| Ambiente, tante parole
ma nessuna scelta | Il riscaldamento globale del clima è di certo fenomeno reale ma permangono incertezze sul ruolo effettivo dell'effetto serra.
La baruffa politica sull'argomento è inevitabile ma confesso che non me la sento di aderire a nessuna delle tesi opposte. La fazione ambientalista ha accettato limiti stringenti all'emissione di gas serra con impegni che l'Italia quasi certamente non potrà mantenere ed esce di scena lavandosi gloriosamente le mani. Se la veda Berlusconi.
Il nostro Cavaliere non ha mai dimostrato di possedere una vocazione ambientale, sogna forse un paese coperto da fabbriche fumose, invaso da fiumi di automobili e in forte espansione economica, costi quel che costi.
La verità, posto che esista, sta forse nel mezzo. Gran parte dell'Europa dipende pesantemente dalle importazioni di idrocarburi e ha tutto l'interesse a ridurre le emissioni di gas serra, esista o no l'effetto. Una nuova fase di instabilità politica nel Medio Oriente potrebbe scatenare una crisi del petrolio simile a quella del 1972.
Una riduzione delle emissioni e dei consumi implica una serie di interventi di varia portata , nessuno dei quali è di per sé risolutivo. Un primo provvedimento è la chiusura delle storiche centrali termoelettriche a carbone, altamente inquinanti , di bassa efficienza e a forte emissione di CO2 e la loro sostituzione con turbine a gas naturale di altissima efficienza e molto pulite.
L'energia idroelettrica non ha grandi prospettive di sviluppo davanti a sé ma vale comunque la pena di sfruttare localmente riserve marginali.
Dovremmo incoraggiare la diffusione della cogenerazione, una tecnica in cui l'energia termica di scarto di diesel o turbine a gas, quella che per intenderci buttiamo via con il radiatore delle automobili, viene utilizzata in lavorazioni industriali o nel teleriscaldamento come già accade in molte città italiane.
Non mi convince invece l'eolico in un paese come l'Italia che, ad eccezione della Sardegna occidentale o delle Puglie, è relativamente povero di venti costanti. Alcuni esperti da me consultati suggeriscono un tetto massimo eolico di 500 megawatt, ben poco incisivo su di un totale di decine di migliaia dei megawatt. Si tenga inoltre conto che un'eccessiva diffusione dell'eolico potrebbe avere un impatto negativo sia sul paesaggio che sulla fauna.
Il fotovoltaico ha tutte le mie simpatie anche se al momento il suo impatto è marginale e non penso possa sostituire a breve termine le altre fonti energetiche. La sua diffusione in Italia è ostacolata dalla regolamentazione Enel e bene ha fatto Beppe Grillo a insorgere con una plateale protesta. Inviterei qualche imprenditore innovatore e geniale a creare una rete di distribuzione indipendente fatta a misura del fotovoltaico.
Non ho obiezioni di principio o teologiche contro il nucleare che presenta oggi condizioni di sicurezza ben superiori a quelle del tragico incidente di Chernobyl. Rimangono tuttavia problemi politici, di costo e di tempo. La proposta di riaprire il nucleare scatenerebbe una chiassata politica di durata incerta e di certo non risolubile a breve termine. Una centrale elettronucleare comporterebbe inoltre investimenti di 1015 miliardi di euro, dell'ordine di una finanziaria e una sola non sarebbe risolutiva, ne occorrono molte. Infine la corsa ad ostacoli politica, la progettazione, la scelta del sito e la costruzione richiedono tempi lunghi che ci porterebbero ben oltre la presente legislatura con un futuro quanto mai nebuloso, sul nucleare abbiamo già buttato via troppi soldi. Tutto sommato ci conviene continuare ad acquistare energia nucleare da paesi limitrofi.
Il traffico automobilistico è giunto ormai al limite del tollerabile, l'Italia ha un patrimonio monumentale e storico incomparabile che sta sprofondando in un mare di fumi, di metallo e di frastuono che aggredisce il cittadino e fa sparire spazi antichi costruiti a misura umana. La congestione del traffico spinge lo spreco di benzina e l'inquinamento alle stelle, occorre restituire i centri storici al pedone. Si prendano misure decisive per incrementare il trasporto pubblico, quelle attuali non bastano.
| Ho presentato uno spettro di possibili provvedimenti che possono alleviare il problema energetico e quelli a esso collegati ma che presi singolarmente non sono di certo risolutivi, ben vengano idee creative. L'elettrosmog ha riempito i giornali di polemiche, promette un orrendo spreco di risorse pubbliche sul nulla di fatto ma il suo possibile impatto sulla salute rimane assolutamente trascurabile rispetto ai problemi sollevati dal fumo e dall'inquinamento atmosferico nelle città. Occorre educare i giovani al problema energetico che sta alla base e condiziona quello ambientale. Vorrei che nei parlamenti entrasse qualche politico che chiacchierasse di meno ma conoscesse bene la termodinamica. | |