RASSEGNA STAMPA

1 GIUGNO 2001
FRANCA D'AMICO SINATTI
ALEXIS DE TOCQUEVILLE E LA MAGGIORANZA CONTRO LA TIRANNIA

Anche in altre occasioni abbiamo tenuto sott'occhio le riflessioni di Alexis de Tocqueville. In queste giornate in cui il termine "maggioranza" circola con assidua frequenza una rilettura ci rende sereni: "Io considero - così si esprime il pensiero politico attorno all'America del XIX secolo - empia e detestabile questa massima: che in materia di governo la maggioranza di un popolo ha diritto di far tutto; tuttavia pongo nella volontà della maggioranza l'origine di tutti i poteri. Sono forse in contraddizione con me stesso?".

Il dubbio del de Tocqueville viene sciolto ripercorrendo il senso della nascita di una maggioranza: "La maggioranza è come una giuria incaricata di rappresentare tutta la società e applicare la giustizia che è la società". E' molto significativo il richiamo costante al rapporto fra attività di governo con un principio generale di giustizia: "Esiste una legge generale che è stata fatta, o perlomeno adottata, non solo dalla maggioranza di questo o di quel periodo, ma dalla maggioranza di tutti gli uomini. Questa legge è la giustizia". E l'appello a considerare "un potere sociale superiore", che è poi il potere sovrano del popolo. Il richiamo a questo principio fondamentale di ogni forma di governo si apre nella forma democratica a "qualche ostacolo che possa... dare il tempo per moderare" il potere della maggioranza. L'ostacolo o opposizione è quindi strumento di "moderazione", ha uno scopo sociale pari a quello della stessa maggioranza, in sintesi deve specchiarsi anch'esso in quello spirito di giustizia che sovrasta e "governa" tutta la società. L'opposizione è quindi un momento costruttivo della democrazia, perché elimina ogni rischio di tirannide, ma proprio per questa funzione deve affiancare la maggioranza in una forma di garanzia, non di ostilità. Lo strapotere della maggioranza è sempre pericoloso, ma altrettanto è il non armonizzare elementi omogenei: "Quando una società giunge ad avere veramente un governo misto, vale a dire esattamente diviso fra principi contrari, essa entra in rivoluzione o si dissolve".

Il de Tocqueville non ci ha lasciato nessuna indicazione sull'eventualità che sia l'opposizione a essere rappresentativa di una congerie di principi contrari e se, così mista, possa svolgere questo ruolo di garanzia della democrazia. E' certamente un tema su cui riflettere, soprattutto quando una società sta percorrendo una via di mutamenti molto significativi che si propongono in tempi rapidi. Saggezza imporrebbe che le preoccupazioni espresse da de Tocqueville fossero presenti per raggiungere quell'equilibrio così sintetizzato per un buon governo: "Un corpo legislativo composto in modo tale che esso rappresenti la maggioranza senza essere necessariamente schiavo delle sue passioni; un potere esecutivo che abbia una forza propria e un potere giudiziario, indipendente dagli altri due poteri; avrete allora un governo democratico, ma non vi sarà più pericolo di tirannide".

(I1 passi citati sono tratti da Alexis de Tocqueville, La democrazia in America, a c. di G. Candeloro, Rizzoli).
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Filosofia (e) politica