![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 9 GIUGNO 2001 |
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Dalla mistica
di Teilhard de Chardin al pensiero «verde»
Ursula King, “Cristo in tutte le cose”, Edizioni
Messaggero Padova, Pagine 256. Lire 30.000
E' molto strano che in tempi in cui si parla molto di
ecologia non si sia mai sentito l'esigenza
di rivalutare la
figura del gesuita Pierre Teilhard de Chardin, il «cristiano fedele alla
terra»
che, forse in
anticipo sui tempi, propose una visione del mondo che si armonizzava
perfettamente con i
principi del cristianesimo. Si parlò molto di Teilhard de Chardin negli
anni Sessanta,
quando le sue idee erano considerate poco ortodosse e chi ha memoria di
quei tempi ricorderà
la superficiale accusa di "panteismo" con la quale veniva definita la
sua visione del
mondo.
Pochi mesi dopo la
sua scomparsa, e quando ancora non erano state pubblicate tutte le
sue opere,
l'Università cattolica francese di Montreal in Canada aveva organizzato un
pubblico incontro
sul padre gesuita. Presentato come una «inchiesta obiettiva» sugli aspetti
teologici e
scientifici del pensiero di Teilhard, l'incontro in realtà era stato preparato
con lo
scopo di mettere in
guardia la gente dal suo pensiero, tant'è che in quell'occasione un non
ben definito padre
domenicano lanciò questo severo ammonimento: «Le sue parole
sontuose sono una
trappola. State attenti a non cadervi».
E probabilmente a
causa di questo ostracismo, il pensiero di Teilhard stentò a diffondersi,
ma chi lo avvicinò
leggendo in originale i suoi testi fondamentali (Le Phénomène Humain
e Le Milieu Divin) o
qualche studio all'avanguardia comprese subito che ci si trovava di
fronte a un
personaggio straordinario che in un certo senso portava avanti un discorso che
armonizzava scienza
e fede. E in tempi in cui la scienza cominciava ad affermarsi il
messaggio fu
veramente straordinario.
Teilhard de Chardin,
però, nonostante le sue attenzioni verso la natura, fu anche un
profondo mistico e
questo saggio di Ursula King dà la misura della sua spiritualità,
«profondamente
radicata in una visione sacramentale del mondo» e alimentata «con la
devozione e la
pratica eucaristica». Il suo inoltre non fu un misticismo fine a se stesso e
chiuso nell'universo
della contemplazione, ma un misticismo che non perdeva mai i contatti
con la Terra.
Secondo Teilhard
tutto l'universo era «incendiato» dall'amore di Dio e quando l'uomo, con
l'aiuto di Dio, avrà
catturato le energie dell'amore, potrà dire di avere scoperto per la
seconda volta il
fuoco. E a questo proposito sono molto interessanti le pagine dedicate al
simbolismo del
fuoco, che per il gesuita «significava soprattutto il calore e lo splendore
dell'amore e della
luce, l'energia per fondere e trasformare ogni cosa».
Centrale, nella
visione di Teilhard, è il concetto del «Cristo cosmico», al quale rivolge
questa significativa
preghiera: «Ormai, o Signore, ogni materia è fatta carne, mediante la
tua Incarnazione».
L'incarnazione di Cristo, dunque, è estesa alle dimensioni del cosmo e
si raggiunge Dio
attraverso l'universo nel suo processo di sviluppo e di divenire.
Le pagine di questo
saggio aiutano a ricomporre la personalità di un grande pensatore
cristiano che ancora
oggi sembra avere molto da dire. Alcuni aspetti della sua spiritualità,
infatti, richiamano
il confronto con gli «altri» e coi «diversi», secondo una visione
veramente ecumenica del messaggio cristiano.