realizzato la fecondazione". Jeanine non sembra essere preoccupata: "Non credevo che questo avrebbe sollevato problemi. Non abbiamo riflettuto molto prima. E' solo un servizio reciproco che ci siamo resi", tra fratello e sorella.
Il genetista Axel Kahn, un'autorità in Francia in materia di bioetica, è indignato soprattutto per l'atteggiamento del medico: "Si tratta di una perturbazione di tutti i rapporti familiari. Ma ci sono tanti medici che hanno fatto ciò. Non lo hanno fatto per il bene del bambino o perché pensassero che fosse una cosa giusta, ma solo perché sono stati profumatamente pagati. La cosa che mi colpisce profondamente è questo tipo di medicina, pronta a soddisfare per soldi qualunque fantasia del cliente".
Mentre scoppia il caso di Jeanine, il governo frena sulla riforma della legge di bioetica del '94. Ieri, in consiglio dei ministri, è stato presentato un testo molto moderato, che scontenta i ricercatori. In particolare, seguendo il parere del Consiglio di stato, il governo Jospin rigetta la legalizzazione dell'impianto di embrioni nel caso della morte del padre. Il governo si trincera dietro una questione di eredità: permettere l'impianto di embrioni fecondati in vitro, post mortem del padre, creerebbe "problemi inestricabili" rispetto alla successione per rispettare l'eguaglianza degli eredi. Altro colpo di freno: la ricerca sugli embrioni congelati, per i quali sia stato abbandonato il "progetto" dei genitori e non abbiano trovato un'altra coppia "adottiva", sarà permesso un solo tipo di ricerca, quella sulle tecniche per arrivare a una coltura di cellule "universali", cioè che possono dare nascita a qualsiasi tipo di tessuti. Resta illegale la clonazione terapeutica e anche la ricerca su tutto ciò che potrebbe rendere più efficaci le tecniche di procreazione medicalmente assistita.
Mentre anche in Germania le leggi di bioetica sono in discussione, in Europa questo tipo di ricerche sono permesse solo in Gran Bretagna. "I tempi di un dibattito pubblico devono essere rispettati", spiega il governo.
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