RASSEGNA STAMPA

19 GIUGNO 2001
editoriale
Isaac Newton, genio per il mondo e tiranno con i colleghi

Due studiosi britannici mettono in luce il "caratteraccio" del celebre scienziato: avrebbe ritardato alcune ricerche per fini personali

In una fredda mattinata d’aprile Newton saliva a fatica la collina di Greenwich. I rumori di Londra erano vicini. Nella grande sala ottagonale dell’Osservatorio, John Flamsteed lo aspettava preoccupato. Il grande Isaac visitava l’astronomo reale, ma non per cortesia. E Margaret, preparando il tè, guardava il marito inquieta per il tono delle parole dell’ospite. Newton impartiva a Flamsteed un ultimatum: pubblicare subito i dati delle sue osservazioni celesti, in particolare quelli riguardanti la Luna. Ne aveva bisogno per scoprire i movimenti esatti dai quali trarre conferma alla sua teoria della gravitazione universale, oltre a servire per la misura della longitudine. E il calcolo si presentava arduo anche per il sommo genio. Flamsteed, però, aveva un piano diverso e prima di rendere pubblico il suo lavoro intendeva completare il censimento celeste su cui era impegnato da trent’anni. La ricognizione comprendeva tremila stelle e doveva rappresentare un balzo rispetto al catalogo di 300 astri di Ticho Brahe; il "nobile danese", come lo chiamava.

Ma ciò a Newton non interessava, pretendeva subito le informazioni e riteneva che l’astronomo gliele nascondesse per impedirgli di conquistare un nuovo successo. Quel giorno d’aprile segnò, dunque, l’inizio di una brutta storia che danneggiò gravemente John Flamsteed e Stephen Gray, primo scopritore dei fenomeni elettrici legati alle comunicazioni, solo perché ne era amico.

"E questo provocò un grave danno alla scienza ritardando di almeno trent’anni importanti risultati" dice David H. Clark del Physical Sciences Research Council britannico, autore di Newton’s Tyranny , un libro teso a dimostrare, appunto, la tirannia e la povertà d’animo del gigante inglese. Un atto coraggioso, perché finora nessuno tra i britannici, ma anche nella comunità scientifica internazionale, aveva osato graffiare così il mito e l’immagine di "Saint Isaac, the king of science".

Newton era un uomo potente, oltre che celebre dopo la pubblicazione dei Principia . Dal 1695 governava la zecca arricchendosi: per ogni sterlina coniata gli spettava una royalty . Da buon amministratore, tuttavia, risollevava le sorti della moneta. Nel 1703 diventava presidente della Royal Society dominando anche il mondo della cultura. Il suo carattere, però, era segnato dalla vendetta coltivata sin da giovanissimo, dopo essere stato abbandonato dalla madre quando aveva solo tre anni. Rifiutava distrazioni di ogni genere e, secondo la leggenda, considerava il cibarsi una perdita di tempo. Della sua sessualità, Voltaire, che da letterato contribuì a diffondere la sua scienza in Europa, scriveva che "Sir Isaac non fu mai sensibile ad alcuna passione, mai soggetto alle comuni debolezze dell’umanità, né ebbe mai affari con donne".

Flamsteed prima rifiutò l’ultimatum di Newton, ma poi dovette cedere per l’intervento del principe Giorgio, consorte della regina Anna. Il censimento celeste subiva quindi ritardi, ma la determinazione di Newton era tale da non essere mitigata nemmeno dalla parallela lotta che egli conduceva con il tedesco Leibnitz per rivendicare la priorità nell’ideazione del calcolo differenziale. E nel frattempo faceva costruire un nuovo osservatorio astronomico al Trinity College di Cambridge per cercare di mettere in ombra Greenwich. Solo con la morte della regina il genio perdeva protezione a Corte e Flamsteed otteneva qualche soddisfazione: gli venivano persino restituite quasi tutte le copie stampate da Newton con le sue osservazioni incomplete; copie che egli bruciava "per la verità dei cieli". Il vero catalogo stellare completo al quale aveva dedicato la vita apparirà solo dopo la sua morte, nel 1719, grazie alla vedova e ad un assistente, rimanendo per un oltre un secolo pilastro dell’astronomia.

L’altra vittima di "Saint Isaac" in quegli anni fu Stephen Gray che nel 1708 iniziava i primi esperimenti sulla trasmissione dell’elettricità su un filo di seta. Ma i risultati inviati alla Royal Society "non venivano mai pubblicati per l’ostruzionismo di Newton che lo sapeva amico di Flamsteed", dice David H. Clark ricostruendo le vicende attraverso lettere e documenti.

Solo dopo la morte del genio nel 1727, Gray riuscì a rendere pubblici i suoi studi e ad avere scambi con altri scienziati. Ciò innescava una serie clamorosa di risultati scoprendo oltre la possibilità di trasportare la "virtù elettrica", la differenza tra materiali conduttori ed isolanti, il fenomeno dell’induzione magnetica e l’immagazzinamento delle cariche elettriche.

Il tutto anticipando di un secolo gli esperimenti di Faraday e diventando il "padre" delle future scoperte del telegrafo e del telefono. La tirannia di Newton contro Flamsteed e Gray

non bastò a distruggere la loro anima di scienziati.
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