RASSEGNA STAMPA

10 GIUGNO 2001
REMO BODEI
La consapevolezza di essere corpi

Dal 14 al 17 giugno si svolgerà a Venezia la terza edizione di Fondamenta, il convegno internazionale ideato e curato da Daniele Del Giudice. "Corpi" è il tema della terza edizione, e affronta in chiavi diverse - scientifiche, storiche, artistiche - il tema della relazione mente-corpo. Nell'articolo qui pubblicato il filosofo Remo Bodei, da poco nominato Grande Ufficiale dal presidente della Repubblica, anticipa i contenuti

Interverranno inoltre, tra gli altri, Henri Atlan, Lila Kari, Jean Luc Nancy, Thomas Beth, Ian McEwan, Claude Geffré, Enzo Bianchi, Alberto Arbasino, Patrizia Cavalli, Patrizia Valduga e Paolo Conte.

Le biotecnologie ci obbligano oggi a riformulare molti dei parametri sui quali si è orientata, da millenni, non solo l'esperienza scientifica, ma anche la vita quotidiana e l'architettura delle fondamentali passioni umane. Con la loro diffusione (anche attraverso tecnologie povere, come i trapianti d'organo o la fecondazione artificiale assistita tramite donatore esterno) si trasforma il senso della corporeità; cambia la rete delle relazioni affettive e di parentela; muta il sistema dei sentimenti che scandiscono i momenti più solenni dell'esistenza: la nascita, la paternità e la maternità, la malattia, la morte. Cambia, in prospettiva, per ciascuno, anche la coscienza della propria identità personale, che viene modificata dall'idea di essere "figli di una provetta", dalla pratica, appena inaugurata, di essere bambini su ordinazione, design babies - procreati allo scopo di risultare esenti da determinate malattie genetiche; dagli xenotrapianti (che consentono, ad esempio, di ricevere il cuore di un maiale); dall'inserimento nel corpo di numerose apparecchiatura bioniche più sofisticate, ad esempio, degli attuali pace-makers.

Assieme alla coscienza di essere un corpo, piuttosto che di avere un corpo, viene alterata la configurazione dell'immaginario, in quanto condizionato dai precedenti limiti biologici e mentali e dal complementare desiderio di eluderli. Quanto appariva imposto dalle dure leggi della natura o dall'imperscrutabile volontà divina diventa potenzialmente oggetto di scelta, "antidestino". Tra le conseguenze: la materia vivente diventa per la prima volta trasportabile da un corpo all'altro; i vincoli naturali, di sangue, s'indeboliscono (ai legami "ascrittivi" si stanno, infatti, lentamente affiancando i legami "elettivi": già il 2 per cento dei bambini nasce in Francia grazie alla fecondazione artificiale assistita tramite donatore esterno); la vita, così com'è normalmente intesa, perde in parte il suo carattere completamente autopoietico, d'incessante mantenimento e riproduzione attraverso meccanismi autoregolantesi; diverse malattie ereditarie possono scomparire; i confini fra le specie e, addirittura, tra le funzioni dell'organico e dell'inorganico perdono la nettezza che mostravano in precedenza, consentendo la formazione d'ampie zone grigie. Dinanzi all'aprirsi di questo ventaglio di possibilità, si è presi da vertigine - anche nel senso positivo dell'euforia portata dai "giochi di vertigine", come l'altalena, di cui parla Roger Caillois - e, nello stesso tempo, da disorientamento.

Le biotecnologie hanno infatti appena iniziato a erogare i loro effetti, difficilmente prevedibili nel lungo periodo. Incidendo sulla vita vegetale e animale degli individui e delle specie, creando migliaia d'organismi geneticamente modificati, ristrutturando là grana dei sentimenti d'appartenenza e d'identità, si apriranno certo nuovi scenari. Ma paure e speranze sono ancora indeterminate, da tarare, e ogni trionfalismo, così come ogni catastrofismo, sono fuori luogo. E' pertanto sbagliato attendersi, dopo l'avvenuta mappatura del genoma, risultati immediati nella cura delle quasi tremila malattie genetiche esistenti, dato che il Dna costituisce soltanto l'1 per cento della cellula e del restante 99 per cento sappiamo ancora troppo poco. Allo stesso modo, sono ancora ignoti molti dei meccanismi che la "natura" ha impiegato in miliardi di anni per rendere, tra loro compatibili le sostanze che producono e conservano gli organismi. Questo non significa, tuttavia, che non si debba intervenire sui processi spontanei, per non offendere una presunta sacralità della natura.
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